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Politica

Miccichè: "Senza Musumeci un candidato di Forza Italia"

"Nei Comuni ottimi numeri, Fdi non ha fatto boom, disastro Lega e il governato esce indebolito"

Di Mario Barresi

Sembra  in forma smagliante. Dopo aver detto che «stamattina non mi hanno svegliato con un caffè, ma con un calice di champagne, perché abbiamo preso dieci sindaci su quaranta in Sicilia».
Ladies and gentlemen, Gianfranco Miccichè.

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Presidente, com’era lo champagne?
«Ottimo. Come il risultato di Forza Italia. Siamo robustamente in doppia cifra. In Sicilia abbiamo un  partito sano e moderato, forte e vincente».
Non col “famolo strano” che le piace tanto: bocciate le scappatelle fuori dal tetto coniugale di centrodestra.
«È vero. Non funzionano. E io non insisto più, sono intellettualmente onesto. Abbiamo fatto degli esperimenti: è andata male. basta così».
E così si resta in un centrodestra sconfitto dall’asse Pd-M5S.
«Ma sconfitto dove? A Caltagirone dove le liste hanno preso più del 50 per cento? Se Pd e M5S si eccitano per così poco, beati loro. Alle Regionali i numeri sono chiari, il centrodestra unito stravince».
I numeri delle Amministrative, per il centrodestra, dicono ben altro.
«Sono elezioni diverse, ma è vero. Poi se uno vuole fare delle belle analisi false, faccia pure. Fratelli d’Italia non ha avuto il boom annunciato: tranne qualche eccezione i dati sono bassi, pari a un terzo dei risultati in Italia. Per la Lega è stato un disastro. Ma, se fossi in loro, mi preoccuperei più del fatto che hanno presentato il simbolo in pochissimi comuni, più che dei voti presi. Oltre a Forza Italia, con una media del 12 per cento, il vero vincitore è Cuffaro. Con la nuova Dc ha fatto un risultato inaspettato, dove s’è presentato. Lui sì che le liste le sa fare. Direi alla coalizione che escluderlo dal tavolo del centrodestra è una grandissima minchiata. Ma per fortuna c’è tempo per riparare».
Glissa volutamente su Musumeci...
«No, non glisso. Ci stavo arrivando. Musumeci da queste elezioni esce sicuramente indebolito. A Caltagirone per lui è stato un suicidio, anche per colpa di alcuni errori di valutazione di altri. Altrove la sua lista fa risultati sicuramente non all’altezza di un movimento del presidente della Regione. Tanto più che lui ha fatto campagna elettorale, è andato a fare i comizi. Io, da presidente dell’Ars, non sono salito su un solo palco».
In questo quadro, dice lei, brillano i risultati di Forza Italia. Tali da rivendicare la candidatura a presidente della  Regione?
«Sulle Regionali dico due cose. La prima è che noi abbiamo una classe dirigente di qualità tale da non accettare imposizioni  romane di Lega e Fratelli d’Italia. La seconda cosa è che un candidato naturale c’è: Musumeci. E non è semplice decidere che non lo sia. Anche se lui sta lavorando per portarci a questa scelta. Se mi chiede perché non glielo so dire, certe volte la sua spocchia nei confronti dei partiti mi sembra frutto di un istinto suicida. Diciamo che oggi è comunque lui il candidato. Se non dovesse esserlo, Forza Italia avrebbe l’autorevolezza per rivendicarlo».
E potrebbe essere lei?
«Io dico solo che qualsiasi candidato di Forza Italia dovrebbe passare prima dalla mia rinuncia...».
Una lezione di queste Amministrative è che vince chi scende in campo prima. Qual è la dead line del centrodestra per le Regionali?
«Prima c’è Palermo, dove è giusto fare abbastanza velocemente. Per la Regione c’è più tempo. Un anno non è poco, fra gli alleati non vedo l’intenzione di correre. Voglio sperare che Musumeci sfrutti quest’anno per fare le cose talmente bene da essere ricandidato senza problemi».
Ma ci sarebbe una campagna elettorale da impostare. Un conto è puntare sull’uscente e  sui risultati del governo,  ben altro è una nuova candidatura, da  costruire in parziale discontinuità e   lasciando mani libere.
«Lei è un cacacaz... Ma ha ragione. Vedremo, senza fasciarci la testa».
Twitter: @MarioBarresi

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