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Pd, Barbagallo: «Il vento di rinnovamento di Schlein arriva anche in Sicilia, basta inciuci e accordicchi»

Il segretario regionale annuncia la sua ricandidatura in vista del congresso dem: il suo "rivale" non sarà Antonello Cracolici che ha rinunciato

Mario Barresi

06 Maggio 2025, 14:05

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Nel pomeriggio arriva la soffiata alle agenzie, da «fonti dell’area che in Sicilia fa riferimento alla segreteria nazionale del Pd»: 80 firme a sostegno della candidatura di Anthony Barbagallo a segretario regionale del partito. Tra i firmatari l’ex ministro Peppe Provenzano, il vicecapogruppo in Senato Antonio Nicita, le parlamentari nazionali Giovanna Iacono e Stefania Marino, i deputati regionali Nello Dipasquale e Dario Safina, l’ex eurodeputato Pietro Bartolo, il coordinatore regionale della mozione Schlein, Sergio Lima. Il che, oltre alla conferma della discesa in campo di Barbagallo che aspira al bis, è anche uno spoiler del nome della sua mozione: “RigeneriAmo il Pd”.

Onorevole Barbagallo, lei è il segretario uscente: se il Pd siciliano va «rigenerato», allora significa che qualcosa non funziona.

«Veramente pensavo che la prima domanda fosse sul perché ho deciso di ricandidarmi alla segreteria regionale…».

Quella è la seconda. Risponda alla prima: perché il Pd siciliano ha bisogno di essere rigenerato?

«Il partito in Sicilia ha alcune tribolazioni e “rigenerare” è il verbo di cui si ha più bisogno. E quello che si sta per aprire sarà un congresso di ricostruzione. Di rigenerazione, appunto. Nessuno spazio ad accordi al ribasso, ma un confronto, sano e leale, su ciò che dev’essere il Pd anche in Sicilia. E cioè un partito, aperto e includente, che abbia la schiena dritta e le idee chiare. Un Pd che rispecchi, anche nella nostra isola, il vento di cambiamento innescato dalla segreteria di Elly Schlein».

E lei, riproponendosi alla guida della segreteria regionale, ritiene di poterlo incarnare, questo Pd a trazione Schlein?

«Io ho la responsabilità di guidare la mozione che si rifà all’area Schlein, con un programma in cui il Pd, in sintonia con il lavoro della nostra segretaria, deve tornare a essere vincente, ma senza scendere a compromessi, rappresentando, anche attraverso il cambiamento di metodi e linguaggi, l’alternativa vera alle destre che governano a Roma e alla Regione. Questo obiettivo si raggiunge con il coinvolgimento di un gruppo dirigente di qualità, con un rinnovato protagonismo dei nostri circoli, asse portante del partito siciliano, ma anche aprendo le porte ancora di più di quanto non l’abbia già fatto negli ultimi anni. Alla società civile, alle associazioni, al mondo ambientalista. E sopratutto ai giovani».

Auspica porte aperte a un bel po’ di gente, ma le ha chiuse al popolo delle primarie: il prossimo segretario del Pd siciliano lo eleggeranno soltanto gli iscritti.

«Il tema non è eleggere il segretario, ma scegliere il modello del partito che vogliamo costruire tutti assieme. Il punto, secondo me, è come il Pd possa riuscire a coinvolgere chi non s’è iscritto e si potrebbe iscrivere. Per questo sarà interessante confrontarsi con gli altri sulle proposte concrete. Più candidati di spessore ci saranno e meglio sarà».

Non ha fatto il nome, ma l’unico in campo contro di lei sarebbe stato Cracolici. Che non ha sostenuto la mozione di Bonaccini, ma è il candidato dei bonacciniani. Visto che a lei piace tanto il calcio: sarà una partita Barbagallo-resto del mondo?

