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Regionali in Sicilia, le primarie stop & go del centrosinistra: almeno trenta i gazebo

A Roma Pd e M5S prima frenano («non scontate») ma poi: «Prospettiva incoraggiante». In Sicilia il tavolo va avanti. Il nodo della data

Di Mario Barresi

Le già pantagrueliche primarie per le Regionali sembrano due cose diverse, in base alla prospettiva da cui si guardano.
A Roma - dove i media nazionali improvvisamente sembrano essersi accorti di una “prima volta” a cui si lavora ormai da mesi - le liturgie dei partiti e i complicati equilibri della coalizione fanno apparire il voto siciliano nel centrosinistra come una prospettiva poco meno che futuribile. In Sicilia, dove già gli alleati hanno avuto modo di scornarsi sui contenuti concreti del metodo di scelta del candidato governatore giallorosso, si stanno per mettere nero su bianco le regole d’ingaggio.
Così sembra una strana frenata, quella attribuita dalle agenzie a fonti di Pd e M5S: l’incontro di mercoledì fra Enrico Letta e Giuseppe Conte viene definito «interlocutorio» poiché «nessuna decisione è stata assunta». Le primarie congiunte? «Una possibilità», «una delle opzioni». Interpretazione autentica: i due leader sono stati costretti alla (finta) frenata per le reazioni innervosite degli alleati di sinistra, Articolo1 e Sinistra italiana soprattutto, per il mancato invito a un confronto bilaterale su una scelta che «dev’essere condivisa da tutta la coalizione».

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Come del resto è avvenuto in Sicilia in un tavolo politico complicato, ma risoluto. Non a caso, dopo il segnale del Nazareno, arriva il disgelo a sinistra. «Primarie? Bene così», per il segretario di Si, Nicola Fratoianni, convinto che l’evento «non può che rafforzare le ragioni della coalizione progressista di fronte al disastro nel governo dell’isola provocato in questi anni dalla destra».

E quindi arriva lo “stop&go” di Letta: «Abbiamo cominciato a parlarne, non c'è nulla di deciso, ma la prospettiva è incoraggiante», scandisce da Alessandria.

Del resto, l’incontro romano di mercoledì serà è stato «davvero proficuo». Come confermano anche i due siciliani presenti, Anthony Barbagallo e Nuccio Di Paola. «Per noi - si bea il segretario regionale dem - è un fatto epocale: stiamo costruendo la storia politica del Paese, partendo dalla Sicilia». «Il percorso - precisa il capodelegazione M5S - va costruito passo dopo passo. Ma finalmente siamo pronti». Anche Barbagallo e Di Paola presenti a casa di Conte, che «ha fatto la spesa» per offrire olive, formaggio, taralli pugliesi e vino bianco (solo tre bicchieri di vetro, il segretario regionale dem ha bevuto in uno di plastica) in una specie di happy hour con i suoi ospiti.

Dopo i convenevoli calcistici fra Letta e Barbagallo, entrambi milanisti sfegatati, con l’ex premier grillino che fremeva per concludere il vertice prima della finale della sua Roma, s’è venuti al dunque. E i due ospiti siciliani hanno relazionato sul dossier primarie. Snocciolando le regole che sono di fatto già pronte. A partire dalla formula di voto, molto più vicina al modello grillino: saranno appena 30 i gazebo “concessi” al Pd (nelle città siciliane più popolose, con la probabile aggiunta di Enna, non compresa nell’elenco), con consultazione sulla piattaforma “SkyVote”. Al culmine di un percorso di 12 assemblee tematiche (2 a Palermo, Catania e Messina, una per ogni altra provincia) su infrastrutture, mediterraneo e pace, beni culturali, questione morale e lotta alla mafia, sanità, economia e bilancio, pubblica amministrazione, aree interne e spopolamento, ambiente, turismo, formazione-scuola-università, diritti civili e di cittadinanza. Tutte scandite da tempi americani: ogni candidato avrà 5 minuti per esporre il proprio punto di vista, 5 minuti per rispondere a due domande del moderatore e 3 minuti per i quesiti posti dal pubblico, reale e virtuale; infine gli ultimi 5 minuti per un «appello finale». Confermati anche i requisiti per essere candidati: 2.000 firme autenticate e l’obbligo di presentare, anche se sconfitti alle primarie, una propria lista per l’Ars in almeno 5 collegi provinciali.

Le regole saranno ratificate dal Pd nella direzione regionale in programma domani mattina. Resta da sciogliere il nodo della data. Quella emersa dal vertice romano sembrava essere il 24 luglio. Ieri dallo staff di Claudio Fava, già in campo da tempo, sono arrivate evidenti perplessità: «Si finirebbe a ridosso del 19 luglio, il giorno del trentennale della strage di via D'Amelio». Ma Pd e M5S si dicono disponibili a spostare la data. La macchina delle primarie è già partita.
Twitter: @MarioBarresi
 

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