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Regionali, i big delle preferenze decisivi per l’elezione di Schifani: tutti i numeri del voto in Sicilia

L'analisi sul voto per il rinnovo dell'assemblea regionale: il 35% degli elettori di Fdi ha votato solo per il simbolo, in Forza Italia 2/3 per il candidato forte

Di Mario Barresi |

Quanto hanno pesato, sui risultati delle Regionali, i “signori delle preferenze”? E quanto, invece, il voto d’opinione espresso  per i leader nazionali o siciliani senza scrivere alcun nome di candidato nella scheda verde? Senza ancora i dati definitivi delle famigerate 48 sezioni elettorali mancanti (43 nel Siracusano), si può comunque tracciare una chiara mappa.

Nel centrodestra del neo-governatore Renato Schifani la matrice dei consensi è molto diversa. Fratelli d’Italia, il partito più votato alle Regionali, ha goduto evidentemente dell’effetto election day. Sui complessivi 28.345 voti di lista, infatti, ben il 35% è senza  preferenza per i  candidati. Un investimento di fiducia, in linea col trend delle Politiche, sulla futura premier Giorgia Meloni. Rispetto al 26% nazionale il risultato di FdI in Sicilia è stato molto inferiore: al Senato il 18,4%, alle Regionali il dato scende al 15,1%. Quanto basta, però, per essere la prima forza di centrodestra all’Ars, grazie però agli oltre 100mila voti soltanto al simbolo col nome Meloni. Gli unici deputati  eletti all’Ars  che hanno superato quota 10mila sono Alessandro Aricò (11.510) e Fabrizio Ferrara (10.468) a Palermo su 77.145 voti di lista; Gaetano Galvagno (13.961) e Dario Daidone (11.038) su 73.340 a Catania. Il collegio in cui i candidati pesano di più è Messina,  71,7%, trascinato dalle performance di Pino Galluzzo (8.951) ed Elvira Amata (7.008); a Trapani la metà dei circa 20mila elettori meloniani non ha scelto alcun candidato. Analogo trend a Enna; su 5.171 voti di lista (7,5%, di gran lunga il peggior risultato: meno della metà della media regionale), appena il 52,5% va ai candidati, fra cui Elena Pagana.

Una situazione simile in Forza Italia, che all’Ars si piazza seconda (14,7%) a meno di 7mila voti dagli alleati patrioti. Risultato molto più robusto del 10,7% alle Politiche nell’Isola, comunque superiore all’8,2% nazionale. Ma anche in questo caso  regge  il brand di Silvio Berlusconi: il 31% alle Regionali ha barrato soltanto il simbolo.

La matrice del voto forzista è però a macchia di leopardo. Ci sono province in cui le preferenze sono decisive: a Enna per l’80,6% (con i 7.005 di Luisa Lantieri su 12.163 di lista), ad Agrigento per il 79,3% (25.200, quasi la metà fra Riccardo Gallo e Margherita La Rocca Ruvolo), a Siracusa per il 76,1% (un terzo dei 18.764 sono di Riccardo Gennuso), a Palermo per il 75,8% (su 78.187 voti alla lista, 21.700 quelli di  “Mr. Preferenze” Edy Tamajo), a Catania e Caltanissetta per 75,1%, con rispettivamente Marco Falcone e Nicola D’Agostino (13.352 e 9.552 voti su 61.682) e Michele Mancuso (8.160 su 19.123). Ma ci sono collegi in cui gli elettori azzurri hanno scelto solo la bandiera tricolore col nome del Cav: addirittura quasi il 77% a Messina, oltre il 60% a Ragusa. 

Molto diverso è invece il quadro delle altre liste del centrodestra. Nella Lega sembra non pesare più l’appeal personale di Matteo Salvini. All’Ars, su 127.454 voti alla lista (col simbolo aggiuntivo di Prima l’Italia), ben 118.549 sono con preferenza: il 93%. Le punte record, con il 95% circa, a Trapani (oltre 12mila voti fra Mimmo Turano ed Eleonora Lo Curto sui 16.965 totali) e ad Agrigento (Carmelo Pullara 8.948 su 16.709). Ma il numero più significativo in termini assoluti è sotto l’Etna: con 36.879 preferenze espresse su 39.236 alla lista (il 94%), Catania, oltre a doppiare Palermo come voti complessivi, rappresenta il 30,7% della Lega in Sicilia. E Luca Sammartino (21.011 preferenze personali), “detiene” da solo il 16,4% del consenso salviniano nell’Isola,  al netto degli altri suoi seguaci candidati a Catania e nelle altre province. Un’altra considerazione sulla matrice dei voti al Carroccio: il 6,8% alle Regionali (127mila voti    ) è superiore al 5% al Senato (alla Camera 5,3% nella circoscrizione orientale e 4,7% a ovest, per un totale di 103.188 voti), ma evidentemente anche alle Politiche è stato decisivo il peso degli acchiappavoti siciliani. 

Ben più forte, com’era prevedibile, il peso dei “santini” elettorali nei risultati dei movimenti di Raffaele Lombardo (Popolari e Autonomisti al 6,8%) e  Totò Cuffaro (6,5% la Nuova Dc). Nel primo caso la percentuale delle preferenze sul risultato di lista è la più alta in assoluto alle Regionali: il 95,8%. Ciò significa che il voto d’opinione è inesistente. Tassi da record a Caltanissetta (98,6%) e a Enna (96,8%), che però non sono bastati a far scattare il seggio. Più efficaci, visto l’esito finale, i 6.673 voti di Peppe Carta a Siracusa (96,6%), i 7.916 di Roberto Di Mauro ad Agrigento (96,4) e, naturalmente, i 41.723 dei candidati  sui 43.588 presi a Catania, più di 1/3 del totale regionale, dove spicca Giuseppe Lombardo, nipote del leader, con 14.132 voti.

