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Palermo, Cuffaro vince la sfida: la Dc torna in Consiglio dopo trent'anni

Di Redazione

Dopo quasi trent'anni dallo scioglimento della Democrazia cristiana travolta da Tangentopoli, la Dc torna nel Consiglio comunale di Palermo, dove ebbe inizio la «Primavera» di Leoluca Orlando, che sfidò la corrente andreottiana all’epoca in mano a Salvo Lima.

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Totò Cuffaro riesce nell’impresa di riportare il simbolo della Dc dentro a Palazzo delle Aquile, lo fa nonostante le tante polemiche per il suo sostegno a Roberto Lagalla, da condannato per favoreggiamento alla mafia e interdetto dai pubblici uffici: la sua lista Dc Nuova supera la soglia di sbarramento del 5%. Non solo.

Vince la sfida con i cugini centristi dell’Udc e di Noi con l’Italia di Romano e Lupi, entrambe le liste sotto soglia quando sono state scrutinate un terzo delle sezioni (quasi 200 su 600) Forza Italia si attesta come primo partito a Palermo, con circa il 12%: supera gli alleati di Fratelli d’Italia, che naviga tra il 10 e l’11%. Non sfonda Prima l’Italia: l’operazione, sperimentata proprio a Palermo da Matteo Salvini, non fa breccia tra gli elettori con la lista che balla attorno al 5% e rischia di non eleggere nemmeno un consigliere. Bene la lista 'Lavoriamo per Palermò che fa riferimento a Lagalla, tra il 9 e il 10%.

Nel centrosinistra con lo sconfitto Franco Miceli sotto di 20 punti rispetto a Lagalla, il Pd veleggia sull'11% mentre il M5s è attorno al 7%, la metà dei voti delle precedenti comunali; la lista di Franco Miceli (Progetto Palermo) è tra il 5 e il 6%; rimarrebbe fuori da sala delle Lapidi Sinistra civica ed ecologista, sotto il 4%. Buon risultato per la lista di Azione e + Europa, sopra l’8%: il candidato sindaco Fabrizio Ferrandelli quasi il doppio, col 15%.

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