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Politica

Sondaggio sul governo Musumeci: il governatore in calo ma non c'è chi lo batte

I dati rilevati da Keix per il quotidiano La Sicilia

Di Mario Barresi

Il governo regionale è rimandato, se non addirittura bocciato, dai siciliani. Che hanno perso una parte della fiducia riposta nel 2017 in Nello Musumeci. Ma il governatore prevarrebbe comunque, seppur in alcuni casi al fotofinish, contro tutti i potenziali sfidanti del centrosinistra, anche con Cateno De Luca (che drena fra il 13 e il 16% dei consensi) in campo come terzo incomodo, con Giancarlo Cancelleri e Claudio Fava a contendersi la leadership del centrosinistra. Ma la vera notizia è che il candidato vincente è quello che oggi non c’è: se si votasse per le Regionali, infatti, quasi la metà degli elettori non voterebbe nessuno dei nomi in lizza. O non andrebbe proprio alle urne.

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È un quadro ancora molto fluido quello che viene fuori dal sondaggio di Keix per La Sicilia. A tre anni e mezzo dall’insediamento di Musumeci (che allo Spasimo di Palermo presenta il suo fatturato, nella prima tappa di un tour itinerante su “Il Governo della Regione”) abbiamo fatto un tagliando completo, provando a tracciare le coordinate dell’orizzonte politico siciliano. E i risultati possono diventare  la “valigia degli attrezzi” che ognuno dei top player regionali dovrà portare con sé all’inizio del viaggio verso le elezioni di fine 2022.
Le pagelle del governo.

 

 

Non è proprio una stroncatura, nessun voto sembra irrecuperabile. Eppure il governo regionale, in tutti i settori, è al di sotto della sufficienza. Ma è significativo che, su una scala da 0 a 5, il giudizio sintetico è pari a 2,6. E la bocciatura arriva da più della metà dei siciliani: quasi il 55%, suddiviso fra un 30,3% che esprime una valutazione di “scarso” e  un 24,5% di “mediocre”; per quasi il 24% l’operato del governo Musumeci è “sufficiente”, mentre “buono” e “ottimo” si attestano rispettivamente intorno al 10 e 5%.

Entrando nel dettaglio, il voto più alto (2,9 su 5) è alla gestione dell’emergenza Covid. Promossa, anche se non a pieni voti, da ben più della metà dei siciliani: sufficiente per il 36,7%; buono per il 14,85% e ottimo per il 7,48%. E il risultato cala (2,7 su un massimo di 5) quando si prova a misurare la risposta del governo Musumeci alla crisi economica legata agli effetti della pandemia. In questo caso gli scontenti, con diverse gradazioni, sfiorano il 54%.

Tutti gli altri settori dell’amministrazione regionale galleggiano poco sotto quello che a scuola sarebbe il sei in pagella. Raggiungono una valutazione di 2,7 la sanità (ma con più della metà di scontenti), l’istruzione e la formazione, il turismo e la valorizzazione dei beni culturali. I siciliani si ritengono ancora più delusi - valutazione 2,6 su 5 - della gestione dei fondi Ue, di agricoltura e pesca, di lavoro e politiche sociali, di territorio e ambiente, dei rapporti con i Comuni. Il voto più basso (2,5), secondo le rilevazioni di Keix, è riservato alla gestione dei rifiuti, tradizionale punto debole di quasi tutti i governi regionali: bocciata dai 2/3 del campione, addirittura 4 siciliani su 10 assegnano uno “scarso” in pagella. In fondo alla classifica dei settori anche il sostegno alle imprese (avrà pesato la delusione sui ristori Covid), le politiche economiche e di bilancio e infrastrutture-trasporti.

 

Ci si aspetterebbe, per contrasto, un sentiment più positivo per l’attività delle opposizioni al governo regionale. Ma non è così: su una scala da 1 a 5, il voto sul livello di fiducia a chi non sta amministrando l’Isola è di 2,6, mentre il giudizio sull’operato è di 2,7%, con una valutazione che non si discosta molto da quella del governo regionale. 
Musumeci in calo

L’insoddisfazione sul governo si lega al giudizio nei confronti del presidente della Regione. Qual è il grado di soddisfazione rispetto all’operato di Musumeci? A questa domanda più di metà dei siciliani risponde con un giudizio negativo: mediocre per il 32,3%, addirittura scarso per il 25,7%.

