Sicilia, ecco come saranno le nuove vecchie Province: sistema elettorale, assessori, consiglieri
Dopo l'ok in Commissione all'Ars, focus su ritorno dei cosiddetti enti intermedi, in passato sostanziosa “riserva indiana” di scranni e seggiole
Rieccole, le nuove vecchie Province. Oggi all’Ars c'è stata la giornata della rivincita per gli orfani (soprattutto i politici locali, rimasti per anni senza una sostanziosa riserva indiana di scranni e seggiole) degli enti intermedi in Sicilia. È stato infatti approvati, in commissione Affari istituzionali, il disegno di legge “Disciplina in materia di funzioni, organi di governo e sistema elettorale delle Province e delle Città metropolitane”.
L’ultima versione del ddl, che La Sicilia ha potuto sbirciare, prevedeva anche, in una norma transitoria, il periodo in cui «in sede di prima applicazione» si sarebbero dovute svolgere le elezioni provinciali: fra il 15 ottobre e il 30 novembre. Non c’è specificato l’anno, ma si presume del 2024. E ciò significherebbe che Renato Schifani ha rinunciato alla prospettiva, tutt’altro che gradita a Fratelli d’Italia, di anticipare i tempi della riforma nazionale magari per votare la prossima primavera anche in coincidenza con le Europee.
«Ma dal testo finale, su nostra proposta, è stato tolto ogni riferimento alla data delle elezioni - ha detto Giusi Savarino, deputata di Fdi e componente della Commissione - poiché è opportuno prima verificare la compatibilità di questa riforma con l’ancora vigente legge Delrio»
Urne aperte, dunque, in secondo momento, quando magari anche il governo Meloni avrà rottamato la legge Delrio. Con 10 milioni di costo delle elezioni.
I numeri
Ma come saranno le nuove Province? Scontato il ritorno del voto diretto del presidente e dei consiglieri, così come il mantenimento delle competenze, il ddl individua delle griglie per la composizione degli organi di rappresentanza e di governo. Nelle Città metropolitane con oltre un milione di abitanti (Palermo e Catania) ci saranno 36 consiglieri e «fino a un massimo» di 9 assessori, mentre Messina ne avrà rispettivamente 30 e 7.
Analogo range per gli ex Liberi consorzi comunali, che, specifica l’articolo 1 della norma, riassumono il nome di Province. Essendo tutte virtualmente sotto i 500mila abitanti, Agrigento, Caltanissetta, Enna, Ragusa, Siracusa e Trapani avranno tutte un consiglio di 24 membri e una giunta di massimo 6 assessori. Il pallottoliere delle poltrone: in tutto ben 316, di cui 9 presidenti nuovi di zecca, 61 assessori e 246 consiglieri fra metropolitani e provinciali. Non saranno tutti maschi, visto che il disegno di legge (che comunque dovrà passare al vaglio dell’Ars) prevede la doppia preferenza di genere e una rappresentanza femminile in giunta.
Come si voterà
Interessante anche scoprire il sistema elettorale ipotizzato sia per le Città metropolitane sia per le Province: il presidente viene eletto al primo turno col 40% dei consensi, in caso contrario ci sarà il ballottaggio; è previsto, nella stessa scheda elettorale, il voto disgiunto fra presidente e consiglieri di una coalizione diversa; si può anche votare solo per il candidato alla presidenza (la preferenza non va ad alcuna delle liste collegate) o soltanto per uno o due aspiranti consiglieri (in questo caso il voto, per trascinamento, va al presidente indicato dalla coalizione); c’è un premio di maggioranza per le coalizioni che raggiungono il 60%: avranno il 60% dei seggi; i consiglieri sono eletti in due o più collegi della stessa provincia con seggi assegnati in base alla popolazione (ma nessuno dei comuni, nemmeno i capoluoghi, potrà esprimere più della metà dei seggi spettanti alla Città metropolitana o alla Provincia); i seggi vengono attribuiti con sistema proporzionale con uno sbarramento al 5% per le liste; diventano consiglieri anche i candidati presidenti sconfitti a patto che le loro liste abbiano preso almeno un seggio.