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L'INTERVISTA

Valentina Scialfa, la candidata “marziana” del Pd: «Contro di me anche attacchi volgari e sessisti»

L'ex assessora: ««Io tecnica d’area di un partito aperto e inclusivo. La tessera? La prenderò, l’ho già avuta...»

Di Mario Barresi |

Valentina Scialfa, dove ha posteggiato la sua navicella spaziale?

«Quale navicella, scusi? Ah, forse ho capito cosa intende…».

Lei è  capolista blindata alla Camera. Ma per molti, nel  Pd,  è  una marziana.

«Io sono una professionista, una tecnica d’area. Non penso di essere l’unica candidata con questo profilo, e ne sono lieta, in un Pd che vuole essere aperto e inclusivo rispetto alla società civile, valorizzando le competenze. E le donne».

Il Pd catanese ha chiesto a Barbagallo di ritirare la sua candidatura alle Politiche: la definiscono «sconosciuta all’intera comunità politica del Pd catanese e in netto contrasto con anni di militanza di tante donne iscritte».

«Ho profondo rispetto per tutto il partito, in ogni sua articolazione. Compresi quei dirigenti catanesi, parte della direzione provinciale, che hanno espresso una legittima opinione. Non tutti però, compreso chi alza  i toni sui social, conoscono il mio profilo e le forti motivazioni legate a questa candidatura».

Ecco, appunto: dicono che, oltre a essere fortemente voluta dal segretario regionale Barbagallo, lei sia stata soprattutto sponsorizzata a Roma dal presidente del Coni, Malagò.

«Non m’interessa quello che si dice. Io guardo ai fatti reali, alla sostanza delle cose: può un partito che si dice progressista coniugare la candidatura di una donna attraverso le amicizie maschili? Con Anthony abbiamo fatto un percorso parallelo da assessori, lui alla Regione e io a Catania,  condividendo progetti e risultati. Da quegli anni di lavoro è nato un rapporto di stima reciproca. Lui mi conosce bene. Così come mi conosce bene  Malagò, con cui, oltre a un consolidato rapporto istituzionale, c’è sincera amicizia. Malagò è un uomo delle istituzioni, non propende da una parte o da un’altra. Può esprimere, se lo ritiene, attestazioni di stima per il lavoro svolto».

E quindi magari entrambi ci avranno messo una buona parola con Letta…

«Non ritengo che si possano condizionare le scelte di un partito che, a tutti i livelli sta cercando di rinnovarsi e aprirsi. Ho  un curriculum di medico del lavoro di profilo nazionale, in costante contatto con i territori, coniugando i rapporti con autorità sanitarie, istituzioni e aziende, alcune di rilievo. Io rispondo di ciò che faccio e di ciò che sono, da donna e da professionista, e non certo delle mie amicizie maschili. Lo ritengo offensivo. E mi spiace che sul venticello della maldicenza siano anche alcune donne a soffiare. Lo ritengo volgare e sessista. Magari le stesse che organizzano convegni e inaugurano panchine rosse l’8 Marzo, o che invocano la parità di genere in politica. Un valore per cui mi sono battuta con i fatti: oltre a numerosi progetti nelle scuole ricordo le battaglie, con la commissione comunale pari opportunità e i colleghi di giunta, per l’oscuramento di tutte le campagne pubblicitarie ritenute sessiste».  

Lei è stata assessora di Bianco. E si dimise alla vigilia di una candidatura alle Politiche in Forza Italia, poi sfumata.

«Sono stata assessore del Comune di Catania e dei catanesi. Mi dispiace che degli anni nella giunta Bianco si ricordino gli infondati pettegolezzi politici sulle  dimissioni. Vorrei si ricordassero i progetti contro la dispersione e sulla sicurezza nelle scuole, il primo istituto superiore aperto a Librino, tutti gli interventi sullo sport, con associazioni e quartieri. Senza dimenticare l’impegno che ha fatto di Catania una capitale nell’accoglienza ai migranti. Penso di aver lasciato un buon ricordo».

L’hanno depennata dall’uninominale. Resta blindata nel listino, ma non correrà nel collegio di Catania. Un mezzo ripensamento del Pd?

«Ho accettato con serenità questa scelta, dopo aver preparato tutti i documenti a “incastro” per la doppia candidatura. Stare dentro una comunità politica significa rispettare le decisioni di chi è chiamato ad assumerle. Le confesso che ero pronta alla sfida nel collegio, non mi spaventava affatto. E anzi la consideravo una sorta di battesimo di fuoco, un’occasione per mettermi alla prova e dimostrare il valore aggiunto che porterò nel Pd. Capisco che fanno notizia soltanto le voci di dissenso, ma lei non ha idea di quante centinaia di attestati di stima e di sostegno mi sono arrivati in questi giorni. Da tanti dirigenti e militanti dem, ma anche da ambienti diversi, che sono entusiasti di votare Pd. Non deluderò la fiducia che Enrico Letta ha riposto in me, onorerò il partito nazionale, siciliano e catanese».

Ora però prenderà la tessera del Pd?

«Non vedo perché non dovrei: il mio campo è sempre stato il centrosinistra.  E comunque le regalo uno scoop».

Quale?

«Io, la tessera del Pd, l’ho pure avuta, qualche anno fa».

Ne prendiamo atto.

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