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Da solo in moto fino alla Mongolia, la sua storia diventa un film: «Altrove, sembra l’unica via per la felicità…»

L’ex pallavolista di Superlega Federico Marretta ha percorso 26mila chilometri da solo in moto fino alla Mongolia tra avversità paesaggi mozzafiato e incontri con culture diverse

Di Francesca Aglieri Rinella |

Dai campi di pallavolo di superlega ai paesaggi mozzafiato attraversando la Via della Seta. Ventiseimila chilometri attraverso tutti gli Stati dell’Europa dell’Est, del Medio Oriente, di alcune repubbliche dell’ex Unione Sovietica fino all’arrivo in Mongolia. È l’avventura on the road del rider siciliano – originario di Sciacca e da due anni arrivato per amore a Catania – Federico Marretta che, in solitaria, a bordo della sua moto Ktm 1290 Super Adventure R ha lasciato l’Italia per raggiungere il paese asiatico. Un viaggio lungo tre mesi divenuto un film, “Long way east”, in programmazione su Amazon Prime e presentato da Nu Doganae. «La fiducia nel prossimo è l’unico conforto e salvezza quando sei da solo dall’altra parte del mondo»: inizia così il racconto dell’ex schiacciatore professionista, 33 anni e una laurea in Scienze Motorie che, appese le ginocchiere al chiodo, ha scelto le due ruote. Gli ultimi due anni di carriera Federico li gioca in A2 a Lagonegro e a Reggio Emilia (prima tra Piacenza, Milano e Verona). «Due anni fa – dice a La Sicilia – le società sportive mi hanno detto o la pallavolo o la moto. Non era vietato per contratto, ma c’era scritto di non fare cose pericolose. Quando si vinceva mi facevano i complimenti per le tendate in cima al monte. Poi si perdeva e mi dicevano “Sai Federico eri stanco durante la partita e roba del genere”».

Ha mollato tutto ed è partito…«Finito e vinto il campionato di A2 (stagione 2022) dopo due giorni ho preso la moto e sono partito da Reggio Emilia. Ricordo che i miei compagni di squadra festeggiavano e io ero lì a preparare borsoni. La meta era la Mongolia, ma per il discorso Covid, per i problemi ai confini dell’Uzbekistan e in Azerbaigian, per via della guerra in Ucraina mi ero pianificato diversi tragitti. E dopo tre mesi – quando sono riuscito a entrare in Mongolia – quasi non ci credevo. È stata tosta: ai momenti indimenticabili ne sono seguiti tanti di incertezza in cui dicevo, ma chi me lo ha fatto fare…».

Avventure, avversità e incontri con culture diverse…«Ho incontrato gente sconosciuta disponibile e ospitale che non mi ha fatto mai mancare nulla. In Iran mi fermavo a fare rifornimento di carburante e venivo sistematicamente accerchiato: all’inizio ero un po’ perplesso, poi ho capito che facevano a gara per chi doveva avermi a casa. A Shahriyar, ospite di una famiglia per quattro giorni, mi hanno fatto visitare la città. Un’altra volta mi sono ritrovato con quattro donne – la madre e tre figlie – che si sono offerte di ospitarmi. L’indomani – quando il vicino ha visto la moto davanti casa – sono dovuto scappare. Anche loro sono fuggite…».

“You’ll never walk alone” (Non camminerete mai da soli) è l’inno del Liverpool Football Club, ma ha fatto tutto da solo…«Ho viaggiato solo i primi duemila chilometri in compagnia, i miei amici si sono fermati in Turchia e ho fatto tutto da solo: tre mesi di viaggio. In Iran ho bruciato lo statore (il punto di riferimento in un motore elettrico), la batteria non caricava più e sono stato aiutato da alcuni iraniani che nonostante non avessero idea di che moto avessi, anche perché lì le moto di cilindrata così grossa sono vietate, si sono adoperati andando al bazar di Teheran. Ero solo anche quando ho rischiato di rimanere senza benzina nel deserto del Gobi, situazione assurda. O il giorno del mio compleanno: dovevo arrivare in Kirghizistan, in Asia centrale. Google maps mi suggeriva una strada per bypassare una montagna, io invece l’ho presa. Non avevo calcolato la pioggia e sono rimasto impantanato in cima. Fortunatamente c’erano delle iurte, le abitazioni dei nomadi, una signora si è affacciata e mi ha fatto cenno di entrare…».

Ricordi e immagini che lasciano il segno…«Le ho tutte realizzate io, con una fotocamera Insta360, simile a una Go Pro-drone che ha una funzione di tracciamento. E poi le ha montate Luca Rappa».

Restano un bagaglio pieno di sogni e aspettative…«Sogni tanti. Prima di partire mi ero informato, avevo visto video su YouTube dei percorsi che avrei visitato ed ero super gasato. Ma viverli di persona è stato pazzesco. Dopo tre mesi sono rientrato in aereo perché avevo finito i visti russi e non potevo farlo in moto. E quando sono rientrato in Italia è stato come se quel viaggio non l’avessi mai fatto. Ero stanco. E ho maturato l’idea che non sappiamo quanto in realtà siamo fortunati, non lo apprezziamo. Per questo ho avuto un rifiuto, un blocco. Tutti mi chiedevano come fosse andato il viaggio e io rispondevo a monosillabi, per un mese e mezzo non sono riuscito a parlarne. Alla fine sono riuscito a portare a casa la pelle e tanti bei ricordi».

La colonna sonora di quest’avventura?«“Altrove” di Morgan. Ce la fa ascoltare: “Sembra l’unica via, per la felicità…”».

Prossima tappa?«Il Sud America. Se Alice mi dà il permesso». Federico ride, guardando la ragazza moretta catanese doc, dagli occhi profondi, che al rientro dalla Mongolia ha conosciuto e che è diventata la sua fidanzata.

E da grande cosa vuole fare?«Stare bene, fare ciò che mi piace. I miei genitori hanno a Menfi un centro medico e non vedono l’ora che io possa lavorare con loro. Sarebbe perfetto, ma io sono combattuto. Non so ancora se tornare a casa o seguire questa passione della moto, dei viaggi, dei creatori di video».COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA