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Sicilia, tutte le sfide negli Uninominali: il big match è tra Musumeci e De Luca

“Scateno”: «Caccia al “coyote Nello”». Ma c’è pure la star del rubgy Arancio. A Messina poker di donne. Il  derby Sudano-Abramo

Di Mario Barresi

La partita più sfiziosa in assoluto è a Catania per il Senato. Qui, in un collegio che copre quasi tutta la provincia (escluso il Calatino), a contendersi lo scranno saranno, fra gli altri, Nello Musumeci, Orazio Arancio e Cateno De Luca. Magari, dati i sondaggi e le simulazioni pubblicati prima dello stop per legge, sarà soltanto un divertissement politico-letterario. Visto che il centrodestra, anche a causa della spaccatura fra Pd e M5S, viene accreditato di vittoria in molti uninominali, tra cui tutti quelli siciliani (da qui la suggestione del 18-0 nell’Isola), con l’aggravante che l’election day ha ancor di più distolto attenzione ed energie dei partiti sul voto per le Regionali.

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Eppure alcune di queste sfide portano con sé una certo pathos. Se non altro per gli incroci che il destino (tramite il “Rosatellum”) ha messo nella scheda elettorale. Partiamo appunto dal collegio “Catania” del Senato. Musumeci, governatore uscente, è l’alfiere di tutto il centrodestra. E, su esplicita indicazione di Giorgia Meloni, corre innanzitutto nell’uninominale, in cui gli basterà prendere un voto in più degli altri sfidanti per entrare (al netto delle prospettive di un ruolo nell’eventuale governo a trazione FdI) a Palazzo Madama. Il governatore uscente deve vedersela con due mastini. Il primo è, per lui, è un tabù: di “Scateno” non ne vuole nemmeno parlare: «Passiamo agli argomenti seri», la risposta reiterata negli ultimi  mesi. E dire che De Luca, suo aspirante successore, ha scelto proprio Catania come simbolica bandierina da conquistare nella corsa parallela con la lista “Sindaco d’Italia”. All’inizio era un’idea per stanare l’ex sindaco Salvo Pogliese, ma la sorte gli ha messo contro Musumeci. «Meglio di così era impossibile: visto che scappa da me da anni, sottraendosi a qualsiasi confronto, inseguirò “Nello il coyote” fino a Roma...»,  promette “Scateno”.

In lizza c’è anche la stella del rugby catanese: Arancio, controcorrente in un ambiente che sotto il Vulcano è tradizionalmente di destra (da Benito Paolone in giù), prova lo sfondamento grazie alla stima del mondo dello sport e al radicamento nei quartieri. «Gioco a testa alta come quando ho affrontato gli All Blacks: abbiamo perso 60-0, avrò toccato due palloni e non vi dico le botte... Ma eravamo gli stessi della storica vittoria con la Francia, che ci aprì le porte del Sei Nazioni».

Non hanno nulla da inviare agli altri, almeno in termini di grinta e passione, la candidata del M5S, Giusy Rannone, consigliera pasionaria di San Giovanni La Punta, una specie di “Gabibbo” che da anni denuncia sprechi e inefficienze, e l’outsider di sinistra Goffredo D’Antona, candidato della lista De Magistris, avvocato catanese noto per le battaglie sui fronti di antimafia, diritti civili e ambiente.

Sempre restando al Senato, ci sono stuzzicanti altri duelli negli altri cinque collegi. Uno tutto in rosa, nell’uninominale di Gela fra Stefania Craxi, paracadutata del centrodestra, e Marina Castiglione, ex vicesindaco di Caltanissetta, molto vicina al vicesegretario nazionale del Pd, Peppe Provenzano, con il grillino Pietro Lorefice come terzo incomodo. Ma ancor più suggestiva è la contesa di Messina. Qui l’uscente meloniana Ella Bucalo dovrà vedersela almeno con altre tre donne, una più agguerrita dell’altra: Antonella Russo (consigliera comunale del Pd), Barbara Floridia (senatrice e sottosegretaria all’Istruzione, candidata governatrice del M5S alle primarie, comunque riprotetta con una postazione blindata nel proporzionale) e Dafne Musolino, front-woman di De Luca, attuale assessora a Messina.

