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Politica

Renzi anche nel Cda di una società russa: pioggia di critiche da Pd e M5s

I presunti conflitti d'interesse del leader di Italia Viva suscitano perplessità nel mondo politico

Di Paolo Cappelleri

Matteo Renzi da agosto siede nel cda di una società di car sharing con sede in Lussemburgo che opera in Russia, e il nuovo incarico ha suscitato nuove polemiche politiche, dopo quelle esplose a febbraio per la sua presenza nel board della fondazione saudita Future Investment Initiative Institute. «Se vuole continuare a fare il businessman sarebbe bene che lasciasse la politica, sono due mestieri diversi», attacca di prima mattina Giuseppe Provenzano, vicesegretario del Partito democratico che parla senza mezzi termini di "degenerazione politica». 

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«Fa il senatore o il lobbista?», si chiede invece Paola Taverna, prima di una lunga serie di parlamentari pentastellati che firmano dure critiche all’ex premier. 
«I conflitti d’interessi di Renzi stanno assumendo una dimensione intollerabile», per lui «l'attività politica appare del tutto ancillare e subordinata a quella del business internazionale», «se vuole farsi i suoi affari, si dimetta», è una sintesi delle contestazioni del M5s, che invita il Senato a introdurre - come già fatto dalla Camera - il codice di condotta sui conflitti di interessi dei parlamentari, e a marzo ha presentato una proposta di legge sul conflitto di interessi del rappresentante della nazione che accetta contributi da entità straniere. 

 Ad oggi (Renzi è inserito fra i 9 membri del board di Delimobil, la società controllata dalla Mikro Kapital dell’imprenditore napoletano Vincenzo Trani, da due anni presidente della Camera di Commercio Italo-Russa, ndr), nulla vieta ai parlamentari italiani ruoli come quelli del senatore fiorentino, preclusi invece a chi ha ruoli di governo. L'incarico «rispetta tutte le regole della vigente legislazione italiana», Trani è un imprenditore che «Renzi stima», e «il settore della sharing economy, delle Smart cities e della mobilità sostenibile è uno dei più affascinanti per il futuro del pianeta», ha sottolineato in mattinata l’ufficio stampa di Italia Viva, confermando la notizia emersa dalla richiesta di Delimobil di quotazione a Wall Street, riportata da Corriere della Sera e Fatto Quotidiano.

Poi, da Matera, lo stesso Renzi ha aggiunto: «Tutte le mie attività sono attività assolutamente disciplinate dalla legge e quindi come tali riguardano la mia sfera privata: non sono il cinque per cento sulle mascherine». Più esplicito è il vicepresidente di Iv, Ettore Rosato: "Attaccano Renzi per evitare di discutere di Di Donna: la strategia di M5s è il solito teatrino. Solo che su Matteo si discute della presenza (lecita) nei cda di società quotate, del fu socio e amico di Conte, di tangenti sulle mascherine». 

Oltre a Trani (primo italiano a usare il vaccino anti-Covid Sputnik) e Renzi (in carica fino al 2024), ci sono altri due italiani, Andrea Farace e Vittorio Volpi, nel board di Delimobil, che opera in particolare a Mosca, è valutata circa 500 milioni di dollari ed è partecipata da Vtb Capital, banca d’investimento del gruppo russo Vtb. Nei documenti per la quotazione alla Sec statunitense non si precisano gli emolumenti individuali, ma il board nel 2020 ha ricevuto complessivamente poco più di un milione di euro. E si specifica che in caso di "esito sfavorevole» delle due indagini in corso a Roma e Firenze su di lui, a Renzi potrebbe essere chiesto di dimettersi. In quella di Firenze sulla Fondazione Open ci sono due nuovi indagati per traffico di influenze, un avvocato e un imprenditore cinematografico. «Non so chi sono queste persone - ha commentato Renzi -, quando finalmente si farà il processo avremo il piacere di sapere di cosa stiamo parlando». 

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