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Ragusa, i parrocchiani di Ibla raccolgono oltre 600 firme per scongiurare il trasferimento del parroco

I fedeli tornano alla carica e si rivolgono ancora una volta al vescovo Giuseppe La Placa

Di Redazione |

La solidarietà espressa attraverso la raccolta di centinaia di firme, oltre 600 in pochissimi giorni, provenienti da ogni parte della città e della diocesi che i fedeli e figli spirituali di padre Pietro Floridia (nella foto) hanno predisposto in una petizione indirizzata a mons. Giuseppe La Placa, vescovo di Ragusa, per chiedere e scongiurare di soprassedere alla paventata idea di trasferire l’attuale parroco dal Duomo di San Giorgio.

“Si fa un gran parlare – è sottolineato in una nota dei parrocchiani – di Sinodo, di Sinodalità, di questo camminare assieme come popolo di Dio, termine  che indica lo stile che la Chiesa vuole assumere sempre di più nel modo in cui le comunità cristiane si organizzano e si rapportano ai contesti sociali di cui fanno parte. “Al cuore della democrazia-partecipare tra storia e futuro” il titolo della 50esima settimana sociale dei cattolici. Si ascoltino pertanto le voci dei battezzati che hanno diritto di essere ascoltati. C’è una numerosa comunità composta da ben tre generazioni provenienti da più parti della città e della diocesi che supplica il proprio Pastore di soprassedere alla paventata decisione del trasferimento di don Floridia per diversi motivi:

1.    Perché a Ragusa, in tutta la città e non solo, i figli spirituali del parroco Floridia sono centinaia, battezzati che perderebbero il punto di riferimento spirituale vitale che ha permesso loro di liberare la propria esistenza dalle angosce che la vita riserva, testimoni di quanto bene ha fatto questo sacerdote dalla incrollabile fede, pastore e guida spirituale per tante anime che sono state per mezzo suo liberate e ricondotte a Dio. 

2.    Perché non si riuscirebbe a comprendere il motivo per il quale egli dovrebbe essere sradicato dopo circa 40 anni dalla sua presenza nel Duomo, oramai a pochi anni dal compimento del 75° anno di età che segnerebbe il pensionamento canonico.

3.    Perché non si riuscirebbe a comprendere questa “violenza”, questo trauma per lui e per la comunità che tanto lo vuole bene e il motivo per cui costringerlo a ricominciare a viaggiare continuamente a questa età, tra Ragusa (casa sua) e Vittoria dove, si dice, lo si dovrebbe trasferire”.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA