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Politica

Musumeci e lo scontro con la Lega: «Ma tanto io mi ricandido lo stesso»

Il presidente aveva evocato anche l'ipotesi di azzerare la Giunta, poi ci ripensa in attesa dell'endorsement per un altro mandato a Palazzo d'Orleans di Fratelli d'Italia

Di Mario Barresi

La strategia, martedì sera, sembra definitiva. «Dobbiamo dare un segnale forte», smozzica Nello Musumeci nel vertice con i suoi due gruppi dell’Ars. Ad ascoltarlo, in religioso silenzio, oltre a Ruggero Razza, i deputati di DiventeràBellissima e di Attiva Sicilia, gli ex grillini folgorati sulla via di Militello. Il governatore parla apertamente dei «colpi bassi» di alcuni alleati e ripete il ritornello degli ultimi giorni, con ancora più enfasi: «Se questi si sono messi in testa che io sto fermo a farmi logorare, allora si sbagliano di grosso». Le tossine dello scontro con Matteo Salvini non ancora smaltite, ma Musumeci si dice anche «al centro di un fuoco incrociato» riferendosi alle esternazioni di alcuni big siciliani del centrodestra.

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E allora viene partorito il primo piano. Che consta nel ritiro delle deleghe all’assessore leghista Alberto Samonà (Beni culturali). Ma c’è l’ipotesi di fare lo stesso con Toto Cordaro (Territorio e ambiente), in giunta uno dei più devoti al presidente, per «dare un segnale» anche al leader di Cantiere Popolare Saverio Romano. «Così non sembra che è solo una questine fra noi e la Lega», ragiona una delle menti più raffinate del Pizzo Magico. Il redde rationem di Musumeci, fino a ieri mattina, prevede pure l’opzione “Ground Zero”: asfaltare tutta la giunta, in programma alle 15 (non in Presidenza, ma nella sala di Palazzo dei Normanni riservata al governo) , presentandosi all’Ars con 12 scalpi da mostrare ai disertori del centrodestra, che negli ultimi giorni hanno fatto mancare più volte il numero legale. Gira un ordine del giorno informale. «Ma tanto oggi non votiamo nulla, perché il presidente ci deve dire delle cose importanti», è la voce che circola fra gli assessori, alcuni dei quali atterriti.

Ma poi non se fa nulla. Alle 15,15 comincia la seduta - «in un clima di grande serenità», precisa qualcuno dei presenti - e la giunta Musumeci vota a raffica le delibere previste. Soltanto due passaggi, nel discorsetto iniziale fuori verbale. Il primo sembra un segnale distensivo: «Da questo momento non c’è bisogno di chiedermi cose per conto dei vostri partiti. Sarà mia cura parlare con i leader e anche con i deputati, se serve». Il secondo, invece, è di tutt’altro tenore. Alquanto minaccioso: «E comunque dite a chi di dovere che, anche se qualcuno non vorrà sostenermi, io mi candido lo stesso e mi passo lo sfizio di farvi perdere». Per poi partecipare in massa, con gli assessori-deputati, ai lavori di dell’Ars. Dove, come per magia stavolta i numeri ci sono. E tutto, al netto della grana leghista sugli Asu, fila liscio come non succedeva da tempo.

 Cos’è successo nel frattempo? Nulla che chiuda lo scontro nella maggioranza. Né che possa far tramontare la minaccia di azzerare la giunta. Eppure ci sono alcune novità, tutte in progress, che portano il governatore a tirare il freno sulla crisi di governo. La prima, sussurrano fonti vicine a lui, sono le buone nuove dal fronte di FdI sulle prossime Regionali: lista unica con Db e via libera di Giorgia Meloni (che sabato sarà a Vittoria per un comizio) al bis di Musumeci. «L’accordo è sempre più vicino». Circola persino una data: 22 novembre. E il governatore, nel discorso all’Ars, parla già da meloniano doc quando incalza «le forze politiche che sostengono il governo nazionale», dalle quali sembra prendere le distanze, sul sostegno alla causa degli Asu». Sul tavolo c’è anche un piano B: una versione 2.0 del movimento che il governatore vorrebbe «più radicato sui territori e ispirato allo spirito iniziale». Con l’idea di tenersi le mani libere per un asse con gli Autonomisti (ieri Razza ne ha parlato con Roberto Di Mauro) sempre più insofferenti nel matrimonio d’interessi con la Lega.

In mezzo ci sono almeno altri due passaggi. Il primo è il faccia a faccia che il governatore avrà con Nino Minardo nei prossimi giorni, mentre Francesco Storace fa il pontiere col Capitano. Il secondo è la news centrista: Roberto Lagalla passa nell’Udc e lancia la sua corsa a sindaco di Palermo, nello scenario di un accordo nazionale stretto da Lorenzo Casa proprio con Salvini. «E ora vediamo questi che vogliono fare», mastica amaro Musumeci. Sapendo che con i nuovi equilibri (l’Udc con quattro deputati ha tre assessori, Lagalla compreso; la Lega con sette all’Ars un solo uomo in giunta) è bene riflettere, prima di mettersi i muratori in sala giunta. 
Twitter: @MarioBarresi

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