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Politica

Regione, Salvini lancia in pista Minardo «Abbiamo il dovere di guidare la Sicilia»

Il leader della Lega. «In Campania e Puglia scelte di lealtà verso la coalizione senza i risultati sperati ora al Sud non saremo più spettatori. E persone all’altezza anche per governare la città di Palermo»
 

Di Mario Barresi

Senatore Matteo Salvini, nella vulgata sulle spaccature nel suo partito, in Sicilia c'è una versione diversa: vecchi contro nuovi. Il segretario Nino Minardo si dice «garante» dell'unità e dice che «c'è una sola Lega», la stessa che può accogliere nuove risorse senza rinnegare chi c'era molto prima. Non le sembra una mission impossible?
«Assolutamente no, fa comodo ad alcuni giornali dipingere una Lega divisa ma la verità è che c’è il primo partito italiano che, da Nord a Sud, accoglie donne e uomini capaci e che vogliono offrire il proprio contributo. La Sicilia non fa eccezione e la guida di Minardo garantisce grande equilibrio».

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In compenso nell'Isola non si pone il problema della “Lega moderata”: è un percorso intrapreso da tempo, che sembra essere stato metabolizzato. Può essere un laboratorio per l'evoluzione a livello nazionale? 
«Non c’è una Lega più moderata di un’altra. Esiste solo la Lega, con un segretario che deve fare una sintesi. Sono contento dello sviluppo del partito in Sicilia, un mix tra competenza, equilibrio e facce nuove».

Renzi in Sicilia ha augurato «buona Padania a tutti» agli ex di Italia Viva, dicendo che un siciliano che passa alla Lega «soffre della sindrome di Stoccolma». Vista la mole di nuovi ingressi, Sammartino e non soltanto, sono in tanti fra i renziani a soffrirne…
«Con il governo Renzi erano sbarcati in Italia 500mila immigrati. Rifletta su questo dato: potrebbe capire come mai i siciliani si fidano della Lega e non di lui».

A proposito di partenze. Ha detto addio all'eurodeputata no vax Donato, candidata ed eletta a suon di voti nel 2019 con un preciso imprimatur del partito nazionale. Col senno di poi s'è pentito di aver puntato su di lei, a scapito di altri leghisti "made in Sicily"?
«Inutile vivere di rimpianti, buona fortuna a chi ha scelto altre strade. Sono certo che la Lega siciliana saprà mettere in evidenza una classe dirigente di qualità».

Eppure gli Autonomisti hanno mostrato segni di una crisi di gelosia per alcuni cambi di casacca. Come va il rapporto di federazione? Non è che urge un "tagliando" all'accordo?
«Siamo sempre disponibili a confrontarci con tutti, in qualsiasi momento e presto ci vedremo. Abbiamo idee chiare per il futuro dell’isola, all’insegna del lavoro e delle opere pubbliche a partire dal ponte sullo stretto. E poi autostrade e ferrovie degne di una terra splendida come la Sicilia».

La Lega si misurerà in alcuni comuni siciliani al voto in ottobre. Subito dopo sarà tempo di pensare a Palermo. Magari con un candidato sindaco leghista? C'erano Figuccia, Gelarda e Caronia che già scalpitavano e ora è arrivato pure Scoma. Fra gli aspiranti ha soltanto l'imbarazzo della scelta...
«La Lega ha personale politico all’altezza, per guidare la città di Palermo e perfino la Regione. Non ci poniamo limiti e ne discuteremo con gli alleati. Tengo molto al futuro della Sicilia e di Palermo in particolare, dopo i disastri del sindaco Orlando. Sottolineo che stiamo già governando bene e mi riferisco alla valorizzazione dei beni culturali che, grazie alla Lega, sta producendo ottimi risultati in tutta la regione».

E poi, nel 2023, ci sarà Catania. Dicono che sarebbe molto stuzzicato dall'idea della senatrice Sudano come sindaca leghista sotto il Vulcano. Come la mettiamo col suo amico Pogliese?
«Idem come sopra: conosco e stimo Pogliese, ma la Lega ha donne e uomini capaci di prendere in mano la città. Valuteremo, a tempo debito, le scelte migliori per Catania».

Forse ci siamo spinti un po' troppo avanti. Parliamo di Regione. Musumeci è stato a casa della Meloni a offrirle in pratica la stessa alleanza che ha rifiutato dalla Lega. Sia sincero: c'è rimasto un po' male...
«Non soffro di gelosia. Mi preme costruire una squadra vincente per la Sicilia, lascio ad altri le manovre di palazzo. Noi pensiamo ai siciliani e al loro futuro».

Lei ha rivendicato l'ipotesi che sia la Lega a esprimere il candidato governatore del centrodestra in Sicilia. In effetti nelle altre regioni del Sud avete fatto passi indietro a favore di FdI e Forza Italia. Quanto peserà questa "mappa" nel tavolo nazionale del centrodestra sulla Sicilia?
«La Lega aveva e ha ottimi nomi in ogni regione italiana, e dalla Puglia alla Campania abbiamo fatto scelte di lealtà verso la coalizione ma i risultati non sono stati quelli sperati. La Lega ha il dovere di guidare anche una regione del Sud».

De Luca ostenta un frequente rapporto con lei via WhatsApp. Per un certo periodo sembrava che potesse persino entrare nella Lega, ma ora dice di non voler "essere battezzato da nessuno". Intanto, di fatto, è già in corsa. Non è tentato da "Scateno" come candidato presidente di rottura?
«Ritengo giusto confrontarmi con il sindaco di una città importante come Messina, credo che ragionare di altri ruoli in questo momento sia irrispettoso anche per i suoi cittadini».

Però magari il candidato lei ce l'ha in casa. Finora non s'è sbilanciato con un identikit, ma più tempo passa e più si rafforzano, anche fra gli alleati, i rumors su Nino Minardo. Potrebbe essere lui il primo leghista a correre per Palazzo d'Orléans?
«Come detto, abbiamo la fortuna di avere tante donne e uomini capaci e desiderose di fare. Nino Minardo è giovane, con esperienza e ha consolidato rapporti di stima che lo fanno riconoscere dagli alleati come un interlocutore affidabile, ne parleremo al momento opportuno. Di sicuro, in Sicilia la Lega c’è e non sarà semplice spettatrice».
Twitter: @MarioBarresi

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