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26 marzo 2026 - Aggiornato alle 07:46
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Regione, ecco l'espediente (top secret) per salvare le “mancette” ai Comuni

Ma se Schifani potrebbe trovare le strada per garantire i finanziamenti per gli enti locali, diverso è il discorso per i soldi destinati a chiese, parrocchie, fondazioni e "finalità sociali"

25 Marzo 2025, 09:17

soldi ai comuni

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La circostanza che il Consiglio dei ministri abbia deciso di non impugnare l’ultima manovra regionale, quella dei contributi a profusione per comuni ed enti pubblici, aveva fatto tirare un sospiro di sollievo a qualcuno tra i (più superficiali) sostenitori del partito trasversale delle mancette.

Nulla di più sbagliato: non c’è alcuno scampato pericolo. Perché il governo nazionale, pur avendo concesso il via libera alla finanziaria 2025 dell’Ars nella sua dimensione di norma regionale, non ha affatto archiviato il “dossier Sicilia”. E cioè i 30 articoli della legge oggetto delle «osservazioni» del ministero dell’Economia (per un valore totale di oltre 62 milioni), 22 dei quali contestati per violazione dell’articolo 3 della Costituzione perché vengono distribuiti contributi straordinari per circa 50 milioni «senza specificare i criteri a cui sono ispirate le scelte», né «alcuna procedura a evidenza pubblica».

La partita è più che mai in corso. Ma non sarà facile spuntarla. E Renato Schifani, nel vertice di maggioranza di ieri sulla «manovra delle emergenza», l’ha ammesso ai leader del centrodestra. «C’è un confronto con Roma. Stiamo provando a difendere tutte le norme a rischio: su alcune contiamo di riuscirci, su altre la strada è più in salita».

Il sentiero percorribile

La linea difensiva della Sicilia è affidata a un documento, che Palazzo d’Orléans tiene fra gli atti “top secret”, predisposto da dall’avvocato generale Giovanni Bologna. L’ufficio legislativo e legale della Regione, dopo aver studiato il caso, ha trovato un sentiero percorribile: giustificare i contributi ai Comuni con un punto contenuto nell’ultimo accordo Stato-Regione sulla riduzione del disavanzo. Il grimaldello sarebbe un impegno, per il governo Schifani, a «incrementate gli investimenti» per le amministrazioni locali. Certo, non sarà facile convincere il Mef che i soldi per la sagra della caciotta siano assimilabili a un «investimento» per lo sviluppo di un ente locale. Ma tentare non nuoce.

Seriamente a rischio, a questo punto, restano i fondi agli altri enti pubblici. E in particolare gli articoli riguardanti i beni culturali (8,2 milioni anche a chiese e parrocchie), sanità (2,2 milioni per progetti e servizi di fondazioni) e «finalità sociali» (anche qui molte chiese).

Un discorso a parte per gli articoli extra-mancette della finanziaria, sui quali il Mef ha espresso dubbi per violazioni contabili o di conflitti con le norme Ue: fondi all’Arpa, all’Ast e a Siciliacque, ma anche royalties ai Comuni. Su questi è in corso una «trattativa in punta di diritto» con Roma. Con il tempo che scorre inesorabilmente: l’impugnativa non sarebbe all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri in programma venerdì, ma da qui a qualche settimana potrebbe arrivare la resa dei conti.