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Stancanelli "gela" Musumeci: «Io non sono in campo, ma candidato sia di alto profilo»

L'europarlamentare che ha da tempo rotto i rapporti con il presidente della Regione spiega quale dovrebbe essere la strategia e dice no ad una alleanza tra Diventerà Bellissima e FdI

Di Mario Barresi

Stancanelli, quanto le stanno fischiando le orecchie nelle giornate ormai autunnali a Bruxelles?
«Per nulla, perché?»

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Si dicono tante cose sul suo conto.
«Non ne so niente, mi illumini...».

C’è chi è pronto a giurare che lei sia già in lizza da candidato governatore. 
«Sarei ipocrita e bugiardo se dicessi che non mi fa piacere che qualcuno pensa a me come presidente della Regione. Ma vorrei essere chiaro: non esiste una mia autocandidatura, non m’interessa. Sono sempre più convinto, come ripeto da tempo, che la classe dirigente del centrodestra, nell’accezione più ampia possibile, trovi una proposta di profilo alto che riesca ad unire tutte le sensibilità».

Ma un candidato naturale l’avete già: il governatore uscente, che aspira al bis...
«Lo deciderà la coalizione, al momento giusto. Lasciamo fuori il presidente della Regione dai gossip e dalle polemiche e facciamogli finire il mandato. Anzi: aiutiamolo a lavorare, a fare meglio».

Lei fa il diplomatico. Ma si dice è che con Musumeci non vi rivolgete neppure la parola: zero rapporti, dopo un sodalizio che nel 2017 risultò vincente.
«La cosa che mi pesa di più dal punto di vista umano è che Musumeci, così come Razza, mi abbia tolto il saluto dopo l’ultimo e unico congresso di DiventeràBellissima, di cui ero coordinatore regionale. Tenga conto che io ho sempre avuto rapporti umani e politici di rispetto e cordialità anche con gli avversari politici più acerrimi. Ricordo che, da missino, persino con i comunisti, dopo le battaglie in consiglio comunale a Catania, la sera capitava di andare assieme in trattoria. Detto questo, la rottura del rapporto con Musumeci non mi pesa per nulla dal punto di vista politico. E nessuno mi può attribuire responsabilità, nel bene e nel male, rispetto all’attività del governo regionale».

Il governatore ha incontrato Giorgia Meloni, offrendole un’alleanza per le Regionali. Come l’ha presa?
«Per me non c’è nulla di nuovo rispetto a un’intesa con Fratelli d’Italia della quale nel 2019 ero stato il più convinto sostenitore al congresso di DiventeràBellissima. Quando espressi questa tesi, fui non soltanto semplicemente criticato, come sarebbe stato legittimo, ma insultato da Musumeci, freneticamente applaudito, osannato dai tanti che nel movimento adesso bramano lo stesso accordo...».

Ci sta dicendo che è possibilista sull’alleanza? Nel suo partito non la pensano allo stesso modo: sono contrari.
«Io sono coerente e non posso vedere con astio la stessa cosa che due anni fa proponevo. Ma adesso i rapporti di forza sono cambiati e ho il dovere di pensare al futuro del mio partito. Mettendo in guardia la Meloni e gli altri dirigenti: l’accordo non deve trasformarsi nel suicidio assistito della classe dirigente siciliana. Mi spiego meglio: la logica politica va calata nel sistema elettorale delle Regionali. FdI, soprattutto per il traino del consenso di Giorgia, nel 2022 in Sicilia avrà una grande affermazione. Eppure, anche col migliore risultato, eleggeremo un deputato ogni collegio, tranne a Catania e Palermo dove ci sono più seggi...».

Dove vuole arrivare?
«Ci stavo arrivando. Alle Regionali noi ci presenteremo con i nostri uscenti, ma anche con tanti amministratori locali, giovani e donne che credono nei valori e nei programmi del partito. Vale la pena far sì che le liste di FdI siano cannibalizzate dai deputati di Musumeci? È una scelta che va ponderata».

L’assessore Messina, in un recente vertice regionale di FdI, l’ha definita «un carbonaro» che trama contro Musumeci e il suo governo che voi appoggiate...
«Non ero a quell’incontro, perché impegnato a Bruxelles a fare il mio dovere. Mi rifiuto di pensare che il buon Manlio possa avermi attaccato così in mia assenza. Ci sarà stato un equivoco. Lo attribuisco al fatto che è risaputa la mia passione per la carbonara, uno dei miei piatti preferiti assieme alla Norma. Ma, scherzi a parte, soltanto chi non mi conosce può confondere la mia naturale propensione al dialogo con il complottismo. Sono un uomo di destra e ho il culto della comprensione delle ragioni degli altri. E io sono abituato ad ascoltare, sia nei rapporti politici sia nei ruoli di governo. Per il resto, con l’affetto di chi ha molti più anni di lui, consiglierei a Messina di investire il tempo dedicato ai social a letture sull’arte nobile della politica: Machiavelli, Guicciardini, Pareto, Mosca...».

In questa sua propensione al dialogo ci risulta che parli spesso anche con De Luca, che la stima molto. Potrebbe essere lui, magari con i preziosi consigli “made in Stancanelli”, l’alternativa a Musumeci per Palazzo d’Orléans?
«I dirigenti del centrodestra non possono non dialogare con De Luca, riportandolo alle ragioni dell’unità. Alcune sue manifestazioni talvolta non si sposano con un profilo di sobrietà, ma il mio amico Cateno, oltre a un suo consenso, ha intelligenza politica e capacità amministrativa. E non lo si può certo liquidare ogni volta dicendo “parliamo di cose serie”. Merita più rispetto e attenzione».

Ma Salvini rivendica che il candidato governatore sia della Lega e c’è Minardo che scalda i muscoli...
«La rivendicazione della Lega è legittima. Ma penso che nel centrodestra siciliano una classe dirigente che si rispetti, pur nel normale contesto di equilibri e ambizioni sul tavolo nazionale dei leader, sia in grado di confrontarsi e di proporre il migliore candidato possibile».

Che lei proverà a far sì che non sia assolutamente Musumeci...
«Che io proverò a far sì che non sia chiunque riesca nell’impresa di farci perdere nonostante in Sicilia il centrodestra è di gran lunga maggioritario. Sia vincente e soprattutto garantisca buon governo, in cinque anni decisivi, per il Pnrr e non solo, a far spiccare alla nostra terra il salto di qualità per il futuro».
Twitter: @MarioBarresi

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