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Regione, dopo il rimpasto manca il vicepresidente. Resa dei conti «con calma» in autunno

Alleati in pressing su Schifani. Ma la nomina del vicario si farà «dopo l'estate» Restano in nodi Turano e Scarpinato, e un Mpa ancora senza assessori

Mario Barresi

07 Agosto 2024, 18:32

Renato Schifani

La scelta del vicepresidente? «Dopo l’estate, con calma, affronteremo l’argomento», risponde Renato Schifani definendo il ruolo «più politico che operativo». A dire il vero non è proprio così: da quasi quattro mesi il governo regionale è privo di una figura prevista dallo Statuto che, all’articolo 9, dispone che il vice «sostituisce in caso di assenza o di impedimento» il presidente della Regione. Cent’anni (e più) di salute fisica e politica al governatore, ma la mancata nomina in teoria potrebbe aprire un corto circuito istituzionale senza precedenti.

Il punto di caduta è nella tempistica: tema rimandato a settembre. Come tanti altri che, chiuso il “rimpastino”, restano sul tavolo. Scaraventati lì dagli alleati, insoddisfatti e insaziabili, di un centrodestra siciliano che sembra non avere pace. Partiamo proprio dal posto lasciato vacante da Luca Sammartino dopo le dimissioni dello scorso 17 aprile a seguito dell’inchiesta per corruzione. Schifani ha atteso con ammirevole lealtà l’esito dell’iter giudiziario del leghista a cui avrebbe ridato volentieri l’assessorato all’Agricoltura e i galloni di vice. Ma, bocciato il ricorso contro la sospensione, resta l’ultimo step in Cassazione. Con tempi lunghi. E dunque la vicepresidenza è in palio. Non per la Lega, rappresentata in giunta dal neo-arrivato Salvatore Barbagallo e da Mimmo Turano, inviso a Schifani. La scelta più nelle corde del governatore sarebbe il meloniano ritenuto più affidabile: Alessandro Aricò. Ma nella stanza dei bottoni di Palazzo d’Orléans s’è pensato di usare la vicepresidenza (turandosi il naso per il destinatario: Roberto Di Mauro, più volte nel mirino del presidente) come parziale ricompensa a Raffaele Lombardo, rimasto senza il secondo assessore che Schifani, davanti ad Antonio Tajani in occasione dell’accordo elettorale per le Europee, gli aveva promesso per «quando avrete il quinto deputato». Detto, fatto: è arrivato il deluchiano Ludovico Balsamo, dopo i 90mila voti di Caterina Chinnici. Ma del secondo assessore manco l’ombra. Ed è per questo che fonti autonomiste, interpellate da La Sicilia, giurano che il posto di vice «non è una nostra richiesta». Meglio aspettare, «quando di deputati ne avremo sei o magari sette», sibilano i lombardiani confidando nell’esito positivo del ricorso di Luigi Genovese e magari in un altro colpo di mercato all’Ars. Lombardo, che da tempo invoca invano un vertice di maggioranza, ha già dato il preavviso: «Sulla sanità si rischia il disastro». E l’Mpa di Enna, non certo all’insaputa del leader, ha lanciato una provocatoria «secessione dalle province siciliane» dopo essere rimasta fuori da Fsc e contributi dell’Ars.

Ma anche il rimpasto, per cui «abbiamo lavorato serenamente con i partiti» (dice Schifani), lascia dei nodi irrisolti. Il governatore ha dovuto inghiottire la resistenza degli alleati su due assessori che avrebbe voluto cambiare. Il primo, come detto, è Turano. «Non lo voglio più», il tormentone presidenziale. E a un certo punto, dopo una strenua resistenza, anche Sammartino (che resta fra i big più legati a Schifani, assieme a un insolitamente silenzioso Totò Cuffaro, pure lui a bocca asciutta e con qualche problema interno di seggiole da risolvere) avrebbe ipotizzato un altro nome: giammai Annalisa Tardino (che, delusa, negli ultimi giorni è uscita da tutte le chat leghiste regionali), ma uno scambio di ruoli fra l’assessore alla Formazione e Vincenzo Figuccia, deputato questore. Ma Turano, che ha una quantità di pelo sullo stomaco pari alla foresta amazzonica, gli avrebbe proposto ben altra “staffetta”: «Raffaele Stancanelli si dimette e va a fare l’assessore e io prendo il suo posto a Bruxelles». Tutto è rimasto com’era. Grazie alla copertura dei vertici del Carroccio, ma anche per il contemporaneo rifiuto di FdI su un altro cambio invocato (seppur con meno forza, negli ultimi tempi) da Schifani: Francesco Scarpinato. «La questione, quando verrà il momento, te la risolviamo noi con il via libera di Giorgia», la promessa di Ignazio La Russa. Che sottintende un complicato “filotto” (dimissioni di Ella Bucalo dal Senato, che lascerebbe il posto a Scarpinato per diventare sottosegretaria, ma senza seggio), auspicato soprattutto da Salvo Pogliese, rimasto senza l’assessorato chiesto per Massimiliano Giammusso, primo dei non eletti alle Europee, col sostanziale nulla osta di tutti, a eccezione (legittimamente) della senatrice messinese. Ma si dovranno aspettare i tempi di un altro futuribilie rimpasto, quello a Roma, e il placet di Meloni. A quel punto, magari a inizio 2025, i destini incrociati di Turano e Scarpinato potrebbero tornare in gioco. Ma adesso fa caldo. Tutto rinviato. Pure i famelici alleati di Schifani devono farsene una ragione.