Notizie locali
Pubblicità

Politica

Nel Centrodestra il vertice della discordia con dibattito interno in FdI

Miccichè convoca i leader siciliani per mercoledì per decidere dopo il «passo di lato» di Musumeci. Ma Minardo frena: «Altre priorità».

Di Mario Barresi

La premessa è chiara: non sarà ancora la settimana decisiva. Ma «quella della chiarezza», bisbigliano nel centrodestra siciliano. C’è un appuntamento cerchiato in rosso nel calendario: mercoledì, nel primo pomeriggio, a Palermo. Per un vertice dei leader regionali con all’ordine del giorno la presa d’atto della disponibilità a un «passo di lato» di Nello Musumeci sulla ricandidatura. «Partiremo da lì, ma bisogna subito andare oltre. Con il centrosinistra in campagna elettorale per le primarie e Cateno De Luca che impazza - ragiona un esponente di peso della coalizione - già in questo primo incontro dovremo mettere sul tavolo le soluzioni alternative». Magari non ancora il nome del nuovo candidato, che comunque «va espresso al più presto» e poi subito notificato ai leader nazionali, anche per dimostrare che i vertici regionali del centrodestra «sanno trovare la quadra da soli, com’è stato per Lagalla a Palermo».

Pubblicità

In molti, soprattutto fra i No-Nello, hanno risposto positivamente all’invito informale lanciato da Gianfranco Miccichè in un giro informale di telefonate fra sabato e ieri. Il viceré berlusconiano di Sicilia ha avuto modo di spiegare agli alleati (alcuni perplessi dall’uscita di venerdì in cui tracciava l’identitik di una candidata «di Forza Italia, donna e palermitana») il senso delle sue parole. Che, in fondo, sono meno improvvisate di quanto potrebbe apparire a primo impatto. «Io dovevo lanciare un sasso nello stagno, dovevo sparigliare dopo le minchiate che aveva detto Nello il giorno prima». E così, grazie anche ai (lunghi) consulti diplomatici di altri alleati in trincea contro il bis del governatore uscente, Miccichè ha potuto chiarire che «non ho voluto sbattere i pugni sul tavolo per rivendicare una nostra candidatura, ma dire che adesso, con Musumeci che s’è messo fuori da solo, bisogna azzerare tutto e decidere assieme su chi puntare».

Queste, dunque, le premesse del vertice. Sul quale però arriva il gelo di uno degli invitati potenzialmente più interessati: Nino Minardo. «Occorre passare dal centrodestra della rissa al centrodestra della proposta. Per ora parliamo solo di Sicilia e di siciliani…», si limita a dire a La Sicilia. Ma dalla Lega trapela una certa freddezza. Sulla legittimità del ruolo di “convocatore” e sull’ordine del giorno del vertice, ma anche sulla data. Il segretario regionale mercoledì è a Roma per gli impegni di parlamentare, proprio nei giorni in cui ci sarà l’incontro fra Matteo Salvini e Raffaele Lombardo per  il punto sulle strategie per le Regionali. E la frenata di Minardo, convinto che «si debba parlare della necessità di un cambio di passo», ma «poco interessato al toto-nomi», fa il paio con le recenti prese di distanza dell’Mpa, critico sulle esternazioni di Miccichè.

Eppure, anche dentro la Lega siciliana, c’è chi resta convinto che non ci sia tempo da perdere. Soprattutto se si vuole recuperare in extremis un rapporto con De Luca. Che però sembra aver rotto il freno a mano. Oggi presenterà a Palermo «nome e simbolo» di un «nuovo partito autonomista» in tandem con l’ex grillino Dino Giarrusso, «dopo la stipula di un patto notarile che comprende anche un accordo per le elezioni regionali di novembre». Ma qualcuno, nel fronte No-Nello, è ancora convinto che “Scateno”, con l’uscita di scena di Musumeci, potrebbe avere l’interesse a incassare il migliore risultato nel più breve tempo possibile non correndo da solo, per poi avere cinque anni di tempo per preparare la scalata a Palazzo d’Orléans. Una strategia, benché tutta da dimostrare, che passa attraverso un nome: Raffaele Stancanelli. L’unico, secondo molte fonti di centrodestra, in grado di convincere De Luca al ticket. «Con Raffaele io il caffè continuo a prenderlo spesso volentieri. L’ho apprezzato da sindaco e lo apprezzo da politico che ha saputo mantenere trasversalmente dei rapporti cordiali», commenta il leader di Sicilia Vera a margine del comizio-festa per Danilo Lo Giudice, sindaco rieletto a Santa Teresa di Riva. Ma “Scateno” precisa: «Il problema non è Stancanelli, che non so se desidera candidarsi a governatore superando il primo ostacolo dentro FdI. Il problema è legato ai pupari che governano la Sicilia da trent’anni. Un’operazione con Stancanelli, per cui ho il massimo rispetto, richiederebbe un repulisti complessivo dimostrando di non essere un pupo».

Ma il nome dell’eurodeputato continua a essere al centro dell’attenzione. Anche nel suo partito, dove cresce la parte silenziosa che guarda con interesse all’ex sindaco di Catania. Sarà solo un caso, ma agli “Stati generali del Turismo etneo”, organizzati da FdI a Trecastagni sabato 2 luglio, nel programma ufficiale non c’è traccia di Musumeci. E a chiudere la kermesse sotto il Vulcano, traboccante di interventi di  big meloniani, sarà proprio Stancanelli.
(Ha collaborato Francesco Triolo)

Pubblicità
COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA