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Luca Sammartino verso Salvini ma Lega siciliana è in rivolta

Il colpo di fulmine (e di mercato) dopo un incontro a Milano. Ma il leader rimanda l’annuncio previsto oggi per la «questione etica ed estetica» posta dai suoi

Di Mario Barresi

Matteo Salvini aveva già il biglietto aereo in tasca. Andata e ritorno, nella giornata di oggi, per la conferenza stampa d’annuncio prevista a Palermo. Ma la prenotazione è stata annullata ieri pomeriggio. Perché la pazza idea, che «fino a ventiquattr’ore fa era ormai cosa fatta», secondo autorevoli fonti di partito «per ora è stata stoppata, ma non si sa per quanto tempo ancora». Luca Sammartino, con tutta la sua gioiosa macchina da guerra, è pronto a traslocare nella Lega. Un clamoroso, benché già sussurrato, colpo di mercato estivo. Il cambio di Matteo (da Renzi a Salvini) del deputato più votato all’Ars scompaginerebbe gli equilibri politici siciliani, con un effetto-domino sulle elezioni regionali e amministrative.

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Che non sia una boutade sotto l’ombrellone, lo si evince, oltre che dal retroscena sul mancato blitz del capo del Carroccio, da una circostanza confermata da più parti: Salvini e Sammartino si sono visti e hanno parlato a lungo. A Milano, sostengono i beninformati, in un faccia a faccia organizzato grazie ai buoni uffici di due influenti sponsor leghisti: il ministro Massimo Garavaglia (adorato negli ambienti della sanità privata lombarda, in cui spicca il colosso Humanitas, gestito dalla famiglia di Sammartino nella sede sotto il Vulcano) e il sempre ascoltato Roberto Calderoli, che a Palazzo Madama non ha mai nascosto gli ottimi rapporti con la collega Valeria Sudano. E anche un altro ministro, l’eminenza grigia moderata Giancarlo Giorgetti, sarebbe della partita. «E vabbe’, fatemi conoscere questo fenomeno», il via libera del Capitano a una trattativa riservatissima.

«Mi piace, è un giovane che sa il fatto suo». Salvini, raccontano i suoi, sarebbe rimasto «positivamente impressionato» dal suo interlocutore siciliano, accompagnato dall’inseparabile senatrice Sudano. E sarebbe stata proprio quest’ultima - o meglio: la prospettiva di candidarla a sindaco di Catania nel 2023 - uno degli argomenti più convincenti del colloquio. Anche perché l’ex ministro dell’Interno rivendica un credito di riconoscenza per «aver salvato il Comune dal disastro finanziario» e dunque nutre l’ambizione di «amministrare una delle più grandi città del Sud», al netto dei «cordiali rapporti» con Salvo Pogliese, corteggiato dalla Lega prima del ritorno con Giorgia Meloni. Oltre all’idem sentire su molti temi (dalla giustizia alla federazione del centrodestra) l’ aspetto a cui Salvini è parso molto interessato è la dote che Sammartino porterebbe con sé, ovvero «almeno quattro deputati regionali», più «decine di sindaci e centinaia di amministratori locali».

Ma, nonostante tutte queste premesse, per ora non se ne fa nulla. Soltanto un rinvio o l’indizio di qualcosa che non va? Di certo c’è soltanto che sulla mancata conferenza stampa di oggi ha pesato quella che fra i big regionali viene definita «una rivolta della classe dirigente siciliana». Messa al corrente dell’imminente ingresso soltanto dopo l’incontro, di fatto ad accordo raggiunto. E adesso in esplicita rivolta.

In effetti Sammartino, come rivelato da La Sicilia lo scorso 29 maggio, aveva provato un approccio con Nino Minardo (ieri in silenzio totale) tramite un paio di ambasciatori. «Un caffè con piacere, ma da noi non c’è spazio», la risposta gelida del segretario regionale della Lega. In un momento in cui era ancora in piedi l’ipotesi dell’ingresso di Sammartino in Forza Italia. «Luca con Salvini? Ormai lo do per scontato. Peccato... io lo apprezzo, lo stimo e l’avrei accolto volentieri», si lascia sfuggire Gianfranco Miccichè, contro il quale s’era scatenato il moto etneo capeggiato da Marco Falcone, contro «gli ingressi deviati, perché gli sfasciacarrozze vanno bene per gli altri partiti e non per noi». E la stessa situazione si ripropone dentro la Lega siciliana. Con il niet di Minardo, pur protagonista di una sfrontata campagna acquisti fra i moderati, che, dopo aver aver smentito più volte l’indiscrezione, continua a ripetere a chiunque lo chiami in queste ore che «ho il piacere di non conoscere Sammartino». Anche l’assessore etneo Fabio Cantarella, unico siciliano chiamato nella segreteria politica nazionale, avrebbe espresso un parere negativo al Capitano. Fra le ragioni del no c’è la constatazione che l’arrivo di Sammartino «romperebbe l’equilibrio di una crescita armonica del partito in Sicilia, basato anche su ingressi da altri partiti, ma non così deflagranti». Ma la tesi che avrebbe convinto Salvini a rimandare l’annuncio del colpaccio è un altra. Quella che fra i big regionali viene definita «la questione etica ed estetica». Oltre alla potenza di fuoco elettorale, infatti, il deputato renziano porta con sé le sue pendenze giudiziarie: un processo per corruzione elettorale già iniziato a Catania e un’altra inchiesta per la stessa ipotesi di reato in cui la sua posizione è stata stralciata dal resto degli indagati coinvolti in un blitz antimafia. E nella «questione morale» posta al leader rientra pure uno dei deputati regionali in entrata: l’agrigentino Carmelo Pullara, al centro di più di una delicata inchiesta giudiziaria. «Sammartino ci porta pacchetti di voti, ma perdiamo quelli d’opinione», l’arringa finale degli oppositori.

Eppure c’è anche chi è pronto ad accogliere a braccia aperte il nuovo acquisto. In prima fila, nel comitato di benvenuto, c’è Anastasio Carrà. Tanto più che il vicesegretario regionale della Lega ha già sperimentato sulla sua pelle i benefici positivi di Sammartino, che l’ha sostenuto per il bis plebiscitario da sindaco di Motta Sant’Anastasia. Un feeling di vecchia data, consolidato dalla condivisione della stessa barricata politica nella guerra sulla discarica Oikos di Misterbianco. E adesso rafforzato da una triplice prospettiva di corrente: con Sammartino in pista alle Politiche e Sudano a Palazzo degli Elefanti, per Carrà potrebbe spianarsi la strada per l’Ars. Tutt’altro che contrario sarebbe pure il deputato Alessandro Pagano, principale oppositore interno di Minardo, ma anche l’europarlamentare Annalisa Tardino.
Nessun commento, com’è ovvio che sia, dal protagonista. «Ma se la smettono di rompere le palle, chiudiamo presto», l’emblematico spiffero che filtra dal cerchio magico di Samartino-Sudano, seppur col retrogusto che ci sia comunque un secondo tavolo (quello iniziale, con Forza Italia) ancora aperto nel centrodestra. La partita sembra chiusa, ma non lo è ancora. E di tutti gli effetti collaterali - lo svuotamento di Italia Viva nell’Isola, il rafforzamento del fronte contro Nello Musumeci nel centrodestra, il ridimensionamento del peso degli adepti di Raffaele Lombardo federati con la Lega - ci sarà tempo per parlarne. E scusate se è poco.
Twitter: @MarioBarresi

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