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Pd, fra scontri e sospetti scoppia la sindrome del “Trono di spade”

Di Mario Barresi |

CATANIA – L’unico timido lenitivo, in una mattinata avvelenata, è l’ironia. «Ma se Bianco è Macron, allora Firrarello chi è, Chirac?», sussurrano i più infuriati, acerrimi detrattori di quel sondaggio. Che incoronerebbe, con il 37%, il sindaco di Catania come il più bello del reame dem. Numeri. Niente di più incerto, nel Pd siciliano. Qualcuno ne mette in dubbio l’autenticità; c’è chi sfodera altri dati, molto differenti. Intanto Rosario Crocetta arriva a Palazzo d’Orléans, ornato d’un ghigno beffardo. «C’è un errore, in quel sondaggio…», afferma con tono serioso. Qualcuno pensa che non gli basti il suo pur dignitoso 16%. Ma il punto è un altro: «Faraone non può essere al 5 per cento, c’è un errore», gela i suoi. E poi con una crassa risata: «Non ci arriva, al 5. Ha molto meno…».

Le freddure per raffreddare il clima surriscaldato dalla «fuga» di Bianco. Così – in gergo ciclistico, ma non solo – viene considerata l’ipotesi delle dimissioni da Palazzo degli Elefanti. Per arrampicarsi, solitario, sulla salita (perché tale resta) della candidatura alle Regionali. Così è, se vi pare. Sia per chi – nel partito, ma non solo – lo considera l’unico campione capace di giocarsela in volata contro i grillini, sia per chi è certo che sarà presto riacciuffato dal gruppone di inseguitori, o magari gli si fora una ruota.

Comunque andrà a finire, la trattativa Bianco-Nazareno apre un altro doloroso squarcio sul Pd siciliano. Impegnato, dopo la notte dei lunghi coltelli per le liste renziane delle primarie (e lì qualche fendente colpì pure Enzo) in una tregua fra le varie tribù. «Di Regionali ne parliamo dopo il 30 aprile», s’era detto. Con ipocrisia privata e lealtà pubblica. Eppure domenica sarebbe il penultimo giorno utile per la “EnzExit”. E quindi, senza stare troppo a sottilizzare su matrice dei corteggiamenti e direzione degli ammiccamenti, l’accelerazione è una scelta obbligata.

 Ma non è detto che, anche senza la garanzia di una candidatura primarie-free dal Pd nazionale, Bianco non decida comunque di tuffarsi nella mischia, pressato soprattutto da Ap e Centristi.

Le reazioni nel Pd e fra gli alleati? Le più disparate. Silenzio di tomba, pur tradito da segnali nervosismo, sul fronte di Davide Faraone. Non parla con i giornalisti, il sottosegretario alla Salute. «Io la politica sono abituato a farla in altro modo, con i fatti e con la lealtà», è l’unico segmento sonoro di sfogo raccolto da fonti a lui vicine. Le quali ribadiscono che «Bianco non è mai stato in partita», evocando altri sondaggi in cui il rivale non è stato sondato. Non parla nemmeno Totò Cardinale, socio faraoniano e azionista renziano: senza risposta un nostro sms mattutino con richiesta di commento sul Liotru-gate. In serata strappiamo una stringata dichiarazione al segretario regionale di Sicilia Futura, Nicola D’Agostino. «La nostra posizione? Identica a quella già espressa: la scelta del candidato della coalizione va fatta con le primarie, un metodo che peraltro mi pare sia condiviso dal segretario del Pd».

E allora, lupus in fabula: Fausto Raciti che dice? Primarie. «Per obbligo statutario e per linea concordata con gli alleati». Ma con due ma. Il primo: «Se ci fossero nuovi elementi, magari evidenziati dalla segreteria nazionale, andrebbero valutati». Il secondo: «Qualsiasi scelta presuppone il rispetto di Crocetta, presidente in carica, che il Pd non può trattare da ospite».

“Radio Orfini” gracchia l’indiscrezione di un Antonello Cracolici innervosito. Più dal sospetto di un collaborazionismo di Raciti nell’operazione-Bianco che dal 5% del sondaggio. Ma l’assessore all’Agricoltura, altro candidato in lizza, sembra sereno. Non resiste alla tentazione della battuta: «Qui ci siamo svegliati un po’ tutti Macron… Mi sembra un quadro stucchevole». E poi argomenta con saggezza: «Vorrei sottrarmi dalla corsa verso il baratro. Ho manifestato la disponibilità a metterci la faccia, ma se ci sono le condizioni. S’è parlato di larghe intese per le Regionali, ma noi abbiamo difficoltà pure a fare le piccole intese dentro casa nostra». Cracolici non ci sta «al gioco a chi arriva prima senza un luogo da cui si parte», ovvero le primarie, col rischio di «approssimazione e velleitarismo».

Bianco, paradossalmente, è più amato fuori dal Pd che dentro. Fra gli alfaniani, però, Dore Misuraca frena. Invocando «un modello Orlando anche per le Regionali», magari con «una candidatura autorevole e moderata». Eppure, «qualsiasi altra ipotesi va preventivamente posta e discussa all’interno di un eventuale accordo di coalizione, al di fuori del quale è chiaro non troverebbe il nostro consenso».

Il sindaco di Catania, però, incassa il sostegno di altre componenti del Pd. A partire da AreaDem, col bollino di garanzia di Anthony Babagallo e il silenzio complice di Peppino Lupo. Bianco potrebbe anche essere gradito all’area Orlando, nella quale la corrente della Cgil catanese di Concetta Raia e Angelo Villari prova a smussare i vecchi rancori fra lui e Giuseppe Berretta.

E poi c’è Crocetta. Convinto di giocarsela fino in fondo, anche da solo. Ma magari tentato, in un fantapolitico gioco della torre, di buttare giù Faraone e Cracolici assieme, tenendo Bianco come «minore dei mali». Forse soltanto una potenziale arma di ricatto nei confronti di chi gli fa la guerra dentro il Pd: il governatore che si stacca da solo la spina, prima della scadenza ufficiale della legislatura, per rimettere in corsa il sindaco anche dopo le mancate dimissioni da Palazzo degli Elefanti. Farneticazioni? Una cosa è certa: Crocetta non vuole fare la vittima sacrificale di un Pd in piena “sindrome del Trono di Spade”.

 

Un gioco di potere, contorto e sanguinoso, nel quale Rosario – angelo pasoliniano – rivendica un ruolo. E lo esercita. Fino a ieri mattina, quando qualche occhio indiscreto ha notato prima la sua scorta sotto la residenza palermitana del leader forzista Gianfranco Micciché e poi il governatore che usciva dal palazzo di piazza Politeama.

Traveggole di primavera? Può darsi. Ma, se non fosse così, che ci faceva Crocetta a casa di Micciché? Soltanto chiacchiere da Finanziaria? O cos’altro?

Twitter@MarioBarresi

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