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Piermaria, l'ultimo predestinato della “Capuana dinasty” tra santini e santoni

«II più giovane assessore d’Italia» sulle orme del padre e lontano dalle ombre del nonno

Di Mario Barresi

Sui suoi profili social campeggia il record: «Sono l’assessore più giovane d’Italia». Seguono link di articoli in cui si copincolla il comunicato stampa firmato da se stesso. Piermaria Capuana, 18 anni, entra nella giunta di San Giovanni La Punta, «salutato da centinaia di giovani che si sono raccolti nella piazza antistante il Municipio», una «vera carica adrenalinica supportata da applausi, cori  e auguri», come tiene a far sapere. Una bella notizia, nella gerontocrazia siciliana. Il  neo-assessore spiega la nomina come «riconoscimento dell’impegno profuso nell’arco della mia adolescenza». Matricola a Scienze politiche, Capuana è il presidente uscente della Consulta studentesca etnea, già «rappresentante d’Istituto più votato nella storia della provincia di Catania con 952 preferenze».

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Un talento in erba, Piermaria. Fra lo stupore generale e qualche mal di pancia fra i consiglieri di maggioranza, irrompe nella squadra del sindaco Nino Bellia «in quota Onda», la storica lista civica che fa capo a Mario Brancato, avvocato di grido, già fedelissimo di Raffaele Lombardo, ora segretario provinciale dell’Udc.  

Un predestinato, Piermaria.  Anche nel dna. Il  padre, Daniele Capuana, è stato a sua volta un golden boy della politica. Vicepresidente del consiglio di Catania a 22 anni nel 1997, rieletto nel 2000 con la lista Dini, tre anni dopo assessore provinciale allo Sport (in quota Nuova Sicilia di Mimmo Rotella), lasciando il seggio consiliare al fratello Salvo. Capuana sfiorò due volte l’ingresso all’Ars: con il Mpa (2006) e col Pd (2012), che mollò con rancore dopo la mancata elezione a  sindaco di Motta S. Anastasia nel 2014.

Capuana, dipendente Sac in causa per mobbing, riappare sulle cronache a inizio anno per una doppia consulenza: una dal sindaco metropolitano Salvo Pogliese (2.700 euro lordi al mese per sport, cultura e turismo) e una dall’assessore regionale Marco Falcone (600 euro una tantum, più rimborso spese, per curare i rapporti con le società aeroportuali). Il legame più solido ora è proprio con Falcone, con cui Capuana è stato avvistato in frenetiche riunioni per tirare la volata a Claudio Giulio, successore designato (ma sconfitto) del figlio Piermaria alla Consulta.

 

 

Ma sarebbe  sbagliato caricare sul giovane il peso del padre. Così come attribuirgli le colpe del nonno: Piero Capuana, 77 anni, a processo per violenza sessuale. È il “santone” della comunità di Lavinia, ad Aci Bonaccorsi, accusato di abusi su ragazzine fra i 13 e i 15 anni, talvolta con la complicità delle madri-adepte.

L’inchiesta non sfiora nessun altro familiare di Capuana. Coinvolto invece, per favoreggiamento, l’ex assessore Rotella, pigmalione di Daniele. Dal dibattimento in corso a Catania emerge che la comunità religiosa era un serbatoio di voti. «Sì, sì. L’attività politica era un aspetto devo dire importante di questa comunità. Loro lo chiamavano apostolato politico...», afferma in aula un testimone. Il quale, oltre a confermare il peso di Rotella e la circostanza che lì «si faceva campagna elettorale», rivela  che per la corsa a sindaco del figlio del “santone” ci furono «degli imbrogli», poiché si «cercò di far deviare una parte di voti da Catania a Motta, trasferendo numerose residenze in un brevissimo periodo».


E ora in campo c’è Piermaria. Non c’entra con quei santini&santoni: era un bambino. Elenca i «valori che più rappresentano il mio stile di fare politica», ovvero «spirito d’intraprendenza, attivismo, passione e onestà». A 18 anni ha il diritto di crederci, di giocarsi la sua partita.  Soltanto una preghiera: non fatelo bruciare.

Twitter: @MarioBarresi
 

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