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Sanità: boom spesa famiglie per infermieri a domicilio, 6,2 mld l’anno

Roma, 11 mag. (AdnKronos Salute) – Per le prestazioni degli infermieri a domicilio le famiglie italiane spendono di tasca propria 6,2 miliardi di euro all’anno. Si registra un vero e proprio boom per queste spese private, quasi nella metà dei casi sostenute in nero, secondo la ricerca del Censis realizzata per Ipasvi e Enpapi, presentata […]

Di Redazione |

Roma, 11 mag. (AdnKronos Salute) – Per le prestazioni degli infermieri a domicilio le famiglie italiane spendono di tasca propria 6,2 miliardi di euro all’anno. Si registra un vero e proprio boom per queste spese private, quasi nella metà dei casi sostenute in nero, secondo la ricerca del Censis realizzata per Ipasvi e Enpapi, presentata oggi a Roma.

Dai prelievi di sangue effettuati in casa (richiesti dal 31,5% dei cittadini che si sono rivolti a un infermiere a domicilio) alle iniezioni (23,5%), dalla misurazione di parametri vitali come la pressione arteriosa (14,3%) alle medicazioni (13,5%), dalle flebo (13,4%) all’assistenza notturna (4,3%). Sono 12,6 milioni gli italiani che hanno pagato di tasca propria per averle. Di questi, 2,3 milioni per avere assistenza prolungata nel tempo. In particolare, sono 920.000 le famiglie con una persona non autosufficiente che hanno fatto ricorso a infermieri pagando di tasca propria. E sono 6,3 milioni gli italiani che hanno pagato in nero, senza fattura, le prestazioni, per intero o in parte: quasi uno su due.

L’Italia che invecchia e con tanti malati cronici ha sempre più bisogno di queste prestazioni. Il sommerso della spesa privata per infermieri – spiega il Censis – non è un fatto eccezionale, ma una variante della più ampia nuova spesa sommersa delle famiglie per accedere a sevizi di welfare: un modo per le famiglie di trovare nel privato a prezzi sostenibili servizi che non trovano o non trovano più nel pubblico.

Verso la figura dell’infermiere, indicano i dati, la fiducia resta molto alta trasversalmente ai diversi gruppi sociali e ai territori. Si fidano dell’infermiere l’84,1% dei residenti del Nord-Ovest, l’87,3% al Nord-Est, l’85,6% nelle regioni del Centro e l’83,3% nel Sud. Particolarmente alta è la fiducia tra le persone anziane (90,1%).

La domanda di infermieri si conferma alta e crescente nel tempo, oggi però non ci sono abbastanza professionisti. Così gli italiani affidano alcune prestazioni infermieristiche anche a non infermieri. Il 31,1% si rivolge a un parente o a un conoscente, il 16,1% a operatori socio-sanitari, il 14% a personale di assistenza non qualificato come le badanti. E fare maggiore ricorso ai non infermieri sono proprio le famiglie con persone non autosufficienti (58%).

Le difficoltà nel reperire infermieri quando se ne ha bisogno e il costo delle prestazioni spingono a ricorrere a personale non specializzato, soprattutto per prestazioni infermieristiche considerate semplici (il 62% degli italiani ritiene che non ci sia bisogno di infermieri per fare iniezioni o medicazioni).

Il 40,3% degli italiani che hanno trovato un infermiere nell’ultimo anno ha usato il canale della conoscenza diretta, il 29,6% tramite un parente o un amico, il 17% attraverso l’indicazione di un medico, l’8,7% chiedendo in farmacia, l’1,2% tramite annunci sui giornali o su Internet.

Cresce anche il ricorso agli intermediari, come le cooperative sociali. Il 12,1% dei cittadini che avevano bisogno di un infermiere e non sono riusciti a trovarlo (in particolare il 18% delle famiglie con persone non autosufficienti) si è rivolto proprio a un intermediario.

Per trovare una soluzione al problema il 53,8% vorrebbe l’infermiere convenzionato sul territorio, come il medico di medicina generale, il 38,5% vorrebbe infermieri reperibili nelle farmacie, il 19,8% l’abolizione del numero chiuso per l’accesso alle Facoltà universitarie di scienze infermieristiche, il 16,3% incentivi fiscali per aderire a prodotti assicurativi che includano pacchetti di prestazioni infermieristiche.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA