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Politica

Musumeci-Meloni, «un asse di ferro»: il racconto dell'incontro segreto a Roma

Il governatore offre alla leader FdI una «lista comune alle Regionali» anti-Lega. Lei prende tempo ma in Sicilia il partito dice no

Di Mario Barresi

Ebbene sì, l’incontro c’è stato davvero. Nello Musumeci in visita di cortesia nella casa romana di Giorgia Meloni, lo scorso 26 agosto. Unico testimone oculare: Francesco Lollobrigida, cognato della leader di Fratelli d’Italia e capogruppo alla Camera.

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Un passaggio diplomatico accuratamente preparato, con i buoni uffici del presidente meloniano del Copasir, Adolfo Urso, ma anche con la garbata intercessione dell’assessore regionale Manlio Messina. Un appuntamento «per chiarirsi», innanzitutto, provando a riannodare i fili di un black out politico dovuto anche «alle spigolature caratteriali dei due».

Ma il governatore ne ha approfittato per mettere sul piatto un’offerta all’aspirante leader nazionale del centrodestra: «Cara Giorgia, le prossime Regionali in Sicilia saranno l’ultimo test di rilievo prima delle Politiche del 2023. E se, come mi auguro, il centrodestra vuole vincerle con te che superi Salvini, fare un bel risultato in Sicilia un paio di mesi prima del voto nazionale avrebbe per te un effetto-trascinamento importante per il tuo partito». Questa, parola più parola meno, la premessa di Musumeci prima di spiegare la strategia: una «forte alleanza» per l’Ars, nel 2022, in cui i “pezzi pregiati” di DiventeràBellissima, a partire dai deputati regionali in carica, correrebbero col simbolo di Fratelli d’Italia, in parallelo a un’altra lista, magari quella “del presidente”.

Il governatore, secondo le ricostruzioni delle fonti consultate da La Sicilia, non avrebbe chiesto a Meloni un esplicito sostegno alla sua ricandidatura. «Io, da uscente che ha fatto rivincere la coalizione, ho detto di voler continuare il lavoro del mio governo, a meno che gli alleati non mi dicano che ci sono seri motivi affinché non debba continuare», è il suadente ragionamento.

Ma l’idea di una lista unica con il meglio di FdI e DiventeràBellissima è una chiarissima scelta di campo di Musumeci, che - per un mix fra ignavia e disinteresse - ha già fatto decantare e poi fallire la proposta di federazione che Matteo Salvini in persona gli aveva rivolto. Eppure il presidente della Regione ha un “precedente” imbarazzante anche con l’alleata che adesso corteggia: nel 2019, alla vigilia delle Europee, bocciò  il progetto, caldeggiato da Raffaele Stancanelli, allora coordinatore del movimento, di un’alleanza elettorale che preludesse a un accordo politico organico. E Meloni questo non l’ha dimenticato.

Non a caso, infatti, una parte del vertice romano è stata dedicata a un chiarimento sulle ragioni di quel rifiuto, motivato anche dalla fatwa musumeciana rivolta a un «partito che non supererà il 3-5 per cento». Adesso che FdI veleggia oltre il 20%, con la leader il governatore s’è dovuto giustificare: «Era la fotografia dei dati di quel momento, non una previsione sul futuro. Ma poi tu - è la lusinga col pizzetto - sei stata bravissima, con coerenza e caparbietà, a riunire la destra italiana in una casa comune».

Ed è in questa «casa» che Lessie-Nello vorrebbe tornare. Non più calpestando il tappeto rosso (o magari: nero) che gli sarebbe stato srotolato due anni fa, ma comunque dalla porta principale. Tanto più che, dentro il suo movimento, la maggioranza dei dirigenti spinge per una destinazione definita «naturale». E anche Ruggero Razza, giovane Cupido  del flirt con la Lega, adesso sarebbe «sparato a palla» sulla vecchia-nuova frontiera meloniana.

Ma lei che ne pensa? Meloni, rivela chi ha avuto notizie di primissima mano sull’incontro, avrebbe «preso tempo». Senza chiudere la porta a Musumeci, più volte in passato definito «un ingrato» per la freddezza seguita a una vittoria elettorale di cui lei rivendica la matrice. «Se non avesse rotto il fronte Berlusconi-Salvini appoggiando Nello - ricostruiscono i suoi - il candidato del centrodestra sarebbe stato Armao e oggi la Sicilia sarebbe governata dai cinquestelle».

Nessuna risposta affermativa, per ora, ma un interessato «ne dobbiamo continuare a parlare». Sì, perché nel derby all’ultimo sangue con Salvini, la leader di FdI non è insensibile all’ipotesi di rafforzare il partito in Sicilia. «Se la Lega si prende Sammartino, perché noi non dovremmo accogliere un galantuomo che governa una delle più importanti Regioni d’Italia?», è la domanda retorica di chi spinge per l’accordo. Del “dossier Musumeci”, comunque, Meloni ne aveva parlato con Salvini, poco prima dell’incontro col governatore. «Ti interessa rieleggerlo?», avrebbe chiesto al Capitano, ricevendo una risposta negativa. La tentazione di arruolare il governatore in FdI (e di spingere per ricandidarlo) c’è tutta, confessano fonti romane. «Ma Giorgia non  si fida di Nello», è l’altra rivelazione che gira fra i fedelissimi.

Il patto di ferro proposto  dal governatore, però, provoca già sonori mal di pancia fra i meloniani di Sicilia. Esplosi lunedì sera nel vertice dei dirigenti regionali e provinciali del partito. «No alla fusione, gli uomini di Musumeci nelle nostre liste non li vogliamo», è il verdetto pressoché unanime, condizionato da timori per gli orticelli personali dell’Ars, ma anche dall’orgogliosa consapevolezza che FdI «non è un autobus su cui salire all’ultimo per prendersi qualche seggio».

A onor del vero non s’è esplicitamente discusso del sostegno al secondo mandato del governatore, ma anche su questo tema le posizioni, soprattutto del gruppo di Sala d’Ercole, sono alquanto  gelide. Di tutt’altro stampo, invece, l’intervento dell’assessore Messina: ricordando che «siamo al governo, dentro una maggioranza, e non possiamo remare contro», ha additato Raffaele Stancanelli fra i «carbonari che fanno incontri segreti». Il riferimento all’eurodeputato (assente lunedì) come cospiratore anti-Musumeci è chiaro, anche senza che Messina aggiunga nulla sull’ipotesi, di cui del resto si vocifera da mesi, che sia proprio l’ex sindaco di Catania il nome alternativo da contrapporre al bis del presidente uscente. E c’è voluta tutta la diplomazia di Salvo Pogliese, coordinatore per la Sicilia orientale, per uscire dalla discussione accesa e imbarazzante: «Noi per Nello siamo stati prima determinanti e poi leali, qualsiasi scelta si fa a fine legislatura, tenendo conto che l’unità del centrodestra è una priorità».

Insomma, se ne riparla. Non nella seduta di giunta di ieri, in cui il presidente «non ha affrontato argomenti politici». Né, tanto meno, quello dell’azzeramento della giunta. Musumeci aspetta. La risposta di Meloni, soprattutto. Ma anche il logoramento degli alleati-nemici. A proposito: oggi Nino Minardo, segretario regionale della Lega e altro nome caldo per Palazzo d’Orléans, rivedrà Salvini dopo la pausa estiva. Chissà che ne pensa il Capitano della fantasmagorica trattativa Giorgia-Nello? 

Twitter: @MarioBarresi  

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