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Acciughe e limonene, il concime a costo zero

“AnchoisFert” è  il nuovo fertilizzante organico “marino” scoperto dal team congiunto del Cnr di Palermo e  dell'Università di Reggio Calabira estratto dagli scarti di lavorazione delle acciughe grazie al "pastazzo"

Di Michele Guccione

Anche i fertilizzanti chimici e organici in questi ultimi mesi di carenze, ritardi nei trasporti e di speculazioni hanno triplicato il loro prezzo, mettendo in crisi le aziende agricole del mondo intero. Ora la sensazionale scoperta di un’equipe coordinata da Mario Pagliaro, dirigente di ricerca dell’Ismn Cnr di Palermo, diventa la soluzione a costo zero: un concime naturale estratto dagli scarti di lavorazione delle acciughe grazie ad un altro scarto, le bucce (“pastazzo”) rimaste dalla trasformazione industriale degli agrumi, da cui si ottiene il limonene. Il prodotto, derivato due rifiuti, si è persino rivelato il più potente fertilizzante esistente. Adesso si passa alla fase della produzione industriale.

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Lo hanno chiamato “AnchoisFert”. È il nuovo fertilizzante organico “marino” scoperto dal team congiunto calabro-siciliano guidato da Adele Muscolo e Francesco Mauriello all'Università di Reggio Calabira, e Rosaria Ciriminna e Mario Pagliaro al Cnr di Palermo. Ottenuto lasciando asciugare gli scarti di lavorazione dei filetti di acciuga dopo averne estratto con il limonene un olio ricchissimo di omega-3, acido oleico e vitamina D, il nuovo fertilizzante si è rivelato molto più efficace dei fertilizzanti commerciali, sia chimici che organici, nel promuovere la crescita della Cipolla rossa di Tropea. Il team ha analizzato composizione e prestazioni del fertilizzante, che si è rivelato ricchissimo di azoto e carbonio in forma organica, ma anche di preziosi flavonoidi, magnesio, potassio, fosforo e zolfo. A differenza di molti fertilizzanti organici, “AnchoisFert” non contiene antibiotici e geni che possano promuovere la resistenza microbica agli antibiotici.
Dopo aver pubblicato lo studio sulle prestazioni di “AnchoisFert”, il team ha pubblicato uno studio sulla fattibilità tecnico-economica del processo “circolare” di produzione del fertilizzante. Solo in Italia si hanno ogni anno più di 5mila tonnellate di scarti dalle circa 10mila tonnellate di acciughe usate per la produzione di filetti salati sottolio. Con oltre l'11% del totale del pescato mondiale, l'acciuga è di gran lunga il pesce più catturato nel globo. La gran parte viene pescata nel Pacifico di fronte le coste del Perù, ed è utilizzata per produrre farina di pesce. Nel Mediterraneo l'acciuga è pescata da tutti i Paesi rivieraschi per le sue importanti qualità nutrizionali. Solo nell'area di Sciacca, principale porto di sbarco delle acciughe in Sicilia, sono 1.000 gli addetti alla pesca e alla lavorazione delle acciughe, con un giro d’affari che raggiunge i 30 milioni.
La scoperta chiude il ciclo materiale per la specie ittica più pescata al mondo e apre la strada alla produzione di un nuovo fertilizzante che troverà impiego nelle colture più redditizie. Da sola, la cipolla rossa di Tropea genera in Calabria un fatturato superiore ai 25 milioni. A rendere possibile tutto questo la scoperta, realizzata in Sicilia, che un “umile” solvente ricavato dalle arance è in grado di estrarre il prezioso olio e di stabilizzare gli scarti di pesce dalla decomposizione. Il limonene viene recuperato e usato in successivi cicli di estrazione.

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