«Il calo del consenso è fisiologico rispetto al momento delle elezioni - spiega Salvo Panarello, amministratore di Keix - perché è normale che dall’aggregazione del consenso all’operatività ci sia una curva calante, anche nel proprio elettorato».
Il governatore incassa la sufficienza dal 27% dei siciliani, mentre l’11,6% si esprime con un “buono” e meno del 4% con “ottimo”. Il presidente, comunque, incassa un livello di fiducia e di gradimento (2,8) che restano superiori sia al governo nel suo complesso, sia alle forze d’opposizione. Questi dati trovano soltanto in parte un riscontro nella propensione dei siciliani a rieleggerlo. Secondo Keix, infatti, il 44,8% si dice certo di non votarlo, mentre l’orientamento negativo è attestato al 19%. Ma c’è il bicchiere mezzo pieno: quasi il 23% (il 12% con certezza, l’11,7% probabilmente) oggi metterebbe una croce sul nome di Musumeci candidato, con un ulteriore 13,6% che “forse” lo farebbe pure. Un potenziale, seppur con diversi gradazioni di convinzione, di circa il 36%, di poco inferiore al 40% con cui vinse le Regionali del 2017. Tenendo conto di un altro elemento significativo: il governatore in carica non sarebbe più rivotato dal 35%  di chi si espresse a suo favore nel novembre 2017,  mantenendo fideizzati i 2/3 dei suoi elettori.

Le sfide virtuali

Tutte queste considerazioni trovano conferma anche nei numeri di un’altra parte del sondaggio: lo scenario dei potenziali candidati governatori.
Visto che molti nei nomi in campo sono gli stessi delle ultime Regionali, con Keix abbiamo anche provato a fare il gioco delle sliding doors: chi votereste - è stato chiesto ai siciliani - se oggi dentro la cabina ci fosse la stessa scheda elettorale del 2017? La risposta è che comunque rivincerebbe Musumeci, pur scendendo dal 39,8% al 26,1%. Il miglior perdente si confermerebbe Cancelleri (22,1%, anche lui in calo dal 34,6%), mentre si registrerebbe il sorpasso di Claudio Fava, con consensi più che raddoppiati (dal 6,1 al 13,2%) sull’allora candidato dem Fabrizio Micari, tornato a fare il rettore di Palermo, che oggi si attesterebbe al 6% a fronte del 18,6% del 2017. Eppure la risposta più significativa al quesito è che oltre il 31% dei siciliani non voterebbe per alcuno dei candidati-revival: altri gusti, oppure astensione.

Un trend che si conferma nelle partite virtuali. Ne abbiamo concepite di due tipi: i faccia a faccia fra l’uscente Musumeci e i candidati più accreditati del centrosinistra e le sfide con il terzo incomodo “Scateno”. Ebbene, in tutte le simulazioni il governatore uscente resta l’uomo da battere. Col 28,1% vincerebbe contro Cancelleri (27,1%) nel frontale, ma anche con il sindaco di Messina in campo: 24,2% contro 21,1%, con De Luca al 13,8%. Attenzione: rispettivamente il 44,8% e il 40,9% non voterebbe nessuno dei due (o dei tre).
Stesso scenario se l’avversario fosse Fava. Musumeci lo batterebbe (28,5-25,4%) nella singolar tenzone, così come nella variante a tre: 23,6% a fronte del 21,1% del presidente dell’Antimafia, con De Luca al 14,6%.

Più deludente la performance del candidato in teoria più prestigioso del Pd: l’ex ministro Peppe Provenzano (che, a onor del vero, è l'unico che non si è mai autocandidato, dicendosi anzi disinteressato alla corsa per le regionali) sarebbe addirittura superato da De Luca (16% contro 9,6%) in una competizione a tre in cui l’attuale governatore arriverebbe al 24,7; quasi il 50% che non voterebbe nessuna delle opzioni. Una percentuale che sale al 56,4% in caso di faccia a faccia fra Musumeci e Provenzano (finirebbe 29,4-14,2%).