Allo stesso modo l’effetto-nostalgia dello scudo crociato non è stato decisivo per  Cuffaro. La Nuova Dc, su 121.691 voti, ne incassa 114.051 grazie ai candidati. Un minimo sostegno ideologico” si registra a Enna (35%), altrove contano i portatori di voti. Si sfonda il tasso del 95% a Caltanissetta (ma niente seggio) e a Ragusa, dove Ignazio Abbate, ex sindaco di Modica eletto, porta alla lista 12.493 voti su  13.701, ovvero 9 su 10. Curiosità statistica: i 25 voti di Serafina Marchetta (che entrerà all’Ars grazie al listino) rappresentano  lo 0,2% dei 12.443 della Nuova Dc a Trapani. 

Tirando le somme, dunque, i padroni del consenso  hanno trascinato la vittoria di Schifani: nell’Isola il centrodestra sale dal 35% alle Politiche al 42% alle Regionali, sfruttando sì il voto “politico” di Meloni (e in parte di Berlusconi), ma col contributo decisivo dei candidati di Autonomisti, Nuova Dc e anche della Lega. Sul totale di 934.322 voti di  coalizione, ben 728.141 sono con preferenze:  quasi il 78%, con picchi a Ragusa (95%), Catania e Siracusa (93%). Un dato che il presidente, anche dalle prime fasi della trattativa sulla composizione della giunta, con «assessori-politici competenti» (si presume quasi tutti deputati eletti, «con qualche eccezione»), sembra avere ben chiaro in testa.

Molto differente è la mappa del voto nelle coalizioni sconfitte. Agli antipodi c’è il Movimento 5 Stelle. Che, pur perdendo molto del bottino alle Politiche (in Sicilia 573mila voti alla Camera, con picco massimo del 30,7% nella circoscrizione occidentale), all’Ars deve il 13,6% (254.974 suffragi, cioè meno dei 321.142 del candidato governatore Nuccio Di Paola, quarto col 15,2%) e gli 11 deputati eletti alla tenuta del consenso d’opinione. Senza aprire dibattiti sul popolo del reddito di cittadinanza, basta guardare i dati: il 68% degli elettori grillini, alle Regionali, hanno barrato il simbolo senza indicare alcun candidato. I voti di preferenza sono stati appena 81.755, con punte minime a Enna (14,8% di incidenza), Palermo e Catania (28%). Nei due collegi più grossi i primi degli eletti del M5S incidono ben poco sulle liste: Adriano Varrica 5.823 preferenze su 76.553, Jose Marano 3.617 su 57.144. Più importante il contributo dei candidati di Agrigento (45,3%, con la sfida al fotofinish fra Angelo Cambiano e Giovanni Di Caro, entrambi sopra quota 4mila), Caltanissetta (38,5%, con i 3.762 voti di Di Paola su 14.630) e Ragusa (Stefania Campo 3.723 su 17.871).

Anche il Pd gode di una discreta spinta del voto di partito. Mantenendo all’Ars, con il 12,8%, più o meno la stessa percentuale delle Politiche (comunque molto più bassa del 19% nazionale), i dem siciliani incassano all’Ars  quasi il 42% di voti solo al simbolo. La tendenza ha la punta più evidente a Catania (appena la metà dei voti ai candidati, con i 7.697 del segretario regionale Anthony Barbagallo poco influenti sui 43.922 di lista) e quella opposta a Enna, dove le preferenze rappresentano l’82%, con i 12.528 di Fabio Venezia sui complessivi 16.479. In mezzo c’è Palermo: 36.358 preferenze sui 64.749 di lista, con i 7.031 di Valentina Chinnici, i 4.657 di Antonello Cracolici e i 4.264 di Mario Giambona tutti importanti ma non decisivi. Nel terzo polo Azione-Iv, non ricompreso nel grafico, il 2,1% all’Ars (identico al risultato del candidato Gaetano Armao, a fronte di una punta del 5,6%  alla Camera in Sicilia ovest) proviene al 29,4% da voti senza preferenze. 

Infine, il fenomeno Cateno De Luca.  L’analisi delle liste del candidato governatore secondo classificato (con il  24%) è interessante. Entrando nel dettaglio sul 18,2% complessivo dei nove simboli (non presenti in tutti i collegi provinciali; ci sono ovunque De Luca Sindaco di Sicilia, Sicilia Vera e Orgoglio Siculo, quest’ultimo con l’eccezione di Palermo), si scopre che “Scateno” ha regalato quasi il 47% di voto d’opinione. Appena del 33% il peso dei candidati a Siracusa, 36% a Enna. Catania e Palermo sono appaiate al 45%: anche qui grande fiducia al leader, ma eleggendo comunque deputati nell’unica lista che entra all’Ars. Tre esempi: Ludovico Balsamo e Davide Vasta con 4.685 e 2.966 preferenze su 63.063;  Ismaele La Vardera con 6.734 su 28.769.

Un dato importante: l’incidenza delle preferenze sulle liste s’abbassa di tanto se si considera solo l’“ammiraglia” De Luca Sindaco di Sicilia, in cui influisce per appena il 43%, con punte minime a Siracusa (30%), Catania e Trapani (34%). Ciò significa che in fondo la strategia elettorale di “Scateno” era corretta: puntare su un simbolo forte, trascinato dal suo consenso personale, a cui aggiungere i voti raccolti da 173  candidati disseminati in tante altre liste. Ma ha fatto male i conti: gli sono mancati i “signori delle preferenze”. Gli stessi decisivi per la vittoria di Schifani.

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