«Questo bisogna chiederlo al resto del mondo: c’è una buona parte di gruppi dirigenti che non s’è schierata con noi, ma la mozione “RigeneriAmo il Pd” non è firmata soltanto dallo zoccolo duro dell’area Schlein che si scommette su di me. In quel documento ci sono le firme dei segretari di quasi tutte le federazioni, di tanti e tante rappresentati nelle istituzioni nazionali e regionali attuali e del passato, di sindaci e amministratori locali. Non è un mero elenco di nomi ma di storie che insieme ci aiuteranno a cambiare questo partito».

Comunque è l’area Schlein che prova a confermare il proprio segretario.

«Non è esattamente così. Le faccio una rivelazione: quando parlavo di “cambiamento di metodi e linguaggi” e di costruzione di “una vera alternativa alle destre” pensavo anche a un preciso passaggio politico c’è s’è consumato proprio nelle ultime ore: ho rivolto un invito a Valentina Chinnici (deputata regionale del Pd, ndr) ad accettare l'incarico di vicesegretaria. Un invito rivolto non solo a lei, ma anche al mondo che si riconosce nell'impegno del mio collega Gianni Cuperlo per aiutarci a compiere insieme un ulteriore salto di qualità. Per costruire insieme un partito più forte, più incisivo e accogliente e all’altezza della sfida»

E Cracolici? Non ne vuole parlare?

«Io, se Antonello domani (oggi per chi legge, ndr) ufficializzasse la sua scelta, sarei contento di una candidatura che contribuirà a una crescita del confronto congressuale».

Se lei si erge a rigeneratore del Pd, il suo rivale cosa rappresenta?

«Spero che il nostro orizzonte sia lo stesso e che nessuno voglia cadere nella tentazione di istanze di conservazione , con inciuci e accordicchi per congelare le rendite di posizione di un blocco dirigente che si perpetua da molto tempo».

Dietro alla candidatura del presidente dell’Antimafia regionale c’è quasi tutto il gruppo dem dell’Ars. Quanto ha pesato la sua minaccia di denunciare ai pm il caso delle mancette nella finanziaria?

«Se mi sta chiedendo se rifarei quello che ho fatto la risposta è sì. L’intransigenza, su temi delicati come questo e altri, è una necessità per un Pd che vuole essere baricentro dell’alternativa al centrodestra e a Schifani. Non possiamo essere, né sembrare, titubanti se vogliamo guidare la coalizione che si propone il riscatto della Sicilia, puntando su sanità pubblica, scuola, lavoro, ambiente, ricambio generazionale, solidarietà, accoglienza. Bisogna avere atteggiamenti radicalmente da opposizione: noi siamo diversi da loro. Se vogliamo battere la destra, dobbiamo avere la coscienza a posto. Quindi al tavolo delle prebende e delle clientele il Pd non si siede nemmeno. Altra cosa è un modello di partecipazione vera, costruito con la fiducia e con l’entusiasmo. Ma confrontandoci con chi vuole davvero costruire un’alternativa».

Chi sono i vostri compagni di viaggio? E con quali rapporti di forza?

«Il Pd ha l’ambizione, tutt’altro che nascosta, di essere il baricentro, la sintesi e dunque anche la guida di una coalizione che unisca il vero campo progressista. Ovviamente i nostri interlocutori sono il M5S e Avs. Ma penso anche a tutti i movimenti, politici e civici, chiaramente schierati all’opposizione, oltre che a decine e decine di sindaci e amministratori locali senza tessera di partito, molti dei quali si sentono traditi dal centrodestra, come i risultati di alcune sfide nelle elezioni provinciali hanno dimostrato. Il centrodestra non è imbattibile, la riscossa è già cominciata e coinvolgerà prima la scelta dei sindaci di alcune città importanti e poi il governo della Regione».

Il segretario del principale partito di una coalizione è automaticamente il candidato alla presidenza della Regione?

«Sulla scelta dei candidati noi del Pd abbiamo già ricevuto delle pesanti scottature nel recente passato, sia nelle primarie con gli alleati sia nella scelta dei nostri nomi. Quindi mi conceda il beneficio della pazienza: prima sediamoci attorno al tavolo del campo progressista e poi ne parliamo. Con la consapevolezza che, al momento giusto, il Pd avrà molta voce in capitolo».