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Politica

Pnrr, alla Regione arrivano i rinforzi: trecento “esperti” per gestire i fondi

Si sblocca l’impasse con l'obiettivo di semplificare e velocizzare le procedure 

Di Giuseppe Bianca

La Regione si prepara a mettere in campo nuove risorse per 43 milioni di euro dei fondi Poc da utilizzare per reclutare in Sicilia 300 ulteriori unità di tecnici ed esperti da destinare al supporto alle amministrazioni e agli enti locali per la gestione delle risorse del Pnrr. Una scelta che serve per dare corso alla norma approvata in Finanziaria l'anno scorso e che contribuirà a potenziare la partita degli investimenti nei territori dopo lo stallo, le incertezze e la perplessità che hanno caratterizzato le ultime settimane su questo argomento. 

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A superare un primo livello di incertezza, la scorsa settimana è stato l’attacco a tre punte, l’incontro cioè tra gli assessori forzisti della giunta Musumeci,  Marco Falcone, e Marco Zambuto, col responsabile della spesa comunitaria Federico Lasco. Occorre infatti un primo passaggio preliminare finalizzato allo scambio di fonti finanziarie tra i fondi strutturali e il Poc, il programma complementare a quello principale da cui attingere. Una sostituzione di risorse tra gli assessorati alle Infrastrutture, guidato da Marco Falcone e quello della Funzione pubblica, in cui Marco Zambuto sta accelerando per ottimizzare questo specifico aspetto della vicenda. La mancata autorizzazione dell’utilizzo diretto dei fondi Fsc (fondi strutturali) ha poi di fatto reso inevitabile questo secondo tipo di approccio. 

Prova dunque a fare dunque la Sicilia che non ha il tempo di procedere per tentativi e deve metterci la faccia senza starci troppo a pensare. Proprio mentre si comincia a parlare di somme della programmazione 2021-2027 da potere anticipare, il tipo di operazione a cui stanno lavorando i due assessorati sotto la regia di Piazza Sturzo punta a calibrare una soluzione dai tempi certi per assicurarsi una consistente quota supplementare di risorse umane in grado di sviluppare un efficace potenziamento della capacità amministrativa degli enti locali. Ma che tipo di impatto potranno esercitare i nuovi lavoratori da assumere? Dalla semplificazione alla velocizzazione delle procedure all’implementazione dei progetti previsti nel Pnrr. Nella categoria generale degli strumenti che trovano sempre più spazio fanno capolino un maggior numero di Conferenze di servizio, la gestione di iter procedurali attraverso sportelli unici e il ricorso all’assistenza tecnica.

Soddisfatto l’assessore agrigentino Marco Zambuto: «Oltre all’aspetto del potenziamento e della rigenerazione amministrativa non va dimenticata l’importanza del bando a cui potranno attingere gli enti locali. Sono contento anche perché in  questo caso abbiamo saputo fare squadra e proprio quando tutto andava fatto con velocità e senza perdere tempo».

Il nuovo avviso pubblico che servirà al reclutamento supplementare di quasi 300 figure ricalcherà lo schema di quello che ha portato già  alla prima selezione voluta dal governo centrale. I primi 83 esperti selezionati dalla Regione sono stati posizionati a supporto dei dipartimenti regionali, ma anche delle Città metropolitane per ridurre i tempi, smaltire i flussi ed evitare quell’effetto “collo di bottiglia” in cui le pratiche si rallentano e si bloccano. Sono 35 gli esperti assegnati complessivamente ai dipartimenti di Viale Campania, tra Rifiuti, Ambiente ed Energia, 27 per il pool del Genio Civile, 6 ai Beni culturali e 4 alla Cabina di regia della Funzione pubblica. Non mancheranno però tra le altre risorse già contrattualizzate quelle da mettere a disposizione degli enti locali. 

Ieri pomeriggio lo stesso  Zambuto ha incontrato Anci Sicilia e amministratori locali per mettere a punto una prima stesura delle dotazioni tecniche da assegnare. La prossima settimana, dopo l’approccio interlocutorio della riunione di ieri, si dovrebbe passare a una fase più operativa. Se, come si dicono certi dalla Funzione pubblica, l’operazione andrà in porto verrà assicurata una significativa scorta di personale da destinare all’esame e allo smaltimento del lavoro sul piano straordinario di interventi. Rimangono però tutti al loro posto gli interrogativi su una burocrazia regionale da ridisegnare. L’elefante di qualche anno fa infatti rischia di somigliare sempre più  a uno scheletro imponente ma vuoto, stanco e da rimotivare. 

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