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Politica

Primarie, allarme sul flop iscritti

Finora 6mila registrati, lontano il quorum politico (100mila elettori) di Pd e M5S. Ecco perché è ferma la macchina del voto strutturato.

Di Mario Barresi

L’allarme è già scattato. Sottotraccia, per  «non creare panico fra i nostri».  Ebbene, le cosiddette «presidenziali del campo progressista», volgarmente conosciute come primarie di centrosinistra, non riescono a decollare. Circa seimila, fino a ieri sera, gli iscritti su SkyVote per la scelta del candidato governatore giallorosso in programma il 23 luglio. E, si badi bene, il numero di elettori finali (sia online sia nei 32 gazebo previsti in tutta l’Isola) non può prescindere da chi si accredita nella piattaforma, passaggio obbligatorio anche per votare ai banchetti.

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A parlare sono i dati. Dal 23 giugno a ieri, infatti, una media di circa 500 registrazioni al giorno. Se questo trend si fosse mantenuto fino alla mezzanotte del 21 luglio (scadenza per iscriversi), il numero dei potenziali elettori non supererebbe di poco i 15mila siciliani, sedicenni e fuori sede compresi. Con cifre sconfortanti (che La Sicilia ha avuto modo di leggere, in un report aggiornato a ieri mattina) nelle singole città. Finora 839 registrati a Palermo; appena 211 a Catania e 175 a Messina, con gli altri capoluoghi, tranne Siracusa (110),  sotto quota cento:  94 a Ragusa, 68 a Caltanissetta, 44 ad Agrigento come a Enna e Trapani.


Ora, è chiaro che il quadro risente delle fibrillazioni che hanno ritardato la scelta dei candidati, ma bisogna valutare che, se la grillina Barbara Floridia è di fatto in campo da venerdì scorso, Caterina Chinnici è stata lanciata dal Pd il 23 giugno, mentre Claudio Fava è in corsa da mesi. E allora quel numero - 6mila iscritti, in 12 giorni - comincia a far paura. Soprattutto perché è terribilmente lontano dal quorum “politico” ipotizzato da Anthony Barbagallo e Nuccio Di Paola: 100mila votanti alla «più grande festa di partecipazione democratica di sempre» in Sicilia, un’esperienza-pilota a livello nazionale.

«Di questo passo - ragiona un dem di peso - se ci va di lusso arriviamo a 40-50mila votanti, meno della metà di quanto annunciato dal nostro segretario regionale come obiettivo minimo». L’altra preoccupazione, condivisa da fonti di Pd e M5S, è che «più basso sarà il numero di iscritti» (con meno votanti “strutturati” delle due forze principali) e «più saranno le chance di vittoria per Fava», battitore libero che pesca fra i delusi di entrambi gli alleati e strizza l’occhio al campo largo non solo calendiano.


Magari sono proiezioni ancora frettolose. Così come sarebbe prematuro, in questa fase,  legare alla scelta di candidati “sbagliati” la modesta partecipazione. Anche se, fra i dem così come fra i 5stelle, il tema c’è tutto. Dallo staff dell’eurodeputata Chinnici arrivano infatti segnali di «fastidio» ai big del partito, alcuni dei quali ritenuti «sin troppo disimpegnati», fino al punto che qualcuno comincia a ipotizzare un’«imboscata ai franceschiniani» di AreaDem, quella del segretario regionale e del capogruppo Peppino Lupo, «i più esposti per Caterina». La sottosegretaria Floridia chiama al suo fianco gli aspiranti delusi (oltre a Di Paola anche Luigi Sunseri) incassando endorsement pubblici, ma  fonti pentastellate regionali affermano che «quasi nessuno si sta ammazzando» per la  candidata scelta da Giuseppe Conte. A partire, dicono,  dal ritirato (in tutti i sensi) Giancarlo Cancelleri.


Ma un dato, finora, è inequivocabile: in attesa che le macchine elettorali di Pd e M5S si mettano in moto, le primarie in Sicilia non stanno facendo battere il cuore al popolo di centrosinistra. Dovevano essere i giorni dell’entusiasmo di chi vuole essere protagonista, a prescindere dagli input di partito, nella scelta di  un’alternativa dopo cinque anni di governo di centrodestra.  E non è stato così. Magari le cose cambieranno con i sei confronti tematici fra i candidati: si parte il 10 luglio a Palermo su antimafia, anticorruzione e trasparenza, si chiude il 21 a Catania sul ciclo dei rifiuti; in mezzo le tappe di Ragusa (l’11 su infrastrutture e viabilità), Agrigento (il 17 su turismo e cultura), Messina (il 18 su sviluppo, economia e lavoro) e Gela (il 20 sulla sanità).
Ancora c’è tempo, ma non troppo.

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