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Politica

Il Ponte sullo Stretto e l'ultima esclusione dal Pnrr: un senso non ce l'ha

Prestigiacomo (FI): «Comportamento schizofrenico del governo, che dall'altro lato si è impegnato a trovare i fondi»

Di Michele Guccione

Ancora una battuta d’arresto per il Ponte sullo Stretto: un emendamento al dl “Recovery”, a firma della deputata di FI Stefania Prestigiacomo, lo inseriva nella lista delle opere da realizzare nel “Pnrr” con procedure semplificate e accelerate, ma la proposta - come abbiamo riportato ieri - non ha passato le forche caudine delle commissioni Affari costituzionali e Ambiente della Camera. 

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«Questo Ponte non s’ha da fare...». Parafrasando il manzoniano don Abbondio, il mantra che l’ideologia di sinistra va ripetendo in tutte le occasioni, continua dunque a bloccare un’opera che, a detta della Commissione Ue, è diventata fondamentale per lo sviluppo dei trasporti e della logistica dell’intera Europa. L’ultimo atto politico a farne le spese è stata, appunto, la proposta di modifica di Prestigiacomo, firmata anche dalle colleghe siciliane Giusi Bartolozzi e Matilde Siracusano e da molti parlamentari della Lega e di FdI.

La proposta di modifica al dl “Recovery” era in coerenza e continuità con l’ordine del giorno approvato nei giorni scorsi e condiviso dall’Esecutivo, che impegna il governo Draghi a ricercare i fondi per finanziare l’opera non prevista nel “Pnrr”. Si limitava a prevedere che le norme di semplificazione modello “Ponte Morandi” inserite nel Dl “Recovery” si estendessero anche al Ponte. In poche parole, anche se il Ponte non è inserito nelle opere finanziate dal “Pnrr”, avrebbe potuto avvalersi di procedure semplificate quando, un giorno, sarà progettato. 

«Non c’era nulla di trascendentale in questo emendamento, ma solo una proposta di buon senso e di coerenza con l’impegno preso dal governo di finanziare l’opera», spiega Stefania Prestigiacomo. E invece nella notte fra lunedì e ieri le votazioni sugli emendamenti sono state frettolosamente chiuse, senza neanche prendere in considerazione l’emendamento Prestigiacomo, che era assente per lutto. Addirittura il governo non ha neanche fornito il proprio parere, che è obbligatorio. Pare che ci sia, però, un motivo, secondo quanto si apprende da indiscrezioni: le semplificazioni inserite nel decreto legge riguarderebbero solo opere già inserite nel “Pnrr”. Inoltre, ci sarebbe l’impegno a che, per tutte le altre opere importanti non previste dal Piano, ci possa essere a seguire un dl “Semplificazioni bis”. Sarà vero? Il Ponte sarà inserito lì? Lo vedremo alla verifica dei fatti.

In atto si commenta un atteggiamento «schizofrenico del governo - dice Prestigiacomo - da un lato assume l’impegno di finanziare il Ponte sullo Stretto di Messina, dall’altro lato si rifiuta di dare un parere sulla proposta di realizzarlo con procedure semplificate, non ha detto cosa ne pensa».

E a ricordarci che «il Ponte non s’ha da fare...» ci pensano gli attivisti di Goletta Verde che oggi alle 16 daranno vita a un flash mob a Capo Peloro, presso la spiaggia libera a lato del Lido Horcynus Orca. Un flash mob combinato, via terra e via mare, con i volontari del territorio, per dire no alla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina. «Parti politiche a favore della realizzazione dell’opera in nome di un fantomatico miglioramento dei collegamenti tra l’Isola e il resto del Paese, studi di fattibilità e consulenze tecniche, tante risorse impiegate senza ottenere risultati utili. Un dejavu - si legge in una nota degli ambientalisti - , un copione già visto, sempre condito da tante bugie, anche per i precedenti governi, che ha sempre portato ad un nulla di fatto. La costruzione del Ponte sullo Stretto di Messina, nonostante gli scarsi risultati sino ad oggi, in maniera ciclica ritorna tra gli argomenti discussi dai governi di turno, ora l’occasione è l’arrivo dei fondi europei da destinare al “Recovery Plan” italiano». 

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