Pozzallo guarda a Malta con maggiore interesse e si punta a creare una partnership per il futuro territoriale
La "bandiera" blu sventola sulla spiaggia e crea le condizioni per una blu economy
Pozzallo guarda Malta e agli sviluppi turistici e commerciali per il rilancio dell’economia dell’intera provincia di Ragusa e della zona sud-est della Sicilia. Una città con un porto turistico e commerciale dove l’autostrada di collegamento con la vicina isola di Malta è il mar Mediterraneo, una risorsa che deve essere rivalorizzata per iniziare a pensare alla blu economy. E per iniziare ad una svolta ritenuta epocale è stato organizzato un importante convegno. Un confronto con le istituzioni per analizzare le potenzialità turistiche della Sicilia meridionale e iniziare a mettere le basi per iniziare a programmare una collaborazione tra pubblico e privato per rilanciare il territorio.
Il territorio
Da qualche anno sulla spiaggia di Pozzallo sventola anche la “Bandiera blu” perché sono le più pulite e offrono diversi servizi. Così turismo e nuove frontiere del commercio possono essere gli ingredienti di una economia che guarda al futuro, all’internazionalizzazione delle aziende senza tralasciare la blu economy che in Sicilia tocca i 9,9 miliardi. E se si analizzano bene i numeri c’è da sperare per un futuro che punta al Mediterraneo quale nuova autostrada dello sviluppo siciliano. Attualmente l’economia del mare in Sicilia fa registrare ben 28.640 imprese che occupano ben 82.409 persone ed un’esportazione di 152 milioni di euro. Numeri che sono in continua crescita. La movimentazione di merci e passeggeri via mare produce 2,6 miliardi, tra un valore aggiunto da produzione di 943 milioni e un effetto sull’economia di 2,48 miliardi.
L'attualità
Da Pozzallo ogni giorno parte il catamarano per raggiungere l’isola di Malta dove lavorano 12 mila italiani, un numero che potrebbe triplicarsi nel giro di qualche anno. La tratta del catamarano che dal porto di Pozzallo porta a La Valletta è dunque diventata lo scenario di un fenomeno oramai strutturale, sia in termini di qualità che di dimensioni, che influenza decisamente i mercati del lavoro nelle due regioni di confine. Poche miglia di distanza per nuova occupazione per i siciliani e nuovi scenari economici da parte delle aziende – sia siciliane che maltesi - che da qualche tempo a questa parte hanno iniziato a collaborare tra loro.
Si guarda a Pozzallo non solo come porto di frontiera per nuovi sviluppi economici ma anche per rilanciare il turismo dell’intera provincia di Ragusa e il sud est della Sicilia. Da qui, infatti, è facile raggiungere Ragusa con il suo barocco e la città di Noto. Due mete turistiche ambite dall’elite. E sull’area costiera che si vuole puntare per gli investimenti turistici e commerciali ora che i collegamenti autostradali sono ben consolidati.
L'attività turistica
I numeri della stagione turistica appena conclusa sono in rialzo rispetto agli anni passati e ancora oggi per le strade di Pozzallo si intravede qualche turista. Sono quelli dell’ultima ora, coloro i quali amano girare la provincia di Ragusa certi di non trovare la grande affluenza di agosto. Il sindaco è entusiasta di questa svolta, ne va fiero ma pensa anche al futuro della sua città. «In questo momento bisogna guardare a nuove frontiere – afferma Roberto Ammatuna – molte aziende presenti nella zona industriale hanno già intrecciato rapporti internazionali con Malta. Sono strategie che vanno fortificate con una programmazione eterogenea».
Il progetto futuristico
L’idea è quella di creare una partnership pubblica e privata affinché il porto si valorizzi ulteriormente. I collegamenti tra Pozzallo e l’isola di Malta sono frequenti, ma con uno slancio maggiore e una programmazione negli investimenti si può pensare ad una autostrada del mare facilmente percorribile per coloro i quali vedono a La Valletta nuovi fonti di sviluppo economico.
«È stata una stagione estiva esaltante – afferma l’assessore al turismo Raffaele Monte -, lo abbiamo notato con interesse e su questo fronte dobbiamo continuare a puntare. Molti imprenditori lo stanno già facendo, ma dobbiamo creare una sinergia istituzionale affinché l’intero territorio ibleo ne abbia benefici».