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Politica

Primarie del Centrosinistra, Pd e M5S ai ferri corti: tutto torna in discussione

Il vertice online a distanza di ieri pomeriggio, convocato solo per «prendere atto» delle scontate scelte del tavolo tecnico, s’è concluso con una sospensione 

Di Mario Barresi

Da una parte gridano al «tradimento di accordi chiari già messi nero su bianco e ora rinnegati». Dall’altra parlano di «una polpetta avvelenata» di chi è arrivato con un «piano preordinato» e ha messo «le dita negli occhi» agli alleati.

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La rottura è tanto pesante da mettere a rischio non soltanto la celebrazione delle primarie, ma la tenuta dell’alleanza giallorossa in Sicilia. Fra M5S e Pd volano gli stracci sulle regole per la scelta del candidato governatore del centrosinistra. Il vertice online a distanza di ieri pomeriggio, convocato solo per «prendere atto» delle scontate scelte del tavolo tecnico, s’è concluso con una sospensione. Senza indicare alcuna data in cui rivedersi: ognuno per i fatti propri, difendendo «per una questione di principio» le rispettive posizioni. In mezzo gli altri esponenti della coalizione - dai CentoPassi di Claudio Fava a Sinistra Italiana, Articolo 1, Verdi e Psi - attoniti e imbarazzati.

«Da questo momento in poi riconvocare il tavolo politico è inutile: è chiaro che c’è un problema fra due forze, che devono chiarirsi fra loro», è l’amara conclusione degli alleati “terzi”.

Ufficialmente il punto di caduta è il voto nei gazebo. Un tema che sembrava chiarito da tempo, ma che è riemerso, nel confronto notturno di mercoledì scorso fra i tre sherpa del regolamento - come pesante elemento di divisione. Il Pd, con Anthony Barbagallo, ritiene chiaro che nei 30 banchetti “strappati” agli alleati perplessi fosse scontato che si può votare col vecchio metodo. «Abbiamo accettato tutte le vostre condizioni, dimostrando buona volontà. Ma io ho  chiesto e ottenuto dalla direzione regionale del mio partito il mandato per autorizzare il voto con matita e scheda».

Ma Nuccio Di Paola ribatte che «le regole le avevamo già discusse nel tavolo  di Misterbianco: ed era chiaro che i gazebo sono solo  punti di riferimento per gli elettori più anziani, ma che comunque anche lì  si deve votare in modalità digitale sui tablet».

Sergio Lima, il delegato di Fava, capisce che tira brutta aria; a un certo punto appare come l’unico interessato alla sopravvivenza delle primarie. Prova, assieme a Pippo Zappulla di Art.1, a trovare un compromesso fra due parti che sembrano parlare di due consultazioni diverse.

«In fondo è soltanto un dettaglio, non è il caso di impuntarsi», azzarda qualcuno. Ma Pd e M5S non si avvicinano di un millimetro. Di Paola attacca chi «vuole cambiare regole già scritte non si sa per quale oscuro motivo», Barbagallo ribatte accusando la controparte di «malafede». Entrambi citano l’aperitivo a casa di Giuseppe Conte, con Enrico Letta presente, come «prova» per dimostrare di essere nel giusto. Il segretario dem ricorda che la piattaforma SkyVote ha pure dato la disponibilità di digitalizzare le schede votate ai gazebo, ai quali comunque si recherebbe soltanto «un 15 per cento dei potenziali elettori, tutti già registrati online».

Ma il capogruppo dei 5stelle all’Ars è irremovibile: «È una questione di principio, abbiamo sempre detto che questo percorso partecipato sarebbe stato innovativo e non legato a vecchie logiche del vostro partito, anche per evitare il rischio di contestazioni e sospetti. Del resto, se voi del Pd non fate primarie in Sicilia dal 2006 ci sarà un motivo...». A questo punto Barbagallo, «amareggiato dal punto di vista umano, prima che politico», risponde con altrettanta durezza. «Il Pd tiene la barra dritta: la questione dei gazebo - scandisce a La Sicilia in serata - per noi non è negoziabile». E Di Paola, dicendosi «molto sorpreso» dalla condotta dell’alleato, chiude il dialogo.

Fin qui la ricostruzione delle oltre tre ore che rischiano di far saltare la prima esperienza in Italia di primarie giallorosse alle Regionali. Ma c’è un prologo, riferito da fonti della coalizione. Il capodelegazione grillino, infatti, avrebbe chiesto di far slittare la riunione di ieri: «Ci servono almeno tre giorni». Giusto lo stesso tempo di permanenza di Giuseppe Conte in Sicilia nel tour elettorale che parte oggi. E qualcuno, fra gli alleati, è disposto a giurare che lo stesso Di Paola avrebbe rivelato che l’extra time serve a convincere il leader nazionale a concedere a Giancarlo Cancelleri la deroga al limite dei due mandati per candidarsi per la terza volta. Da qui la “melina”  sui gazebo. Ma  il deputato gelese, parlando con i suoi, dà un’altra chiave di lettura: «Erano convinti che fossimo noi contro le primarie, ma, da quando abbiamo detto sì, s’è capito che sono loro a non volerle». Barbagallo mastica amaro. Si sente tradito, dopo aver giocato di sponda con l’alleato di ferro Cancelleri (andando contro Fava, che voleva un solo candidato per ogni forza), permettendogli di correre, con l’espediente della raccolta firme, pure senza il simbolo pentastellato. Si rompe un rapporto politico, forse persino un’amicizia? Ma c’è chi continua a pensare che fra i due ci sia ancora un diabolico gioco delle parti. Il segretario dem, in uno sfogo con chi lo avvicina in serata al comizio di Avola, chiarisce: «Se loro pensano di spaccare tutto adesso e poi tornare tutti assieme, magari credendo di prendersi il candidato senza primarie, si sbagliano di grosso. D’ora in poi tutto può succedere...». E oggi a Palermo sarà Conte a dover sbrogliare la matassa.
Twitter: @MarioBarresi

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