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La uno, la due o la tre? Meloni al verdetto finale sulla Sicilia e Musumeci resta sulla graticola

Nel centrodestra si cerca un difficile accordo tra Lega Forza Italia e Fratelli d'Italia. Oggi l'incontro tra La Russa e Berlusconi

Di Mario Barresi

Adesso tocca a Giorgia Meloni. Il pallino, dopo il ticket Forza Italia-Lega su Ciccio Cascio candidato a Palermo, è in mano alla leader patriota. Con la mossa di sabato, gli alleati costringono Fratelli d’Italia a decidere (molto in fretta) cosa fare. Una sola scelta possibile, fra tre opzioni tutte ancora aperte, dalla quale dipenderanno anche il destino di Nello Musumeci e lo scenario delle Regionali. 

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FdI conta ancora nell’«intervento» di Silvio Berlusconi, invocato a caldo, che oggi stesso dovrebbe avere un colloquio con Ignazio La Russa, delegato  alle faccende sicule. Il senatore proverà a convincere il Cav  su scelte  «nell’ottica dell’unità della coalizione», secondo quanto trapela da fonti meloniane: tutti uniti per Cascio; così come per Musumeci, subito o con una promessa d’onore. Ma ad Arcore il rating di Matteo Salvini è alto come non mai. E il segnale che arriva da uno dei colonnelli berlusconiani più influenti, Maurizo Gasparri, sembra chiaro: «Avevamo ipotizzato da tempo la candidatura Cascio per il comune. Ci auguriamo il massimo della convergenza sul suo nome», dice il responsabile nazionale enti locali di Forza Italia. Auspicando che «sul  delicato caso Sicilia prevalgano buon senso e coesione». Appare improbabile un dietrofront su Cascio, ma c’è tempo fino a venerdì, giorno della presentazione ufficiale dell’ex presidente dell’Ars. E domani il segretario degli Autonomisti, Roberto Di Mauro, proverà l’ultima moral suasion su  Totò Lentini: sul passo indietro c’è «ottimismo».

A questo punto Meloni è chiamata a scegliere la busta; e Musumeci a comportarsi di conseguenza.

Con la busta numero 1  FdI potrebbe ingoiare il rospo azzurro: convergere su Cascio, mostrando “buona condotta” al resto della coalizione ed evitando la rottura e dunque il rischio di isolamento. Cosicché, rinviando la scelta del  candidato governatore a un secondo momento (magari a spoglio delle Amministrative avvenuto), la leader potrebbe continuare a rivendicare la golden share su Palazzo d’Orléans, soprattutto se FdI dovesse risultare più forte della salviniana Prima l’Italia. La proposta naturale resterebbe il bis dell’uscente. Ma  c’è chi è convinto che, prima o poi, a Meloni, direttamente o tramite La Russa, arriverà la proposta finale: candidare uno dei suoi che non sia Musumeci. E qui le voci, sempre smentite, tracciano l’identikit di Raffaele Stancanelli. In caso di accordo unitario su Cascio, comunque il governatore non dimetterebbe, continuando la campagna elettorale già di fatto in corso con pieni poteri.

C’è poi la busta numero 2. Con dentro la tentazione di convergere su Roberto Lagalla a Palermo. «Non è un tabù», confermano alcuni big di FdI  anche a dispetto dell’endorsement di Davide Faraone. Ma semmai è la base palermitana a ribellarsi per un’alleanza definita «una violenza all’anima del partito»; molto più «naturale», allora, andare su Cascio e poi giocarsi il secondo tempo per le Regionali. In caso di  intesa con l’ex rettore, Musumeci potrebbe optare per un “governo del presidente”: azzeramento della giunta, avvelenando i pozzi degli alleati-nemici con la revoca di tutti i gabinetti, e 12  assessori del fronte amico (FdI, DiventeràBellissima, Attiva Sicilia e Udc, più qualche forzista che ne avesse il coraggio) con cui andare alle elezioni, a quel punto contro il candidato dell’asse Lega-Fi, sostenuto da Autonomisti e altri centristi. Ipotesi «possibile, ma al momento improbabile» sostiene chi ha parlato col governatore non solo per gli auguri di Pasqua.

Meloni ha anche la busta numero 3. Insistere su Carolina Varchi a Palermo e contarsi. Dimostrando che «senza di noi non si può vincere al primo turno», come sostengono alcuni dirigenti siciliani, pur consapevoli del rischio di essere additati «come i responsabili della sconfitta» in caso di exploit giallorosso con Franco Miceli. Se non dovesse andare bene, però, FdI perderebbe quasi tutto il potere contrattuale sulle Regionali. Costringendo Musumeci all’ultima battaglia solitaria, magari con le dimissioni anticipate.

L’ultima versione del piano d’emergenza, per come filtra dal Pizzo Magico, prevede la dead line del 2 maggio. Prima della quale andrebbe cambiato il vicepresidente della Regione (per togliere il forzista Gaetano Armao dall’imbarazzo), nominando una figura all’insegna della fedeltà e dell’affidabilità. In questo scenario, Musumeci lascerebbe anche senza il via libera della finanziaria all’Ars, magari soltanto con il bilancio approvato. Affidando al governo dimissionario, magari rappresentato proprio da un vice meloniano, l’incombenza di affrontare la giungla di Sala d’Ercole. Con la data del 26 giugno puntata sul calendario per le Regionali anticipate. «Noi siamo già pronti, tutti gli altri no», è il grido di guerra emerso dall’ultimo vertice prefestivo al PalaRegione di Catania. Con sul tavolo alcuni sondaggi definiti «molto incoraggianti in qualsiasi scenario».

Twitter: @MarioBarresi

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