Regione, Sammartino verso il rientro in giunta: «Il Centrodestra è "affaticato", ritrovi il senso dell'unità»
Il leader leghista in Sicilia rimasto fuori dai ruoli di vicepresidente della Regione e di assessore all'Agricoltura per vicende giudiziarie, racconta anche dei rapporti con Cuffaro e Lombardo
Onorevole Sammartino, dica la verità: il più sollevato, dopo la schiarita fra Salvini e Schifani sul porto di Palermo, è proprio lei. A un certo punto si sarà sentito come il bambino a cui chiedono: “Vuoi più bene a mamma o a papà?”
«Certo, in quei giorni c’è stato qualche malinteso di troppo. Ma, come ha detto il presidente Schifani, “una rondine non fa primavera”. Il rapporto fra il governo regionale e il ministero dei Trasporti è sempre di grande collaborazione e quello tra Matteo e Renato è incentrato sulla lealtà e sulla concretezza delle cose che la Lega ha dimostrato di fare per la nostra terra».
Schifani è pronto a riaccoglierla come assessore e suo vice. Quando torna in giunta?
«Il rapporto che mi lega, sin dall’inizio di questo governo, al presidente della Regione è di profonda stima e di amicizia, che si è consolidata nel tempo lavorando assieme. Da parte di Schifani non è mai venuta meno, neppure nei momenti più difficili, la fiducia nei miei confronti. E, per la prima volta, vorrei ringraziarlo pubblicamente per la vicinanza umana e politica. La stessa dimostrata da Matteo Salvini e dalla comunità del mio partito, a livello regionale e nazionale. Sarà con la Lega e con il governatore che dovrò confrontarmi nelle prossime ore per continuare a dare una mano alla Lega e al governo Schifani. In ogni caso, dico immensamente grazie al professore Barbagallo, per l’abnegazione e la dedizione dimostrate alla guida dell’Agricoltura e Pesca della Sicilia: è un assessore straordinario».
Quanto le sono pesati questi 17 mesi fuori dal governo? E quanto, invece, i processi a suo carico?
«In questo anno mi sono dedicato di più all’attività di partito, che ha visto il risultato importante della Lega alle Europee, con l’elezione di Stancanelli e numeri che hanno fatto arrossire anche i più increduli. Ho continuato a lavorare, come da sempre sono abituato a fare, ma con l’amarezza di non essere in prima linea per vicende giudiziarie che sono certo si chiariranno, come altre si sono già chiarite».
Anche FdI ha i suoi guai. Che idea s’è fatto dell’inchiesta su Galvagno e Amata? Esiste una questione morale nel centrodestra siciliano?
«Non mi stupisce che anche FdI possa avere grattacapi giudiziari: è normale che chi amministra con ruoli di prima linea sia sottoposto, forse più di altri, alla verifica costante da parte dell’autorità giudiziaria. Sono certo che entrambi i colleghi sapranno dimostrare nelle sedi opportune la loro estraneità. Ma, in una terra complicata come la nostra, non si può fare di tutta l’erba un fascio. Sono momenti che colpiscono prima l’uomo che il politico: mi auguro che il presidente Galvagno abbia la serenità e la forza di continuare a lavorare nell’interesse dei siciliani».
L’Ars è andata in ferie in un clima di alta tensione nella maggioranza. Basta la raffica di nomine di sottogoverno per smaltire le tossine?
«Questa legislatura nasce con una Regione frenata da grandi problemi di bilancio e priva di adeguata programmazione strutturale degli interventi. In quasi tre anni con Schifani abbiamo rimesso in ordine i conti, consegnando alla Sicilia un rating credibile sui mercati finanziari, ma allo stesso tempo abbiamo immesso ingenti risorse nell’economia siciliana, dalle imprese alla fasce più deboli. Adesso, dopo un lavoro intenso, in un centrodestra sempre granitico a livello elettorale, ci può stare che siamo un po’ affaticati e che si hanno idee diverse su alcuni temi. Il sottogoverno, sul cui rinnovo si è arrivati forse un po’ lunghi, è normale per chi ha vinto le elezioni e si assume la responsabilità di amministrare. Ma voglio entrare nel merito: sono certo che si può ritrovare l’unità, la voglia e il senso dello stare insieme».
“Se stiamo insieme ci sarà un perché”, cantava Cocciante. Che però non conosceva il rapporto, pessimo, fra lei e Lombardo.
