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Politica

Per Miccichè il candidato deve essere di Fi e donna: gelo del Mpa

 La Russa parla di «Fuoco amico ingeneroso». De Luca: «Tutti a casa»

Di Redazione

«Musumeci dice di essere pronto a fare un passo di lato se il suo nome dovesse risultare divisivo? Ha ancora dubbi? Sta facendo “sciarriare” (litigare ndr) tutta la Regione. Ha fatto moltissimi errori e continua a fare la vittima. Altro che “fuoco amico”: è stato il primo nemico di se stesso». Gianfranco Miccichè ha resistito 24 ore e ieri è arrivato lo sfogo con Adnkronos sulla conferenza stampa in cui il governatore ha annunciato di essere pronto a ritirare la sua ricandidatura a ottobre se il suo nome dovesse risultare «divisivo»  per il centrodestra.

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«A che cosa si riferisce? Di cosa parla? Lo dicesse chiaramente quali sono le palle che non si possono toccare. Vorrei proprio capire queste palle avvelenate quali sono». E poi un altro spunto sulle dichiarazioni di Musumeci: «Deve parlare chiaro, senza metafore. A cosa si riferiva quando ha parlato di verità che pregiudicherebbe la vittoria del centrodestra?», si chiede il presidente dell’Ars. Infine  l’affondo sulla candidatura: «Forza Italia ha dimostrato ancora una volta che da 30 anni siamo il primo partito e non abbiamo mai avuto il presidente della Regione, io ho sempre preferito l’unità pur di andare avanti e vincere. Ma ora c'è un sentimento diffuso palermitano che chiede in maniera ferma la candidatura di Palermo perché non l’ha mai avuto. Ora tocca a noi». Potrebbe essere lui stesso? «No, lo escludo. Deve essere di Fi, palermitano. E donna. E io, a occhio, ho le prime due caratteristiche ma non la terza». L’identikit, per chi ha sentito Miccichè in queste ore, corrisponde a Patrizia Monterosso più che a Barbara Cittadini.  Con una postilla: «Poi ci si siede attorno a un tavolo e se si capisce che c'è un candidato più bravo di quello che propongo io, noi siamo sempre disponibili al confronto». Può essere Raffaele Stancanelli?  «Dire fin da adesso che il nome del candidato unitario spetti a Fratelli d’Italia, stona, fatico a comprenderlo».

La reazione più attesa, quella di Ignazio La Russa, non tarda ad arrivare: «Ho letto le  esternazioni di Micciché che arricchiscono la mia personale collezione delle sue stravaganti dichiarazioni che passano dall’elogio sperticato a Musumeci, di tempi non così lontani, al suo opposto, con auto candidatura a presidente della Regione, passando per un endorsment tacito a un esponente catanese di FdI e poi finire con l’arroccamento “palermitana, donna di Forza Italia”. Il tutto, condito non dall’esame di cosa serve ai siciliani, bensì da un “dotto” esame sul carattere, la psicologia, le simpatie-antipatie di Musumeci». Poi il senatore di FdI affonda: «Micciché con cui riesco a continuare ad avere un rapporto amichevole, sono certo che si inalbererebbe se qualcuno, magari professionalmente più adeguato, volesse esaminare  la sua psiche per trarne conseguenze politiche. E farebbe bene a dolersene». E infine l’unico passaggio politico:  «Il centrodestra siciliano non merita quello che Musumeci chiama “fuoco amico”. Siamo ancora in tempo». 

Anche Cateno De Luca risponde, da par suo, a Miccichè: «Ha bruciato anche Stancanelli e sta andando avanti col suo vero disegno: la Monterosso presidente della Regione. La banda bassotti si sta scannando, è una faida. E ora? «Miccichè - aggiunge il leader di Sicilia Vera, candidato governatore - ha cambiato strategia non vuole fare più il presidente dell’Ars, ma l'assessore ai Beni culturali.Il quadro è: Musumeci fuori, la Monterosso presidente e se io entro in questo gioco mi fanno fare il presidente dell’Ars oppure il vicepresidente della Regione. Questo è lo scacchiere su cui mi hanno invitato a fare una riunione domani (oggi per chi legge, ndr». E attacca: «Miccichè tu che sei stato il padrone del centrodestra ora ci hai stancato con questo teatrino squallido. Ve ne dovete andare tutti a casa. Gianfranco è 30 anni che condizioni questa terra, tu Lombardo, Cuffaro ma ve ne volete andare a fan.. una buona volta». Nel silenzio imbarazzato di tutti i partiti della coalizione, gli unici a rompere il ghiaccio sono gli Autonomisti di Raffaele Lombardo. «Mentre il centro-sinistra è alle prese con le primarie, nel centro-destra fioriscono nomi di candidati e candidate. Il Mpa non ha avanzato candidature, né posto veti, tanto più nei confronti di Nello Musumeci», afferma l’Mpa in una nota. «Prima di fantasticare sui nomi, è opportuno prospettare risposte alle emergenze che la guerra in Ucraina rende drammatiche»., la considerazione prima dell’ultimo affondo: «Il governo regionale intensifichi un confronto collaborativo, che sarà di lunga durata, col governo di Roma e insieme si individuino risorse e riforme. Allora si dovrà convergere, in Sicilia, su una personalità autorevole e capace... anche di diradare la cortina fumogena che ben noti soggetti, degni del peggiore avanspettacolo, vanno alzando per confondere i cittadini e per nascondere la loro inanità». 

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