Sicilia, il centrodestra sotto stress: in ballo gli accordi siglati, «ma la Finanziaria è salva»
L’alta tensione fra il governo regionale e Roma può avere dei contraccolpi sugli equilibri faticosamente raggiunti: fibrillazioni sui manager della SAnità
Certo che il centrodestra - dopo aver siglato l’accordo con le opposizioni sulla manovra e aver trovato la quadra interna su alcuni temi caldi - di tutto aveva bisogno, tranne che di nuove fibrillazioni. Ma, al termine di una domenica trascorsa con le calcolatrici alla mano per far quadrare i conti del maxi-emendamento che ospiterà le richieste (e le mancette) trasversali dell’Ars, dai due uomini di governo impegnati nel dossier finanziaria arrivano delle ampie rassicurazioni: lo scontro che s’è aperto fra Renato Schifani e Nello Musumeci (e dunque Fdi) «non inciderà» nel rush finale, oggi e domani a Sala d’Ercole, sulle norme di bilancio. Così, all’unisono, rispondono sia l’assessore all’Economia, Marco Falcone, sia il vicepresidente Luca Sammartino, delegato del governatore ai rapporti con l’Ars.
Entrambi, ognuno a casa propria, hanno trascorso la giornata di ieri incollati al telefono e sommersi dalle carte. Gli ultimi preparativi, tecnici e diplomatici, prima del voto finale previsto a partire da oggi.
Il cambio di programma
Con un cambiamento di programma, rispetto al patto siglato grazie anche alla mediazione di Gaetano Galvagno: il maxi-emendamento “magico” da 60 milioni non dovrebbe essere inserito nel testo finale del ddl della finanziaria. Ma verrà stralciato «in una sorta di decreto omnibus o milleproroghe, come si fa nel parlamento nazionale» rivelano fonti qualificate. La ragione? «Per una questione di forma e di ordine, perché nella sostanza non cambia nulla: il collegato verrà votato subito», assicurano dal governo regionale. Fra le opposizioni c’è qualche dubbio in più, soprattutto da parte dei deputati di Pd, M5S e Sud chiama Nord meno propensi all’inciucio con la maggioranza. «Non è che ci sono troppe richieste e ora i conti non tornano?», si chiede una maliziosa matricola.
In ogni caso c’è una certezza: i fondi per supplire al “tradimento” di Roma sullo stato d’emergenza per gli incendi estivi non ci sono. Certo, nella bozza vistata dall’assessore Falcone c’è una posta di tre milioni. Poca cosa, rispetto alla stima dei danni (magari arrotondata per eccesso nel carteggio con Roma) da parte della Protezione civile regionale. Insomma, se Schifani, che oggi riunisce la giunta, volesse trovare i soldi che si sente negati da Musumeci, non ci sono.
Le altre esigenze
Ce ne sono, eccome, per altre esigenze. Alcune, definite «di carattere generale», riguardano le istanze di governo e partiti di maggioranza, ma in parte delle opposizioni. Nell’ultima bozza del “maxi”, infatti, trovano spazio 7,5 milioni per la crisi dell’agrumicoltura (segnalata dal leader autonomista Raffaele Lombardo e già nelle intenzioni dell’assessore all’Agricoltura, il “federato” Sammartino), più altri 25 milioni in un biennio per rispondere alla Peronospora, la malattia che ha decimato i vigneti siciliani.
Medici di frontiera
L’intervento a cui tiene di più il governatore è legato al bonus (10 milioni la cifra disponibile) da concedere ai cosiddetti “medici di frontiera”, i camici bianchi che accetteranno di coprire i reparti degli ospedali di periferia. Un milione a testa sono stanziati per misure chieste dalle opposizioni: la lotta al crack e il potenziamento dei centri antiviolenza sulle donne. Altri 6 milioni, infine, sono pronti per il turn over del personale nei Consorzi di bonifica, che anticipa la riforma di settore venendo incontro alle richieste dei sindacati. Ma i riflettori sono tutti puntati su quelle che vengono definite «le esigenze dei territori». Che non sono altro che un budget personale per ogni singolo deputato per finanziare enti o progetti di proprio interesse. La stima iniziale era di 300mila euro per ogni esponente delle opposizioni e del doppio per quelli di centrodestra. Alla fine il conteggio sembra un po’ diverso: sui circa 39 milioni a disposizione per i 70 “figli d’Ercole”, circa due terzi vanno alla maggioranza e il restante da spartire fra dem, grillini e deluchiani.
Election day
Ma, fatto salvo (fino a prova contraria) l’accordo trasversale sulla manovra, l’alta tensione fra il governo regionale e Roma può avere dei contraccolpi sugli equilibri faticosamente raggiunti fra fine anno e questi ultimi giorni di pausa. Sia da Palazzo d’Orléans sia dal fronte meloniano arriva una doppia rassicurazione sull’election day: le Provinciali siciliane dovrebbero tenersi in contemporanea alle Europee del 9 giugno, come stabilito da Schifani su esplicita richiesta di Ignazio La Russa. Qualcuno, anche nel centrodestra, avanza delle perplessità giuridiche: nonostante le rassicurazioni romane sulla mancata impugnazione della legge regionale che anticiperebbe la rottamazione della Delrio in parlamento, chiunque - con una norma nazionale comunque in vigore - potrebbe presentare un ricorso, sollevando una questione di costituzionalità. Più semplice, invece, il nodo delle Amministrative: anche in Sicilia si voterà nella data scelta dal governo nazionale, quindi orientativamente fra fine aprile e maggio.
Sanità
Si potrebbe ingarbugliare, invece, la la nomina del manager della sanità. Con FdI, a maggior ragione dopo il caso della Protezione civile, che spingerà per rispettare la scadenza del 31 gennaio, anche perché fra oggi e il 13 si concludono le selezioni di direttori sanitari e amministrativi, l’alibi usato dal governo regionale per nascondere gli scontri e motivare l’ultimo slittamento. Ma c’è chi, come ad esempio Raffaele Lombardo (che con il governatore ha chiuso l’accordo su rifiuti e termovalorizzatori), ma non solo lui, non disdegnerebbe un ulteriore rinvio. La palla passa a Schifani. «Più tonico e risoluto che mai», lo descrivono i suoi.