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Politica

Rifiuti in Sicilia, 10 manifestazioni d'interesse per i due termoutilizzatori: ma si faranno mai?

Non mancano i big della grande impiantistica nel settore dell'energia come A2A, Acciarie siciliane o gli spagnoli di Acciona

Di Giuseppe Bianca

È stato l’argomento in cui sono inciampati governatori e burocrazie, l’anello di congiunzione ribattezzato, nella migliore delle ipotesi, "il male necessario", il meccanismo messo in campo per chiudere il ciclo dei rifiuti, ma anche il campanello d’allarme pronto a suonare solo quando si arriva vicino al limite della capacità delle discariche, qualcosa che suona con la stessa ricorrenza di chi aspetta un treno perennemente in ritardo. La Regione ha quindi messo in conto di realizzare i due termoutilizzatori anche per alleggerire i quantitativi di rifiuti che invece al momento continuano a essere conferiti in discarica.

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Di certo non mancano i big della grande impiantistica della termovalorizzazione tra coloro che hanno gettato l’occhio interessato sulla vicenda. Da A2A ad Acciarie siciliane agli spagnoli di Acciona che si occupa di infrastrutture e costruzioni, solo per citare alcune delle società che hanno risposto alla paginetta che costituisce l’avviso per una manifestazione di interesse. Anche altri imprenditori siciliani in procinto di creare un raggruppamento temporaneo sembrerebbero allettati dalla possibilità. Anche perché, con annessi e connessi l’investimento viene pesato in 400 milioni di euro.

Legambiente Sicilia, ma non solo, mantiene la sua posizione netta tra i contrari e la politica siciliana, molto probabilmente spaccandosi nell’ennesima polarizzazione concettuale, darà in pasto anche questo argomento alle prossime campagne elettorali. C’è attesa e curiosità all’assessorato di viale Campania per le risposte che forniranno le circa dieci società che hanno risposto nei mesi scorsi alla manifestazione di interesse. Il raccordo tra il prospetto delle richieste e il monitoraggio, tra costi e dettaglio analitico, ribadito dalle imprese, potrebbe essere il primo viatico di un percorso a tappe.

L’iter in questa fase dovrebbe completarsi a dicembre dopo le reiterate richieste di chiarimento da parte delle società che nasce dalla complessità della materia e dalla necessità di fornire un’idea progettuale quanto più completa e definita. A partire dalla individuazione del sito che, è lecito supporre, costituirà il primo banco di prova su cui si abbatterà l’urto della discussione.

Sarà poi compito di una commissione nominata “ad hoc” dalla Regione quello di andare a valutare, comparando offerta, tecnologia utilizzata e l’insieme delle altre variabili prese in considerazione. Si dovrà scegliere tra soluzioni a griglie mobili oppure con forno rotante o caldaia in sospensione. Ipotesi diverse che, a parità di impatto ambientale determinano un diverso range di valori in termini di efficienza, affidabilità, produzione di fumi e rifiuti ad elevato potere calorifico.

Inutile dire che al di là dell’approccio sul merito della scelta dei termoutilizzzatori, un ruolo importante lo gioca il fattore tempo. Che senso ha si chiedono alcuni progettare e mandare avanti soluzioni obsolete o superate che richiedono anche un arco temporale non brevissimo solo per una specifica quantità di rifiuto? E così dal "siamo tutti ambientalisti" si rischia di passare alla pazienza (e all’inquinamento) sopportati un tanto al chilo.

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