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Salute

Tre adulti paralizzati tornano a camminare con elettrodi e un tablet

Studi e ricerche sono stati condotti da un gruppo coordinato dal Politecnico di Losanna (Epfl), al quale l’Italia partecipa, con Silvestro Micera

Di Redazione

Tre persone paralizzate, una delle quali è italiana, sono tornate a camminare, nuotare e pedalare grazie a elettrodi impiantati nel midollo spinale. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Medicine, si deve al gruppo coordinato dal Politecnico di Losanna (Epfl), al quale l’Italia partecipa, con Silvestro Micera, che lavora fra Scuola Superiore Sant'Anna ed Epfl. Il volontario italiano che si è sottoposto all'esperimento è Michel Roccati, 30 anni di Montaldo Torinese. «I primi passi sono stati incredibili», ha raccontato l'uomo che era rimasto vittima 4 anni fa di un incidente in moto causato da un animale che gli aveva attraversato la strada; poi, circa un anno fa, «ho saputo che cercavano volontari per questo esperimento e ho scritto una mail per poterne far parte, non sapevo quasi nient'altro». Ad agosto si è sottoposto a un intervento chirurgico in cui gli sono stati impiantati degli elettrodi nella colonna vertebrale e un dispositivo nell’addome che raccoglie i dati in arrivo da un tablet. 

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«Questo successo è il risultato di lunghi studi portati avanti in questi anni, che avevano l’obiettivo di capire come ricreare gli impulsi elettrici necessari per il controllo del tronco e delle gambe», ha detto all’ANSA Micera. Il dispositivo che ha consentito a tre pazienti adulti paralizzati di tornare a una mobilità quasi completa consiste in un tablet sul quale i pazienti possono selezionare il tipo di movimento che vogliono fare, più una sorta di bypass inserito nell’addome che raccoglie le informazioni e una serie di elettrodi morbidi impiantati direttamente all’interno della colonna vertebrale, nel midollo spinale. Sulla base dei movimenti selezionati per mezzo del tablet, i segnali vengono inviati agli elettrodi che provocano la contrazione dei muscoli, generando in questo modo movimenti complessi: non solo camminare ma nuotare e pedalare. Il tutto anche fuori da ambienti protetti come il laboratorio. 
Per insegnare ai tre pazienti a riprendere la mobilità perduta è stato necessario fare una formazione approfondita, ma il tutto è avvenuto in tempi rapidissimi: «dopo che i loro impianti sono stati attivati, i tre pazienti sono stati in grado di stare in piedi, camminare, pedalare, nuotare e controllare i movimenti del busto in un solo giorno!», ha osservato Grégoire Courtine, dell’Epfl, che con Jocelyne Bloch ha coordinatola ricerca. «Il tutto - ha proseguito - grazie ai programmi di stimolazione specifici che abbiamo scritto per ogni tipo di attività. I pazienti possono selezionare l’attività desiderata sul tablet e i protocolli corrispondenti vengono trasmessi al dispositivo impiantato». 

I progressi sono proseguiti nelle settimane successive e, seguendo un piano di allenamento, i volontari sono stati in grado di recuperare massa muscolare, muoversi in modo più autonomo e prendere parte ad attività sociali come bere un drink in piedi al bar. 
 Il risultato arriva dopo numerosi anni di ricerche effettuate dal gruppo in questo ambito, dal quale è nata anche la startup Onward Medical, il cui obiettivo principale sarà testare questa nuova tecnologia su migliaia di pazienti, per arrivare a commercializzarla entro pochi anni. «I prossimi passi - ha detto ancora Micera - saranno dedicati a ottenere la completa miniaturizzazione del dispositivo e poi si lavorerà per riuscire a usare i segnali elettrici in arrivo direttamente dal cervello, grazie a un sistema capace di raccogliere i segnali cerebrali e inviarli al midollo, superando la parte lesionata». Nel frattempo, da Israele arriva la notizia di un altro importante successo, questa volta nel tentare la rigenerazione i tessuti spinali danneggiati usando cellule staminali. I ricercatori sono riusciti a ricostruire in 3D porzioni di tessuto che sono stati inserite per ripristinare le connessioni danneggiate, anche dopo lunghi periodi, all’interno della colonna vertebrale. Una strada completamente differente da quella "elettronica" dei ricercatori svizzeri, che prevede ancora un lungo percorso prima di poter essere testata sull'uomo. 
 

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