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Sciopero nella Sanità, a rischio le visite, gli esami e gli interventi programmati (garantite solo le urgenze)

A partire dalle 00.00 del 5 dicembre: attesa una massiccia adesione

Di Manuela Correra |

Quella del 5 dicembre per la sanità, si prospetta una giornata nera. Medici ed infermieri incroceranno le braccia per lo sciopero nazionale di 24 ore indetto dal maggiore sindacato degli ospedalieri, l’Anaao Assomed, e dalla Cimo: secondo le previsioni, l’adesione sarà massiccia e potrebbero saltare 1,5 milioni di visite, esami e interventi. Ma la protesta non si esaurirà con la giornata del 5 dicembre. Il 18 è infatti in programma un nuovo sciopero deciso dalle altre sigle della Intersindacale medica. Sotto attacco è la manovra, che «non tutela medici e cittadini», e lo slogan unico è “Salviamo il Ssn”. Intanto, governo e partiti lavorano per risolvere il nodo dei previsti tagli alle pensioni della categoria.

Stop dalla mezzanotte

Lo sciopero, cui aderisce anche il sindacato degli infermieri Nursing Up, inizia alle 00.00 del 5 dicembre ma saranno garantite le prestazioni d’urgenza, ad esempio l’attività dei Pronto soccorso e del 118 e gli interventi per il parto. Sono però a rischio tutti i servizi, spiega l’Anaao Assomed, compresi gli esami di laboratorio, gli interventi chirurgici (circa 30mila quelli programmati che potrebbero essere rinviati), le visite specialistiche (180 mila) e gli esami radiografici (50mila). In occasione dello sciopero, manifestazioni si svolgeranno in tutta Italia, mentre i leader delle associazioni parteciperanno ad un sit in a Roma. «Solidarietà» e «vicinanza” arriva anche dal presidente degli Ordini dei medici (Fnomceo), Filippo Anelli.

I perché dello sciopero

Almeno sei le ragioni della protesta: assunzioni di personale, detassazione di una parte della retribuzione, risorse congrue per il rinnovo del contratto di lavoro, depenalizzazione dell’atto medico, cancellazione dei tagli alle pensioni e individuazione di un’area contrattuale autonoma per gli infermieri. Il governo, afferma all’ANSA Pierinio Di Silverio, segretario dell’Anaao Assomed, «faccia marcia indietro su questa Legge di bilancio e tuteli i professionisti della sanità». A partire da una ricollocazione delle risorse economiche stanziate: «Come primo atto, chiediamo che i soldi stanziati in manovra per retribuire il lavoro in più dei sanitari per lo smaltimento delle liste di attesa, circa 200 milioni, vengano invece finalizzati agli stipendi dei medici e dei sanitari, così come i 600 milioni destinati alla sanità privata convenzionata». Insomma, i sindacati chiedono atti concreti. Anche per le pensioni: «L’annuncio che si sta lavorando ad una soluzione non basta – commenta Di Silverio -. Chiediamo il ritiro della norma». Quindi, un messaggio alla premier Giorgia Meloni: «Ad oggi la presidente del Consiglio non ci ha ancora convocato. Se intende continuare a parlare solo con i sindacati confederali e non con gli ‘addetti ai lavorì, non si stupisca poi se scendiamo in piazza». Il punto, insistono le organizzazioni, è modificare la manovra mettendo finalmente mano a criticità strutturali del mondo della sanità, partendo dalle carenze del personale (ad oggi mancano 30mila medici ospedalieri, in particolare nel Pronto Soccorso, 65mila infermieri ed entro il 2025 andranno in pensione oltre 40mila tra medici e personale sanitario), gli stipendi poco attrattivi e le condizioni di lavoro gravose. Per le stesse ragioni, il 18 sciopereranno anche i medici anestesisti dell’Aaroi-Emac, il Fassid (Sindacato nazionale area radiologica), Fvm (Federazione veterinari e medici) e la Cisl medici. Il governo «ci ascolti. Come ha salvato le banche dal prelievo sugli extra profitti – avvertono i sindacati – trovi il coraggio di rendere efficiente il Ssn». Intanto, il governo è al lavoro su una revisione della norma della manovra che prevede una stretta sulle pensioni di medici e di una serie di altre categorie tra le quali dipendenti di enti locali, maestri e ufficiali giudiziari. Dalla penalizzazione saranno escluse certamente quelle di vecchiaia ma si starebbe lavorando anche su quelle di anzianità. Le novità potrebbero riguardare non solo i medici ma tutti i lavoratori in uscita coinvolti.COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA

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