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Salute

Le diagnosi con un algoritmo, così si aiutano i medici e si accorciano le liste d'attesa

Di Redazione

Dalla depressione alle malattie della pelle, fino a Covid-19 e tumori, l’intelligenza artificiale (AI) è e sarà sempre più a fianco della salute, aiutando i medici in diagnosi e cura delle malattie più disparate. Tanti sono, infatti, i software basati sull'AI e in particolare sul "machine learning", l’apprendimento delle macchine, sviluppati a fini medici.

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Si tratta di algoritmi potenti, capaci di analizzare migliaia di dati per arrivare a una diagnosi accurata, come e anche più di quella che possono fare i clinici da soli, con applicazioni che possono aiutare ad accelerare il lavoro dei medici e a smaltire le liste d’attesa. Il campo è fervido, infatti, secondo dati Morgan Stanley, il mercato globale per AI in sanità è in forte crescita e ci si attende che salirà dai circa 1,3 miliardi di dollari attuali (oltre 1,1 miliardi di euro) a 10 miliardi di dollari (quasi 9 miliardi di euro) nel 2024. 

Le applicazioni potenziali sono già numerose, ad esempio Google ha appena presentato Dermatology Assist, uno strumento che riconoscere 288 malattie di pelle, capelli e unghie, solo da una foto che il paziente potrà caricare sulla app e qualche domanda cui il paziente deve rispondere. Nel congresso della Società americana di Acustica Carol Espy-Wilson dell’Università del Maryland ha recentemente presentato un software basato sull'AI che «sente» la depressione nella parole pronunciate più lentamente e con più pause. 

L’intelligenza artificiale può essere anche addestrata per imparare ad identificare anomalie nelle immagini utilizzate per le diagnosi, come ecografie e radiografie. Ad esempio Pearse Keane, del Moorfields Eye Hospital di Londra in collaborazione col centro di ricerca DeepMind di Google, sviluppato e testato su pazienti un algoritmo che diagnostica in modo attendibile malattie della vista come il glaucoma analizzando le e immagini ottenute con la tomografia ottica (OCT). Secondo quanto riferito sulla rivista Nature Medicine, il sistema ha lo stesso livello di accuratezza di specialisti esperti, ed è in grado di identificare correttamente una malattia oculare nel 94,5% dei casi. 

L’AI sarà anche al servizio delle malattie neurodegenerative come Alzheimer e Parkinson: è la prospettiva dello studio multicentrico coordinato dal centro di Medicina nucleare di Massa (Massa Carrara), con la collaborazione dell’ospedale Galliera di Genova e dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) di Pisa, che ha portato allo sviluppo di un software che riconosce un paziente con Parkinson anche in fase iniziale presintomatica, riscontrando piccoli deficit di metabolismo nelle strutture cerebrali interessate. 
 Tanti anche gli algoritmi sviluppati per diagnosticare il cancro e stabilire la terapia migliore per il singolo paziente: ad esempio il CompCyst, per predire il rischio di tumore del pancreas a partire dalla analisi di cisti , di natura spesso indecifrabile nella pratica clinica, realizzato da un gruppo internazionale con un ampio contributo italiano (Università di Verona, IRCCS San Raffaele di Milano, Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria, Negrar), coordinato da scienziati del Johns Hopkins Kimmel Cancer Center a Baltimora. 
 Piattaforme basate sull'AI sono entrate in gioco anche nella pandemia di Covid-19, per esempio per è stato sviluppato e testato su pazienti da , ad esempio per predire il rischio di malattia grave o per selezionare, tra i farmaci in uso, quelli potenzialmente utili contro il coronavirus. 

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