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Ponte sullo Stretto, Musumeci: «Inutile ripresentare il progetto. Fanno finta di non capire»

Il presidente della Regione siciliana si pronuncia sulla politica del Governo Draghi in merito all'importante opera che ancora non vede la luce

Di Redazione

«La decisione di ripresentare il progetto del Ponte sullo Stretto è una perdita di tempo, non c'è dubbio. Il Governo ha capito che la migliore strategia per eludere il problema è quella di perdere tempo». Lo ha affermato il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, durante la presentazione del libro «La sfida dei due mari» di Remo Calzona all’università di Messina.

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«C''è un evidente stato confusionale all’interno del Governo nazionale - ha aggiunto Musumeci - al di là della serietà e della buona volontà del ministro Giovannini. Temo che le pressioni e i condizionamenti politici di alcuni settori del Parlamento sul Governo sul ponte abbiano prodotto significativi risultati: decidere di non decidere. Se si continua a far finta di non capire che in Sicilia il Ponte sullo Stretto o il collegamento stabile tra le due sponde, è il presupposto per dare un ruolo di centralità della Sicilia oggi come negli ultimi 70 anni, resteremo la periferia del Continente». «Credo che dobbiamo sottrarre il tema alla polemica politica - ha concluso Musumeci - e, soprattutto, all’approccio ideologico. Se il governo Draghi ha un’idea seria e concreta di quello che vuole fare del Sud nella proiezione mediterranea non può non partire dalla infrastruttura del ponte sullo Stretto. Temo tuttavia che a Roma e a Bruxelles la proiezione verso Sud dell’Europa non sia in tema prioritario nell’agenda della politica». 

Il presidente della Regione si è poi soffermato sulle risorse messe a disposizione dal Pnrr: «In Sicilia arriveranno circa 20 miliardi, occorre necessariamente prorogare la scadenza dal 2026 al 2028. Al tempo stesso sarebbe bene che il Governo nazionale dotasse gli enti locali della necessaria consulenze tecnico amministrative altrimenti potremmo veder passare davanti a noi fiumi di risorse finanziarie senza mai poterne cogliere l'utilità perché i nostri enti locali non hanno più strutture tecniche capaci di poter redigere progetti». 

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