Oggi al Parlamento Ue l'esordio dei siciliani (3 riconfermati e 5 “matricole”): primo compito l'elezione del presidente
Ieri anche l'emozione dei deputati isolani non riconfermati per la fine dell'esperienza europea
Il clou, ovviamente, è quello in programma giovedì. Ma prima della rielezione - che qui continuano a dare tutt’altro che per scontata: ci saranno «sorprese che non vi aspettate», dicono - di Ursula von der Leyen al vertice della commissione Ue, si consumeranno altri eventi decisivi per la mappa dell’Europa nei prossimi cinque anni. Il passaggio simbolico di consegne è stato ieri, in un pomeriggio quasi uggioso, con la cerimonia dell’alzabandiera nel cortile dell’ingresso Weiss del Parlamento di Strasburgo, con la banda militare di Eurocorps a intonare l’Inno alla Gioia. In prima fila, con la presidente uscente (e aspirante rientrante) Roberta Metsola, avvistati anche alcuni deputati siciliani non riconfermati: gli ex grillini Ignazio Corrao e Dino Giarrusso e la leghista Annalisa Tardino. Emozionati, quasi commossi, in quello che per loro tre - come per altri - è la scena finale del film da eurodeputati.
The show must go on
The show must go on. Si comincia oggi. Alle 10 a Strasburgo c’è la prima seduta plenaria, quella in cui s’insedieranno i 720 eurodeputati, fra cui 76 italiani. Una giornata particolare, dal punto di vista personale e umano prima ancora che politico, anche per gli otto eletti siciliani, di cui tre riconfermati (Peppe Milazzo con FdI, il neoleghista Raffaele Stancanelli e Caterina Chinnici, ripescata nella lista di Forza Italia dopo il passo indietro di Edy Tamajo) e ben cinque “matricole”: Ruggero Razza (FdI), Marco Falcone (Forza Italia), Peppino Lupo (Pd), Giuseppe Antoci (M5S) e Leoluca Orlando (Avs), Saranno anche loro a esprimersi sul bis di Ursula: indecisi i meloniani, ostili cinquestelle e sinistra, nemici giurati i leghisti, fino a ieri sera gli unici voti siciliani certi per il secondo mandato della presidente della Commissione sono quelli azzurri dei forzisti Falcone e Chinnici e del dem Lupo.
Il primo compito
Ma il primo compito in ordine di tempo sarà eleggere il presidente del Parlamento. Secondo le regole dell'Aula fino alla sua scelta non si possono tenere dibattiti o votazioni. All'apertura dei lavori quindi oggi ci sarà la votazione e non si attendono sorprese: la popolare maltese Metsola sarà riconfermata al ruolo, anche con molti consensi che arriveranno da deputati di destra che però non sosterranno von der Leyen. Non sembra affatto competitiva la proposta anti-Metsola che arriva dalla sinistra, che propone la spagnona Irene Montero, esponente di Podemos
Il passaggio politicamente più atteso dagli euro-analisti sarà quello successivo. Sempre oggi, a meno di sorprese, dovranno essere scelti anche i 14 vicepresidenti dell’Eurocamera. E qui casca il primo asino comunitario: i numeri si fanno più incerti, almeno per i Conservatori e riformisti (Ecr), il gruppo di cui Giorgia Meloni è considerata la leader di punta. I vice, per prassi, vengono assegnati ai vari partiti in base alla forza numerica dei rispettivi gruppi politici: i più grandi hanno a disposizione più posti, solitamente nelle ultime legislature popolari e socialisti hanno fatto man bassa di queste cariche. Escludendo di fatto la destra radicale.
Ma si dà il caso che in questa legislatura la destra sia elevata al cubo. Oltre a Ecr, che assume sempre più le sembianze di gruppo conservatore non estremista, c’è la cosiddetta ultradestra dell’Europa delle nazioni sovrane (quello fondato dai tedeschi di Afd, per intenderci) e poi c’è anche l’altra destra dei patrioti per l’Europa, di Viktor Orbán, Marine Le Pen e Matteo Salvini. Il punto adesso è uno: anche l’Ecr rientrerà nel «cordone sanitario» con cui i gruppi della maggioranza Ursula vogliono circondare le destre?
Molto dipenderà dalla linea di Meloni (e non solo) sul bis di von der Leyen, ma c’è anche un minimo sindacale da difendere: nella legislatura appena conclusa i conservatori hanno avuto un vicepresidente del Parlamento, il lettone Roberts Zile, e un presidente di commissione, il belga Johan Van Overtveldt, anche perché di provenienza da partiti ritenuti più moderati. Ottenere di meno, nella partita che si apre oggi, per Ecr sarebbe una sconfitta.
Uno scenario che, dentro i palazzoni di vetro di Strasburgo, è collegato da evidenti vasi comunicanti a ciò che succederà giovedì. O che non succederà. Questi i conti col pallottoliere del nuovo Parlamento: su 720 deputati von der Leyen ha bisogno di almeno 361 voti. In teoria lo zoccolo duro della maggioranza composta da popolari, socialisti e liberali può contare su 401 voti, ma con lo scrutinio segreto (a Strasburgo come all’Ars: tutto il mondo è paese…) si prevedono fino a 50 franchi tiratori. Decisiva sarà la linea dei 53 Verdi ma un “aiutino” potrebbe venire da una parte di Ecr, magari se Giorgia Meloni ottenesse qualcosa di grosso in cambio.
E allora ecco l’ultimo scenario: se ne riparla a settembre? Ipotesi improbabile, eppure non impossibile, quella che alla fine la fiducia non venga accordata. In tal caso il Consiglio europeo dovrà poi proporre un nuovo candidato entro un mese, che sarà poi votato dal Parlamento nella sessione prevista per settembre. Va da sé che sarebbe un disastro per i dioscuri della maggioranza Ursula.