«In alcune occasioni possiamo non pensarla nella stessa maniera, ma la politica impone al centrodestra siciliano di confrontarsi sui temi. Sono certo che riusciremo a superare alcune incomprensioni, soprattutto nell’attività legislativa, perché la Sicilia non ha bisogno di malpancisti, ma di riforme attese da anni in settori strategici e i siciliani non possono aspettare le beghe della politica. Il modello è quello dei termovalorizzatori: c’era chi li voleva fare, chi non li voleva fare e Schifani li sta facendo. Sono certo che anche il presidente Lombardo sarà disponibile a un dialogo più proficuo nell’interesse dalla coalizione e del governo Schifani».
Lombardo, suo ex “federato” leghista, entrerà in Forza Italia?
«Non arrossisco né sorrido all’idea che un movimento locale possa apparentarsi o approdare in un partito nazionale con cui ha rapporti da tempo: normale strategia elettorale».
Si parla dell’asse privilegiato Cuffaro-Sammartino. Il feeling con la Dc sfocerà in alleanza con la Lega alle Politiche e alle Regionali?
«Ho sorriso, leggendo di “Lega cuffarizzata” e di “Dc salviniana”. La verità sta nel mezzo. Con gli amici della Dc abbiamo intrapreso un percorso politico, ma anche umano, che sono sicuro potrà portare a risultati ben più importanti di quelli che vengono oggi raccontati. Comunque ho 40 anni e sono di una generazione diversa dai presidenti Lombardo e Cuffaro. Ma siamo alleati e condividiamo il sostegno al governo Schifani».
In Forza Italia si lamentano della sua influenza sull’assessora Faraoni, madre di un dirigente locale della Lega. Che rapporto avete?
«La conosco da tempo e la stimo, da donna e da professionista, come altri bravissimi dirigenti impegnati nella Regione. Credo che il presidente abbia scelto, in un frangente difficile, il miglior profilo tecnico del suo partito come espressione più alta della sanità siciliana».
Parliamo di Lega. L’ultima istantanea è il bagno di folla per Salvini alla Plaia di Catania. Ma si registrano fughe autorevoli, come quella dell’ex commissario regionale Minardo. Qual è la realtà autentica del partito in Sicilia?
«Il bagno di folla in un torrido pomeriggio d’estate è la fotografia che rappresenta al meglio un partito che in Sicilia cresce giorno dopo giorno, grazie alla guida affidabile e seria del coordinatore Germanà, con migliaia di iscritti e amministratori in tutti i territori, dalle grandi città ai piccoli comuni dell’entroterra. Siamo ovunque e lo saremo sempre di più. Quelli che scelgono un altro percorso li ringraziamo per il lavoro svolto assieme, con una punta di dispiacere per chi abbiamo eletto in Parlamento e poi cambia strada».
Il Ponte sullo Stretto è diventato il Ponte di Salvini. Non è stato un errore personalizzare l’opera?
«Da quando sono bambino sento parlare del Ponte e mai avrei pensato che un ministro lombardo, di cui sono diventato amico, potesse investire tutte le sue energie per sbloccare la più grande opera d’Europa. È una visione dell’Italia, che Salvini ha concretizzato nel governo Meloni, ma è anche la visione di un partito nazionale, che vuole ridare dignità ai cittadini di tutto il Paese. La Sicilia è stata messa al centro dell’agenda della Lega, non solo per il Ponte e le decine di cantieri in tutta l’isola con miliardi di euro investiti, ma anche per altre scelte, a partire dalla fiscalità compensativa. Dopo aver rivisto l’accordo Stato-Regione, il nostro ministro Giorgetti è impegnato su un altro delicato tavolo, quello sul taglio dell’Irpef da mezzo miliardo di euro alla Sicilia. Le do una notizia: presto avremo dei risultati».
L’ultima deadline di Salvini sull’inaugurazione del Ponte è il 2032. A quell’epoca, se dovesse ricandidarsi e rivincere, potrebbe esserci anche Schifani presidente della Regione. Cos’è più improbabile: il cantiere concluso in sette anni o il bis del governatore?
«Schifani, al fianco di Berlusconi, ha visto nascere e coltivato l’idea del Ponte. Oggi Salvini la sta realizzando, contro tutti e contro tutto. Sono certo che il ministro dei Trasporti e il presidente della Regione vedranno l’avvio e la costruzione del Ponte. E penso proprio che saranno assieme, con tutti noi, a inaugurarlo».