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Le carte del blitz Fenice

La vendetta di Saro Greco, spedizione punitiva dopo il pugno: «Ha finito di campare»

Nel 2019, l’uomo che travolse con un suv i cuginetti di Vittoria, fu aggredito. Il clan ibleo si armò

Di Laura Distefano |

L’affronto da vendicare. La notte del 25 febbraio 2019 Saro Greco (cinque mesi dopo investì con un suv i cuginetti D’Antonio) è insultato e picchiato al volto da Giovanni Guglielmino e Giovanni Interlici. La reazione del padre Elio e dei fratelli Alberto e Nuccio, arrestati tutti e tre mercoledì nel blitz Fenice, è violentissima. Alberto: «Papà quello è il mio sangue papà… non si deve scherzare con queste cose completamente… quello è il mio sangue non si tocca completamente mio fratello… gli va a tirare un pugno a mio fratello. Lui ha finito di campare… gli ha fatto il tranello quel carabiniere». Il gruppo mafioso si mobilita per organizzare una spedizione punitiva contro i due. L’azione criminale è descritta minuto per minuto nelle pagine dell’ordinanza firmata dal gip Stefano Montineri. I Greco in poco tempo riescono a recuperare delle armi. Saro monta su tutte le furie: «Io non ho mai preso botte nella mia vita…sai che mi ha detto: “tutti i Greco me la sucate”…».Il movente del pugno all’investitore vittoriese pare legato alla droga. Così emerge dalle tante intercettazioni che gli investigatori ascoltano in una notte davvero movimentata. «Le conversazioni intercettate durante gli spostamenti in auto rivelano il livello di tensione e la ferma intenzione di punire severamente gli aggressori», spiega il giudice. I Greco non hanno mezze misure: «Lui ha finito di campare».Quel pugno a Saro Greco ha il sapore di un «attacco all’intero clan» . L’intera operazione la prende in mano il capo-famiglia Elio. Per reperire le armi i Greco vanno da Roberto Salerno, il cognato. La reazione di fuoco deve servire anche per mandare «un messaggio al territorio sulla forza e l’unità del clan». Come in un film in diretta prende forma la vendetta. Priorità è armarsi fino ai denti: «Andiamo, arriviamo da Tano… lui ha là l’automatico…(inc)…e una colt».Si susseguono incontri e pianificazioni. A un certo punto, Gianluca Nigito consiglia a Saro Greco di posticipare la vendetta: «Per stasera ti devi andare a coricare mio fratello non è che vi dovete fare arrestare come i coglioni, mio fratello». Ma il tentativo di dissuasione non funziona.Si passa all’azione. A bordo di due auto vanno sotto la casa di Guglielminino e Interlici. Nel tragitto «discutono e pianificano il modo migliore per avvicinare i loro bersagli». La caccia all’uomo però non va a buon fine. «Le difficoltà nel localizzare i due e il crescente rischio di essere fermati dalla polizia con le armi a bordo portano alla decisione di ritirarsi». Una decisione calcolata. Ma che per i gip non toglie nulla all’intenzione: se li avessero trovati staremmo raccontando un’altra storia. Una volta alzata bandiera bianca i Greco organizzano una riunione familiare, ribadendo la necessità di vendicare l’onta subita. Che per vari ostacoli non si concretizza.Non è la prima volta che Elio Greco è accusato di tentato omicidio. Nel 2019 è arrestato per aver tentato di ammazzare un “socio in affari” del gasolio Raffaele Giudice, accusato di concorso esterno. Greco rimprovera Giudice, che è in ritardo nei pagamenti di alcuni fornitori napoletani, di aver «compromesso la sua immagine e reputazione, fondamentali per la sua posizione e affidabilità nelle relazioni di affari, soprattutto quelle legate agli intermediari della mafia catanese». E cioè i rapporti con Turi Rinaldi. C’è una tensione palpabile tra i due. A un certo punto si sente il rombo della pistola. Greco spara. Gli insulti tra i due continuano. Si sentono arrivare i parenti.Qualche giorno dopo arriva il fermo per Elio Greco che finisce dietro le sbarre. In carcere lo vanno a trovare la moglie e uno dei figli che lo informano del sequestro del suo cellulare. Il boss si infuria e si lamenta che i contatti avrebbero potuto rivelare «telefonate con a mici miei… con persone di fuori… con mio compare di Catania»

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