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Salute

Malattie genetiche rare, consigli per le coppie

La differenza fra test preconcezionali e prenatali. Che fare qualora entrambi i partner siano portatori sani. L’esame NIPT finalizzato principalmente alla ricerca delle cromosopatie

Di Redazione


Si stima che il 6-8% della popolazione europea sia colpita da una malattia rara e una percentuale significativa è rappresentata da condizioni recessive (in cui cioè entrambi i partner sono inconsapevoli portatori “sani” della patologia).
 I disordini recessivi sono responsabili di circa il 20% della mortalità infantile e di circa il 10% dei ricoveri pediatrici, Dati recenti stimano in oltre 1.300 le malattie genetiche recessive e in 30 affetti ogni 10.000 nati. Il rischio di concepire un figlio con una malattia genetica recessiva è all’incirca pari all’1-2% per ogni coppia appartenente alla popolazione normale.
Abbiamo parlato della prevenzione della malattie genetiche e della possibilità di conoscere il rischio di trasmissione alla prole con il dott. Salvo Longo responsabile del Reparto NGS-NIPT e Diagnosi Prenatale del Laboratorio Labogen di Catania, al quale abbiamo chiesto innanzitutto la differenza tra test genetici preconcezionali e test genetici prenatali.
I test genetici preconcezionali vengono richiesti da coppie in età riproduttiva che intendono intraprendere un percorso procreativo sia naturale che tramite procreazione medicalmente assistita (pma); spesso però la richiesta viene fatta quando la gravidanza è in atto e l’analisi può essere comunque eseguita sul feto attraverso diagnosi prenatale invasiva (villocentesi / amniocentesi) o non invasiva.
I test genetici preconcezionali sono chiamati anche Carrier Screening o Test del Portatore e sono finalizzati all’identificazione di soggetti portatori di patologie recessive. Questo tipo di test è rivolto sia a individui singoli sia a coppie in età riproduttiva, con storia familiare negativa per malattie genetiche e consistono nell’analisi di mutazioni in geni che causano malattia di cui si è portatori sani senza saperlo. 
Tra le più frequenti e conosciute malattie genetiche recessive nel nostro territorio sono l’anemia mediterranea e la fibrosi cistica; quando entrambi i partner sono portatori “sani” di una patologia recessiva esiste il rischio del 25% (1/4) che il feto possa essere affetto dalla malattia. Effettuare delle indagini preconfezionali per specifiche patologie genetiche permette alla coppia di conoscere il proprio rischio riproduttivo e di scegliere l’iter riproduttivo e diagnostico più idoneo.
Quindi i Carrier Screening possono essere effettuati solo prima della gravidanza?
«Nel contesto riproduttivo è certamente preferibile effettuare le indagini in epoca preconcezionale in modo da avere tempo sufficiente per decidere quale strada intraprendere qualora la coppia venisse a conoscenza di essere a rischio di malattie genetiche che necessitano di approfondimenti o di percorsi diagnostici specifici -come ad es. Diagnosi Preimpianto o Diagnosi Prenatale Invasiva».
 «E’ possibile eseguire il Test del Portatore o Carrier Screening anche durante le prime settimane di gravidanza, solitamente fino alla 12ª settimana circa. Molte coppie oggi richiedono l’esecuzione del Carrier Screening in gravidanza, nel momento in cui viene effettuato il test NIPT o test del DNA fetale. In questo caso viene effettuato un prelievo a entrambi i partner e si procede con la ricerca delle mutazioni per le più frequenti malattie genetiche: Fibrosi Cistica, Beta Talassemia, Atrofia Muscolo Spinale, Distrofia Muscolare di Duchenne/Becker e X-Fragile».
«Esiste oggi anche la possibilità di eseguire quello che viene definito Carrier Screening Esteso (che ricerca mutazioni per un numero molto elevato di patologie genetiche) ma per motivazioni tecniche e cliniche nella maggior parte dei casi non è consigliato».
Le coppie che già sanno di essere entrambi portatori sani di una malattia genetica, possono eseguire la diagnosi prenatale non invasiva con i test NIPT o Test del DNA fetale? 
«No. Bisogna prestare assoluta attenzione a questo concetto di cui in questi ultimi anni si è perso un po’ il controllo. Il Test NIPT o Test del DNA fetale è principalmente finalizzato alla ricerca delle cromosopatie, anomalie che riguardano i cromosomi. Se, con gravidanza in atto, entrambi i partner sanno o vengono a sapere di essere entrambi portatori sani di una malattia monogenica recessiva bisogna avvalersi di procedure di Diagnosi Prenatale Invasiva quindi eseguire Villocentesi o Amniocentesi, scelta principalmente dettata unicamente dall’epoca gestazionale». 
«L’analisi di malattie monogeniche su DNA fetale deve essere richiesta solo in casi eccezionali e principalmente per escludere la presenza nel feto della variante patologica di origine paterna o per escludere la presenza di varianti a carattere dominante o ad insorgenza de novo, come, ad esempio, l’Acondroplasia».
E quando invece la coppia vuole eseguire Test genetici fetali anche solo per maggiore tranquillità?
«Anche quando la coppia ha molta ansia o semplicemente vuole conoscere in maniera più dettagliata il “corredo genetico” del proprio bambino, piuttosto che l’analisi del DNA fetale, è sempre preferibile eseguire lo studio delle malattie monogeniche con il Carrier Screening (sulla coppia) sia perché ha una valenza clinica notevolmente superiore ma anche perché, in relazione alla ereditarietà di queste malattie, permette alla coppia di avere informazioni utilizzabili sia per la gravidanza in atto sia per eventuali successive gravidanze». 

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