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Salute

Alessandra, un "miracolo" della vita e della scienza: il nome in omaggio alla donatrice

Grande l'emozione dei genitori della bimba venuta al mondo al Cannizzaro di Catania dopo il trapianto subìto dalla madre; altrettanto emozionato il marito della donatrice, una donna deceduta due anni fa per un arresto cardiocircolatorio

Di Redazione

«È come se Alessandra fosse tornata a vivere, una parte di lei rivive ancora, siamo felici anche noi». Così il marito della donna donatrice al padre di Alessandra, la piccola nata al Cannizzaro di Catania dalla donna che ha avuto il primo trapianto di utero in Italia da una paziente deceduta. Lo racconta Giovanni, il neo-papà della piccola, in contatto con la famiglia della donatrice che ha perso la vita per un improvviso arresto cardiocircolatorio in un ospedale di Firenze due anni fa. «Sono felici come noi, stiamo condividendo tutto», aggiunge Giovanni, il padre della piccola Alessandra, che non «trova le parole per esprimere la gioia». 

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«È un miracolo che si è avverato - aggiunge - e non riesco ad esprimere la felicità che provo. I percorsi sono difficili per tutti, ma noi abbiamo avuto la fortuna di essere accompagnati dalla fede. Ho il cuore che mi scoppia nel petto. Non dormo da due giorni e non vedo l’ora che tornino a casa. Io la sera rientro a Gela, ma ho la testa sempre all’ospedale Cannizzaro». «Mia moglie non l’ho ancora vista - osserva - ci siamo parlati al telefono, sta bene e non vedo l’ora di abbracciarla. La piccola è in incubatrice, ma procede bene, sono senza parole, non ci credo». Le parole le trova per «ringraziare la famiglia della donatrice» e la scelta del nome della figlia, Alessandra, come la donna deceduta, «è stata naturale, il minimo che potessimo fare», e «le equipe mediche dei professori Scollo e Veroux, del Policlinico e del Cannizzaro di Catania, dei grandi professionisti che ci sono stati vicini in maniera impressionante, non ce l’avremmo fatta senza di loro». E auspica che il loro esempio, la loro felicità, «possa essere contagiosa e spingere alla donazione» e dare continuità a «quel miracolo che è la vita». 

 

 

La moglie non aveva l’utero a causa di una rara patologia congenita, la sindrome di Rokitansky, quando aveva 17 anni, scoperta perché non aveva ancora avuto evidenze del ciclo. Un brutto colpo psicologico aggravato dall’abbandono dell’allora fidanzato che la lasciò. «Quando ci siamo sposati - sottolinea Giovanni - sapevo che non potevamo avere figli, ma io l’amavo e l'amo tantissimo. Certo era pesante sentirsi chiedere 'ma figli? Quando?', ma siamo stati confortati della fede e aiutati dalla scienza. Oggi penso che abbiamo assistito e beneficiato di un miracolo». Sui contatti tra famiglie di un donatore e di un ricevente, in generale, i medici, soprattutto nell’immediatezza dell’intervento, non sono favorevoli: «Normalmente - spiega il prof. Pierfrancesco Veroux, che ha eseguito il trapianto - si tende a non farlo perché, a volte, si possono creare dei legami patologici, soprattutto tra i genitori che hanno perso un figlio. In questo caso tutto è passato dai media e dai social». 

 

 

Gli auguri ad Alessandra e ai suoi genitori giungono anche dall'assessore regionale alla Salute Ruggero Razza: «Auguri alla bimba nata a Catania grazie al trapianto dell’utero eseguito nel 2020 da Paolo Scollo e Pierfrancesco Veroux. E' stata la prima volta in Italia. Oggi la nascita di una meravigliosa bambina».  «Sono stato informato dell’evento appena Alessandra è nata e, come sempre in questi casi - aggiunge Razza - abbiamo atteso 48 ore per diffonderne la notizia. Non è soltanto una bella storia di sanità dovuta alla grande competenza di due professionisti di valore. Più semplicemente è la dimostrazione di come la sanità in Sicilia non sia quel luogo di potere e di potentati che suscita proprio in queste settimane la bramosia di troppi avvoltoi. Ed, invece, tra le ombre delle difficoltà ancora presenti, si innalzano le luci dei risultati come questo che rendono a tanti professionisti giustizia del loro lavoro». 
 

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