«Perché il governatore sarebbe ancora il preferito? Innanzitutto perché c’è un’esposizione politico-mediatica più forte visto che è in carica, ma anche - annota Panarello - perché c’è la consapevolezza nell’elettorato che Musumeci s’è trovato a gestire una fase delicatissima come quella del Covid. La terza ragione è legata all’appeal dei potenziali sfidanti, magari non visti come proposte innovative».

Tutti i politici sotto il 5

Visto che il competitor più forte è quello che ancora non c’è, diventa ancora più significativa un’altra parte del sondaggio di Keix: la misurazione della popolarità e delle fiducia dei siciliani rispetto ai politici più in vista.
Partiamo da un dato sconfortante per tutti: non c’è nessuno che superi il 5 in pagella. Al primo posto, per un decimale, c’è Cancelleri, che con 4,9 supera proprio Musumeci al 4,8; entrambi godono di un tasso di popolarità alto, che nel caso del governatore sfiora il 95%. Più basse le valutazioni nel centrodestra, in cui quelli che si avvicinano di più al presidente in carica sono De Luca (4,4), Marco Falcone (4,2) e gli assessori regionali Ruggero Razza e Roberto Lagalla, entrambi a quota 4 assieme all’eurodeputata leghista Francesca Donato. Nel fronte opposto, oltre al sottosegretario grillino, spicca Fava (4,6), mentre appaiati a 4,4 ci sono gli eurodeputati Pietro Bartolo e Caterina Chinnici, assieme al deputato regionale del M5S Luigi Sunseri, conosciuto però da appena il 64,5%, il dato più basso rispetto a tutti i politici testati.

Insomma, se partiti e schieramenti sono in cerca di un nome forte, bisogna cercarlo altrove. E, non essendoci un SuperMario siciliano su piazza, l’unica alternativa potrebbe essere la cosiddetta società civile. 
Il borsino dei partiti

E infine la propensione di voto per i partiti. L’operazione più complicata, a oltre un anno dalla corsa per i 70 seggi all’Ars, anche perché realizzata da Keix al netto della composizione delle liste, fattore trainante alle urne.

Prendiamo, allora, come un trend indicativo. Che però riserva numeri su cui riflettere. Il più significativo è che il M5S resta la prima forza in Sicilia, col 22,7% dei consensi virtuali; in calo rispetto al 26,7% delle ultime Regionali, con consensi dimezzati rispetto al “cappotto giallo” alle Politiche. Trend in lieve aumento, invece, per il Pd: col 13,9% sarebbe il secondo partito. Restando al centrosinistra si registra il 4,4% di una lista Fava (al netto del 3,4% di Sinistra italiana e dello 0,7% di Mdp-Articolo1), mentre Italia Viva (4,2%), a prescindere da dove intenda schierarsi, in Sicilia è più forte di quanto i sondaggi la misurano a livello nazionale. Da notare anche il 3,1% di Azione di Carlo Calenda.

Molto interessanti le dinamiche nel centrodestra. Se si votasse oggi, la prima lista sarebbe Fratelli d’Italia, seppur con un 13,7% che è inferiore al dato del partito di Giorgia Meloni in Italia. Sul secondo gradino del podio ci sarebbe la Lega (10,5%), gemellata con gli Autonomisti il cui brand pesa il 2,5%. Forza Italia non va in doppia cifra: 9,2%, poco più dell’8,1% di DiventeràBellissima, il movimento del governatore, che si dimostra radicato.

Il sondaggio di Keix ha provato a valutare anche un partito che non c’è: il cosiddetto grande centro, che unirebbe parte di Iv con l’Udc, il Cantiere popolare di Saverio Romano e Idea Sicilia di Lagalla. Il primo test non è un successo: 3,5%. Ma è chiaro che si tratta di propensione di voto per un soggetto politico che ancora di fatto non esiste. E che, quando ci sarà, punterà sulla presenza di acchiappavoti con una consolidata tradizione alle spalle. Di solito non misurabile nei sondaggi.

Twitter: @MarioBarresi  

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