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Politica

"Primarie a rischio “muffa”. Domani i "No-Nello" lanciano Stancanelli

Campo progressista e centrodestra: ora cosa cambia. Il voto anticipato scatena già l’effetto-domino su date, liste e ambizioni

Di Mario Barresi

Le primarie come una Supernova. Una stella che esplode, si spappola. E muore. Ma in Sicilia, a decine di milioni di anni luce dal buco nero romano, il fronte progressista col naso all’insù continua a vedere ancora fulgida e viva la luce di un’alleanza che s’è già spenta.
Romantico. Ammirevole, per certi versi. Ma tremendamente surreale. 

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Hanno ancora un senso le presidenziali allestite da Pd e M5S per scegliere il candidato presidente della Regione?  Nel «giorno di follia» descritto da Enrico Letta, che accomuna Giuseppe Conte alle «scelte gravi, sbagliate» di Lega e Forza Italia, nell’Isola del campo largo sembra quasi non sia successo alcunché. «Certo la crisi al livello nazionale non ci voleva. A Roma può succedere di tutto», ammette il segretario regionale del Pd, Anthony Barbagallo. Che poi, rilanciando la candidatura di Caterina Chinnici, giura: «Ma in Sicilia proseguiamo il percorso, avviato da lungo tempo, con la coalizione progressista». Proprio nel momento in cui Nuccio Di Paola, nella sua Gela, sta celebrando «una festa per le registrazioni alle primarie», ma senza la festeggiata. Barbara Floridia, infatti, è costretta a casa perché contagiata dal Covid: niente confronto ieri, salta anche quello conclusivo fra i tre contendenti previsto oggi a Catania. «Le presidenziali vanno avanti», si affrettano a precisare dal M5S per smentire effetti del crac di Palazzo Madama sul voto di sabato prossimo. E il coordinatore regionale rincara la dose: «Siamo già a quota 33mila iscritti, raggiungeremo forse i 40mila. E io a tutti questi siciliani che credono nell’alleanza progressista, e ai tantissimi altri ancora disposti a votare chi avrà vinto il 23, cosa dico? Che abbiamo scherzato?», si chiede Di Paola. Non si esprime Claudio Fava, l’unico estraneo alle tensioni nazionali fra Pd e M5S, ma paradossalmente quello che rischia di essere schiacciato (e delegittimato, in caso di vittoria) dal sentore di muffa che aleggia sulle primarie siciliane.


I giallorossi di Sicilia sono «uniti e compatti - scandisce Barbagallo - con un unico denominatore comune: scalzare il governo di centrodestra rappresentato da Musumeci», Anche perché Pd e M5S sono consapevoli della reciproca debolezza in caso di corsa solitaria dovuta alla rottura dell’alleanza siciliana, vanno dunque avanti.  Più per convenienza che per convinzione. Ma come potrebbero spiegare ai loro elettori, con il voto anticipato alle Politiche e  coincidente con le Regionali, due schemi politici diversi nella stessa campagna elettorale?


Questo non è certo un problema per il centrodestra. Che dal trambusto della crisi più pazza del mondo esce più coeso. Il moto anti-governista di Matteo Salvini contagia anche Silvio Berlusconi, l’asse Lega-Forza Italia si rafforza riavvicinandosi a Giorgia Meloni, oppositrice da sempre, che adesso ha ancor di più l’interesse a tenere unita una coalizione che potrebbe portarla a Palazzo Chigi. Cosa significa tutto ciò per le scelte sulle Regionali? In condizioni normali il centrodestra dovrebbe serrare le fila e prendere la decisione meno complicata: ricandidare Nello Musumeci. Ma gli alleati siciliani continuano a ostentare un secco no. E adesso, con i leader nazionali in tutt’altre faccende affaccendati, si ripropone il piano dell’ampio fronte dei No-Nello: uscire allo scoperto con il «nome alternativo di sintesi». Ci sono le condizioni, ragiona qualcuno, perché «la Meloni non ha più l’interesse di misurarsi su Musumeci visto che si voterà in contemporanea». La nomination (di Raffaele Stancanelli?) potrebbe essere all’ordine del giorno di un vertice dei dirigenti regionali ipotizzato per domani a Palermo. Con il via libera di Salvini, superata qualche divergenza sulla linea nel partito, garante anche per Forza Italia per una decisione che «spetta a voi siciliani». Ma dal Pizzo Magico musumeciano continua a trapelare ottimismo: «Se il centrodestra vuole vincere non si può permettere colpi di testa». Anche in considerazione di un’impronta meno regionale e più politica che avrebbe il potenziale effetto di ridurre l’impatto, comunque sempre forte, di Cateno De Luca. 
Lo scenario di voto anticipato crea in Sicilia un effetto-domino fra date, liste e ambizioni in  prospettiva di un’unica campagna elettorale. E  la suggestione di un election day a inizio ottobre. Ma su questo il pallino è nelle mani di Musumeci. Ricandidato o no.
Twitter: @MarioBarresi

 

 

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