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Palermo, Lega e Forza Italia tentano un'intesa su Cascio, ma Scoma, Lentini e Lagalla non mollano

Oggi il vertice a Roma con Salvini e Licia Ronzulli. Assente Fdi che ha schierato Carolina Varchi

Di Redazione

Appuntamento, domani, a Roma. Con Matteo Salvini e Licia Ronzulli ci saranno sicuramente Gianfranco Miccichè (Fi), Nino Minardo (Prima l’Italia-Lega), Raffaele Lombardo (Mna-autonomisti), ma anche l’Udc farà parte del tavolo. Assente Fratelli d’Italia. Al vaglio il «dossier Palermo», la quinta città d’Italia, al voto il 12 giugno. Obiettivo: trovare la sintesi. Al momento ogni partito della coalizione ha il proprio candidato già in campo con tanto di manifesti e liste in progress: Francesco Scoma per Prima l’Italia-Lega, Roberto Lagalla per l’Udc e Totò Lentini per Mna; in standby Francesco Cascio di Forza Italia, che attende segnali perché è pronto a candidarsi purché sia designato dalla coalizione, «no a candidatura di bandiera».

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Anche FdI ha già schierato il suo: Carolina Varchi. Non proprio un vertice di centrodestra, dunque, quello di domani. L’assenza di FdI è legata al secondo 'dossier», quello delle regionali. Perché il fronte che si ritroverà a Roma, in buona parte (i distinguo non mancano in ogni partito), è quello che finora ha fatto capire di non gradire il Musumeci bis (si vota a novembre di quest’anno), operazione invece sostenuta da FdI, la cui alleanza col movimento del governatore appare salda.

I rumors indicano in Cascio il nome attorno al quale il conclave di domani proverà a ragionare per trovare una sintesi. Ma nulla si dà per scontato, la strada rimane impervia, perché il via libera a Cascio, storico esponente di Fi, comporterebbe il ritiro dei tre candidati già in campo. E non è cosa semplice, questione di impegni già presi dai candidati e di rapporti interni ai partiti.

«Non ho intenzione di ripensarci, la mia candidatura potrà essere messa in discussione solo dal mio leader Matteo Salvini o dal mio segretario regionale Nino Minardo: la campagna elettorale è già avanti, non temo di confrontarmi con Francesco Cascio, nè con Roberto Lagalla», avverte Scoma. Che aggiunge: «Per il lancio del nuovo simbolo e per l’assoluta incertezza sulla presidenza della Regione siciliana anche chi non fa politica capisce che è certamente più utile puntare sulla città di Palermo, il resto sono chiacchiere e promesse inutili che lasciano il tempo che trovano».

Proprio per concentrarsi sulla campagna elettorale, qualche giorno fa Roberto Lagalla si è dimesso dal governo Musumeci, consegnando la sua delega all’Istruzione nelle mani di Nello Musumeci, e avviando le interlocuzioni per la formazione delle liste; il suo profilo tra l’altro non dispiacerebbe ad alcuni esponenti locali del centrodestra che anzi ne avrebbero caldeggiato l’appoggio, tant'è che c'è chi fa sapere che il nome dell’ex Rettore rimane sul tavolo: un sorta di alternativa dell’ultimo minuto.

Anche fermare Lentini appare complicato: da giorni l’autonomista gira i quartieri di Palermo, i suoi manifesti sono sparsi in città e oggi ha inaugurato il comitato politico, mentre per il 14 aprile ha programmato l’apertura ufficiale della campagna elettorale. Se Salvini e Ronzulli domani troveranno la sintesi, il candidato prescelto proverà a coinvolgere nel progetto FdI nell’estremo tentativo di evitare la rottura definitiva con Giorgia Meloni e ricompattare la coalizione. Su tutto aleggia il «dossier regionali». 
 

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