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Politica

Musumeci incontrerà Salvini: ecco cosa c'è dietro il disgelo

Il presidente siciliano, in attesa di Meloni sull’alleanza, gode della faida Lega-FdI (esplosa a Catania: ultimatum di Pogliese sugli assessori) e del “sisma”
nei nuovi equilibri di potere salviniani

Di Mario Barresi

E se in fondo il bis di Nello Musumeci fosse - per un centrodestra rissoso e indebolito dalle urne -  la soluzione più pacifica e meno rischiosa? Così, mentre il governatore  democristaneggia a Saint Vincent,  la sua ricandidatura   torna di moda. Merito del basso profilo tenuto negli ultimi tempi da Musumeci, che non parla più dell’argomento? Forse, ma solo in minima parte. Pesano soprattutto altri due fattori. Il primo, evidente, è la faida fra Fratelli d’Italia e Lega, che si trascinerà fino alle Politiche. Il secondo, più sommerso, è il derby interno al partito di Matteo  Salvini in Sicilia. E che c’entra Musumeci con tutto questo? Proviamo a spiegarlo. Il leader di DiventeràBellissima, di recente, ha proposto a Giorgia Meloni liste uniche con FdI per l’Ars. Un accordo che, oltre al sostegno alla ricandidatura, potrebbe portare all’ingresso del governatore nel partito di Meloni. Che  sta riflettendo: smentite le voci di un incontro fra i due in questi giorni. Fonti del partito confermano che «Giorgia deciderà dopo aver consultato i dirigenti siciliani a breve». E c’è più di un “patriota”certo che la leader sia ben disposta.  

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Dall’altro lato il blitz palermitano di Salvini. Che, dopo aver rivendicato il candidato governatore e lodato le virtù di Nino Minardo, a margine del processo Open Arms è sembrato più prudente. «Musumeci ha la nostra stima e fiducia, in quest’ultimo anno bisognerà dare il massimo. Porteremo al tavolo del centrodestra la nostra idea. Con Musumeci parleremo a tempo debito». Ecco, il «tempo debito» è la prossima settimana, giovedì o venerdì, in un incontro a Roma organizzato da Minardo. Ufficialmente per discutere di Pnrr e priorità siciliane. Ma  sarà soprattutto l’occasione del disgelo fra i due, dopo l’ultimatum di Musumeci alla Lega («dentro o fuori la giunta») a seguito proprio dell’endorsement del Capitano per il deputato di Modica. Sembra una mossa inspiegabile. Ma ha un suo senso. Che, oltre alla necessità di non “bruciare” il segretario siciliano, risponde anche ai nuovi equilibri di potere dopo la campagna acquisti siciliana. Salvini, nel vertice di venerdì (assenza, giustificata ma pesante, proprio di Minardo), avrebbe tradito un certo fastidio per alcuni temi ascoltati: i contrasti palermitani fra Vincenzo Figuccia e Marianna Caronia, le rivendicazioni agrigentine di Carmelo Pullara, le richieste di «liste di posti di sottogoverno disponibili». E ora vorrebbe gestire tutte le elezioni siciliane con una linea unica, con pochi e fidati interlocutori. Da qui l’incontro, via Minardo, con Musumeci (ritenuto «incompatibile» con la strategia confidata da Luca Sammartino negli ultimi incontri), con il dialogo sulla nomina dei commissari camerali e  l’ipotesi di riapertura di nuovi-vecchi discorsi.

Il governatore in mezzo a un “triangolo” con Meloni e Salvini? No, sarebbe esagerato. Ma Musumeci (che alla fine potrebbe pure non schierarsi) gode degli effetti collaterali dello scontro FdI-Lega. Uno dei quali scoppia a Catania. Il sindaco meloniano Salvo Pogliese ha chiesto al Carroccio di rinunciare a uno dei due assessori, fin ora confermati nonostante l’1,7% alle Comunali. Fra Fabio Cantarella e Alessandro Porto (già in giunta prima, ma con l’Udc), ci sarebbe quest’ultimo da sacrificare. Pogliese deve però rispondere alla controproposta del segretario regionale leghista: aspettare fino a febbraio, quando Porto si dimetterebbe per candidarsi all’Ars. Un compromesso «fattibile», anche secondo qualcuno di FdI. Con uno scopo in comune fra Pogliese e Minardo: arginare la cavalcata di Sammartino, tutt’ora all’opposizione con il suo gruppo civico ex renziano, verso Palazzo degli Elefanti, con la potente candidatura della senatrice Valeria Sudano.
Twitter: @MarioBarresi    

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