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Politica

Regionali, pronta la lettera dei "No Nello" che rompe la tregua: «Ecco perché non va ricandidato»

Il documento da inviare ai leader nazionali. Il vertice fra Salvini e Miccichè a Mondello con la telefonata a Lombardo. L’asse Lega-Udc per l’Ars. E il video di “Scateno”

Di Mario Barresi

La tregua armata ha una doppia data di scadenza. Il 26 giugno, per Giorgia Meloni e Matteo Salvini che hanno concordato fino ai ballottaggi una reciproca moratoria sul “caso Sicilia”. Lunedì prossimo, per i vertici del centrodestra siciliano ostili al bis di Nello Musumeci, dovrebbe essere, a meno di cambi di programma, il giorno in cui i big nazionali di Forza Italia (da Licia Ronzulli, sacerdotessa di Arcore, ai capigruppo Paolo Barelli e Anna Maria Bernini) saranno a Palermo per festeggiare l’exploit da prima lista del centrodestra alle amministrative. E per confermare, ora più che mai, Gianfranco Miccichè viceré berlusconiano di Sicilia.

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Ma lunedì 20 scade anche la promessa («farò il bravo: me ne sto zitto») che lo stesso presidente dell’Ars ha fatto al meloniano Guido Crosetto, incidentalmente aspirante al ruolo di governatore del Piemonte, in una telefonata a spoglio in corso rivelata da La Sicilia e mai smentita.

E allora, per qualche altro giorno ancora, «nulla di nuovo sotto il sole», come certifica un informato big. Che aggiunge un avverbio: «Ufficialmente». Sì, perché la coalizione continua a ribollire. In due pentole diverse. La più affollata sembra quella dei No-Nello. Che, in un colloquio all’hotel La Torre di Mondello, venerdì hanno messo al corrente Salvini (fino a ieri a Palermo per il processo Open Arms) del contenuto di quella che in codice viene chiamata «la letterina a Babbo Natale».

Ovvero: il documento che sarà indirizzato ai leader nazionali del centrodestra per ufficializzare (e motivare) le ragioni del no alla ricandidatura del governatore. A tarda sera è arrivato Miccichè per fare il punto. E illustrare al Capitano, in una saletta riservata con Luca Sammartino, il documento in progress. Nulla di molto diverso rispetto a precedenti versioni già circolate, ma la «franca ed aperta riflessione» sul quinquennio musumeciano - si apprende da fonti qualificate - conterrebbe ora un più dettagliato decalogo sui punti di debolezza del governatore: dai rifiuti alle «opere fantasma» fino alla gestione Covid. Con esempi specifici dell’«approccio autoreferenziale» di un’esperienza «fallimentare». Quella di un presidente che «continua a ritenere di poter “comandare” in solitudine», al quale si deve trovare, per scongiurare un «devastante solco» fra il centrodestra e l’elettorato siciliano, un’alternativa alle elezioni d’autunno. Nessun nome, ma l’identikit di un «garante» che «sappia mettere in campo doti di comprovata esperienza amministrativa, capacità di ascolto e condivisione delle scelte, di rispetto del ruolo e delle diverse sensibilità delle forze politiche». Salvini, davanti a pochi fedelissimi, ribadisce un concetto-chiave: «Io non voglio rompere l’unità del centrodestra in Sicilia a pochi mesi dalle Politiche».

Ma a ringalluzzire i No-Nello non è tanto il testo (ormai alquanto scontato, seppur da limare ancora) della lettera da far arrivare a Roma. Quanto, piuttosto, il «clima di grande coesione» che secondo alcuni si respira nel centrodestra siciliano. Una prima versione del testo, poi non consegnata a Salvini, era firmata da Miccichè e dal segretario leghista Nino Minardo. Ma con la rassicurazione che «sono dei nostri» anche Saverio Romano e Raffaele Lombardo. Su quest’ultimo, a dire il vero, continuano ad arrivare voci incontrollate di contatti con Palazzo d’Orléans. Uno, nelle ultime ore, sfumato «perché il presidente stava riposando»; un altro, definito «molto positivo» da fonti del Pizzo Magico, con Ruggero Razza. Ma l’asse Lega-Forza Italia conta di non far smarrire le pecorelle autonomiste: Salvini avrebbe chiamato Lombardo durante il vertice a Mondello, concordando un faccia a faccia romano per la prossima settimana.

E poi c’è un’altra novità che fa sperare in un «isolamento di Musumeci e Meloni»: il coinvolgimento dell’Udc nel fronte. Con un recente contatto fra il Capitano e Lorenzo Cesa, a cui è seguito un vorticoso giro di telefonate fra i big regionali dei due partiti. E addirittura l’ipotesi di liste in comune alle Regionali dentro il nuovo contenitore di Prima l’Italia.

E Cateno De Luca? A Salvini, compiaciuto per l’alleanza vittoriosa a Messina, qualche leghista dispettoso mostra il video social della conferenza stampa di mercoledì a Palermo. Quella in cui “Scateno” rivela di aver chiesto al leader di non farsi vedere in campagna elettorale e di aver riempito le liste di Prima d’Italia con suoi candidati, decisivi per raggiungere il 5%. Il Capitano osserva perplesso. Sempre meno convinto di onorare l’invito a una doppia festa in programma domani sullo Stretto: l’elezione e il 45° compleanno del neo-sindaco Federico Basile. Ma quello con De Luca, per Salvini, è da sempre un rapporto vissuto sulle montagne russe. 

Per ora tutti i protagonisti tacciono. Compreso Sammartino, ieri a Catania alla presentazione del nuovo gruppo leghista di Prima l’Italia a Palazzo degli Elefanti, a poche settimane dalla dissoluzione (per mancanza del numero minimo di tre consiglieri) di DiventeràBellissima. I risultati nei comuni etnei indeboliscono il governatore? «Mah, non so davvero in quale competizione elettorale Musumeci si sia pesato...», risponde - gelido e sornione - il deputato regionale alla domanda di un cronista.
Twitter: @MarioBarresi 

 

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