Province: i veti incrociati bloccano i giochi, centrodestra verso il “liberi tutti”. «Ma la exit strategy c’è»
Mappa possibile: Fi due posti (Ragusa, Enna o Trapani), Agrigento a FdI, Lega a Caltanissetta e Mpa a Siracusa
Tutto fermo. Lo stallo del centrodestra siciliano sulla scelta dei candidati unitari alle elezioni provinciali s’è talmente incancrenito che adesso possono esserci due scenari opposti: o un “liberi tutti”, con alleanze «gestite a livello locale», comprese alcune ammucchiate trasversali con il fronte progressista per eleggere sindaci civici; oppure un accordo in stile “tanto peggio, tanto meglio”, da sottoscrivere, dopo una «pausa di riflessione di 24 ore», fra leader che stavolta hanno addirittura deciso di non aggiornare il vertice di ieri. «Ci sentiamo per telefono», l’unico appiglio per una soluzione che sembra lontana, pur essendo, per qualcuno dei più pragmatici, «a un centimetro, se non si vuole fare implodere la coalizione».
Non è più tempo di tattiche o di trattative felpate. Nell’incontro a Palermo, durato oltre tre ore e mezza, volano gli stracci. Con più di un momento di tensione, scandito da toni di voce che somigliano sempre più a urla. Nemmeno il fair play del neo-commissario di Fratelli d’Italia, Luca Sbardella (anche ieri seduto al tavolo), stavolta è riuscito a facilitare la ricomposizione di un puzzle in cui a ogni incontro vengono a mancare nuovi tasselli. L’accordo complessivo resta in alto mare perché non si trova la quadra in nessuno dei sei Liberi consorzi in palio.
E così Ragusa, che sembrava “appaltata” a FdI con la sindaca di Comiso, gradita a Giorgio Assenza, resta più che mai in discussione perché non c’è il passo indietro di Gianfranco Fidone (Acate), sostenuto dal dc Ignazio Abbate, mentre fa sempre più capolino il ragusano Peppe Cassì; su Siracusa non c’è la convergenza sul civico Michelangelo Giansiracusa e anche l’ipotesi di Francesco Italia, sindaco del capoluogo, è frenata da veti incrociati fra cui quello del forzista Riccardo Gennuso, che fa asse con Noi Moderati di Saverio Romano per Daniele Lentini (Francofonte); Enna rimane virtualmente promessa all’Mpa, che però aspetta un ddl all’Ars per sbloccare lo sbarramento ai sindaci con meno di 18 mesi di mandato davanti, per puntare su Maria Greco (Agira), mentre FdI chiede il posto per Nino Cammarata (Piazza Armerina) facendo innervosire la forzista Luisa Lantieri che minaccia l’accordo sottobanco con il Pd pur di arginare la concorrenza meloniana; ad Agrigento l’asse fra l’autonomista Roberto Di Mauro e il forzista Riccardo Gallo per Angelo Balsamo (Licata) non riesce a superare le ostilità degli alleati, soprattutto FdI; Forza Italia non molla Caltanissetta, unica candidatura rivendicata dalla Lega per il sindaco civico di Niscemi, Massimiliano Conti, finché non si sbloccano le altre caselle, a partire da Trapani, dove non è più scontatata la candidatura di Giovanni Lentini (Castelvetrano).
Insomma, un gran caos. Nel quale Raffaele Lombardo ha provato a infilare la sua «proposta di buon senso»: candidare i sei sindaci dei capoluoghi, civici compresi. Respinta al mittente dagli alleati: «Sono tutti amici tuoi». Il leader autonomista, con il filo che tutti stanno tirando e il rischio che si spezzi, sembra però molto a suo agio. Anche perché è quello che ha più da guadagnare da una destrutturazione del centrodestra alle elezioni provinciali di secondo grado. A scadenza immediata, con schemi civici-trasversali che potrebbero rivelarsi vincenti in almeno tre casi. E poi in prospettiva, dimostrando che la linea di Renato Schifani, fondata sul patto di ferro con Totò Cuffaro e Luca Sammartino e la reciproca lealtà con FdI, non funziona. E dunque va rivista. Con nuovi equilibri, a partire dal sottogoverno prossimo venturo.
Ma c’è chi ha in tasca lo «schema per chiudere»: due Province a Forza Italia (tra Ragusa, Enna e Trapani, con quest’ultima a un candidato «condiviso»), Agrigento a FdI, Caltanissetta alla Lega e Siracusa all’Mpa, con Dc e Noi Moderati disposti a rinunciare alle candidature «per il bene del centrodestra di governo». Non c’è un nuovo appuntamento fissato, ma «se riusciamo a vincere le logiche incendiarie», confida qualcuno, l’accordo è ancora possibile. L’alterntiva? «Lo sfascio totale». Di cui Schifani dovrà assumersi la responsabilità politica.