 

 

Spostiamoci nei 12 collegi della Camera, equamente suddivisi fra le circoscrizioni “Sicilia 1” (occidentale) e “Sicilia 2” (orientale). Nella prima, all’uninominale  Palermo-Resuttana, troviamo un altro figlio di Bettino, Bobo Craxi, fratello di Stefania), nella mission impossible di insidiare col centrosinistra il seggio all’uscente Carolina Varchi, vicesindaca di Palermo, esponente del cerchio magico di Meloni; temibile la concorrenza del M5S che schiera un contiano doc come Aldo Penna. A Palermo-Settecannoli la berlusconiana uscente Gabriella Giammanco deve vedersela con Erasmo Palazzotto (Pd), oltre che di due omonimi agguerriti come Davide Aiello (uscente del M5S) e Piera Aiello (ex grillina, prima testimone di giustizia eletta in parlamento, in lizza con Unione popolare); c’è un altro ex cinquestelle, ma anche ex leghista, Igor Gelarda, testa d’ariete palermitana di De Luca. Mentre a Bagheria la corsa dell’ex ministro Saverio Romano (Noi con l’Italia), è contrastata da due donne dell’ex campo largo, Marina Saeli (+Europa) e Daniela Morfino, storica attivista grillina, stavolta in campo dopo le precedenti polemiche per l’esclusione della liste. Doppia curiosità: c’è la “Iena” deluchiana, Ismaele La Vardera, ma c’è anche Fabio Maggiore, esponente di Italia sovrana e popolare, candidato governatore tagliato fuori dalla corsa.

Nel collegio di Gela Michela Vittoria Brambilla, di Calolziocorte (Lecco), ex ministra e iper-animalista candidata indipendente in Forza Italia, se la vedrà con un’altra donna, ma “indigena”: Martina Riggi, segretaria del Pd di San Cataldo; a Marsala Marta Fascina, quasi-moglie di Silvio Berlusconi, corre inseguita da Antonio Ferrante (Pd) e Vita Marchingiglio (M5S), nel collegio in cui torna in lizza l’ex pm ed ex aspirante premier Antonio Ingroia; ad Acireale, Francesco Ciancitto, odontoiatra molto caro a Ignazio La Russa, deve respingere la concorrenza di Chiara Guglielmino (battagliera esponente etnea di +Europa) e di Giancarlo Amato, imprenditore hi-tech scelto dal M5S. Stuzzicante anche la disfida dell’uninominale di Siracusa, dove l’ex ministra Lucia Azzolina (che ha seguito Luigi Di Maio nel suo movimento) è la big scelta dal centrosinistra per contendere lo scranno a Luca Cannata, meloniano ex sindaco di Avola, mentre il M5S schiera la deputata regionale uscente Ketty Damante. Interessante, sempre a oriente, la corsa del Messinese in cui l’uscente forzista Matilde Siracusano è inseguita da Felice Calabrò, consigliere dem a Palazzo Zanca, e da Francesco Gallo, vice di Federico Basile, sindaco ereditario scelto da De Luca ed eletto col 45%. Il M5S punta su  Grazia D’Angelo.  

Ma anche in questo caso la sfida più intrigante (al di là dei pronostici) si disputa sotto il Vulcano. La senatrice leghista uscente, Valeria Sudano, se la vedrà con Emiliano Abramo, leader della Comunità di Sant’Egidio e fra i fautori, in Demos, dell’exploit di Pietro Bartolo alle Europee. Il confronto fra Sudano e Abramo, immortalati assieme in più kermesse renziane della loro vita politica precedente, potrebbe essere l’antipasto della corsa per diventare il prossimo sindaco di Catania. In lizza anche uno dei pochi “cancelleriani” riconfermati nel M5S, Luciano Cantone, mentre De Luca prova a metterci del suo con l’ex assessore di Pogliese, Ludovico Balsamo, candidato anche all’Ars. Ci sarà da divertirsi.

Twitter: @MarioBarresi

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