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Salute

Vaiolo delle scimmie, primario nisseno sollecita la Regione: «Servono indicazioni precise»

Giovanni Mazzola, nella qualità di componente del consiglio direttivo nazionale della Simit (Società di Malattie Infettive e Tropicali), interviene sul tema della prevenzione e sui casi già registrati in Italia

Di Redazione

«Bisogna fornire precise indicazioni sull'andamento dell’epidemia e sulle misure di prevenzione da mettere in campo». E’ quanto sollecitato all’assessorato regionale alla Salute dal primario di Malattie Infettive dell’ospedale Sant'Elia di Caltanissetta, Giovanni Mazzola, nella qualità di componente del consiglio direttivo nazionale della Simit (Società di Malattie Infettive e Tropicali) in ragione dei nuovi casi - ancora nessuno in Sicilia - di vaiolo delle scimmie. «La malattia è nota già da diversi anni - spiega Mazzola - e si verifica con sporadiche occasionali epidemie, oltre che in Africa, anche in altre nazioni come per esempio gli Stati Uniti dove nel 2003, a causa della importazione di roditori come animali di compagnia, non adeguatamente sorvegliati, si è verificata una epidemia con 35 casi confermati, 13 probabili e 22 sospetti. Non ci furono decessi. In Africa il tasso di mortalità varia tra il 14 e il 22% tuttavia nei paesi industrializzati la mortalità è marginale grazie anche all’utilizzo di farmaci antivirali approvati da Fda e al trattamento con antibiotici delle complicanze batteriche». 

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«La malattia - aggiunge - si manifesta con febbre, aumento dei linfonodi, dolori diffusi, stanchezza e manifestazioni cutanee con vescicole, pustole e piccole croste. Di solito si risolve spontaneamente in una o due settimane anche se a volte sono necessarie terapie specifiche e il ricovero ospedaliero a causa di possibili complicanze dovute a sovrainfezioni batteriche a carico di organi vitali. I soggetti già vaccinati contro il vaiolo hanno una minore probabilità di infettarsi con il nuovo virus delle scimmie. Probabilmente nel caso in cui l’epidemia dovesse diffondersi sarà necessario riprendere le vaccinazioni per specifiche popolazioni a rischio». Ma il primario rassicura: «Non c'è nessun allarme epidemico in atto. I casi sono contenuti, benché ci sia un attento monitoraggio da parte delle agenzie sanitarie in tutti i paesi occidentali per l’incremento dei casi provenienti dall’Africa, dove probabilmente le persone invadono sempre più l’habitat degli animali portatori del virus». 
 

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