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Angelica: «Regalo agli orfani tutto l'amore che non ho potuto dare a Clara»

Dalla tragedia alla speranza: la donna catanese ha perso la figlia di tre mesi. Le ha dedicato un’associazione no-profit che aiuta bimbi in Uganda 

Di Donatella Turillo

Perdere un figlio. Non può esserci niente di più doloroso per una mamma e un papà. Un dolore lancinante, incomprensibile a chi non lo prova. Ma proprio da quel dolore, a volte, può nascere, come un miracolo, una nuova forza nell’amore verso il prossimo. Questa è la storia di Angelica Lombardo e suo marito, che hanno trasformato la perdita della piccola Clara, di appena tre mesi, in amore incondizionato verso i più deboli: i bambini orfani. La loro organizzazione no-profit “Il Cuore di Clara” aiuta i bambini in Uganda a vivere dignitosamente. 

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Angelica trentenne, catanese, partorisce la sua Clara il 25 luglio del 2016, la bambina nasce con una cardiopatia molto grave chiamata “ventricolo sinistro ipoplasico”. La malformazione della piccola costringe Angelica a restare in ospedale per quasi tre mesi, fin dal giorno della  nascita. La famiglia, al corrente della cardiopatia di Clara, sin dal quinto mese di gravidanza, (che procedeva comunque molto bene),  sperava in cuor suo che i medici avessero sbagliato, ma la realtà conferma la diagnosi prenatale. 


Partorisce nella Cardiochirurgia pediatrica. Clara doveva essere operata nell’immediatezza, il parto difficile e molto sofferto induce Angelica a pensare che non sarebbe riuscita a vedere la sua creatura, le diverse trasfusioni di sangue non lasciavano spazio neanche alla speranza. «Credevo  di non riuscire a sopravvivere», ricorda ancora oggi Angelica.


Al momento della nascita mamma e figlia non si sono guardate negli occhi, non si sono scambiate il respiro. Il miracolo della nascita, questa volta, non viene  accompagnato dal pianto del neonato, congelando così, le emozioni di gioia, nel silenzio della gravità del momento. Clara non coinvolge la sua mamma in urlo di vita, la tragedia preannunciata cominciava a prendere tristemente forma.


Clara vive nel reparto di terapia intensiva, senza la sua mamma. La sua piccola anima non viene avvolta dall’amore dei suoi  genitori, il suo piccolo corpicino, così fragile, cerca un perché alla vita. La disperazione dei genitori non aveva fine, solo un lungo inizio.  Il tenero cuore della bambina, appena operato, batte forte quasi a voler velocizzare e  scandire gli attimi che la dividevano  ancora dall’affetto della sua famiglia, dalla sorellina Agnese di sei anni, che la aspetta per giocare. Momenti di attesa dove il tempo non ha più i confini dettati dalle lancette dell’orologio, ma diventa eterno.

Finalmente, dopo una settimana,  Angelica riesce a vedere la sua bambina e nel raccontare di quegli attimi sembra vedere davanti a sé l’immagine chiara, reale, viva del momento. Nel racconto scorre con gli occhi la sua sagoma, la accarezza con la delicatezza, che probabilmente, possono avere solo le mamme.
«Avevo paura a toccarla - racconta - e forse anche a guardarla, avevo paura di affezionarmi troppo, avevo paura anche ad avvicinarmi. Ma appena entrata nella Terapia intensiva incrociando il suo sguardo, mi innamoro perdutamente di mia figlia e le dico: combatteremo insieme». La lotta dura tre mesi. L’anima di Clara ritorna presto da Dio, e da lì su diventa una guida spirituale per la sua famiglia. Due anni dopo il grave lutto, nel grembo di Angelica arriva Giovanni, il suo arcobaleno, come lo chiama lei.

Un giorno, durante l’allattamento, sentendo il suo deglutire il latte, comincia a piangere senza capirne il perché. Si sente smarrita, scombussolata, con emozioni e stati d’animo diversi dal solito, nuovi. Percepisce una malinconia, unita alla compassione, verso qualcuno o qualcosa che neanche conosce. Si rende conto che l’inquietudine non era legata solo alla tragedia che aveva vissuto. I giorni passano e inizia a sentire dentro di sé una frase apparentemente scontata: “il cuore di Clara”. C’era qualcosa di forte che si agitava in lei, una chiamata celeste. Il tempo passava e la giovane mamma continuava  a non capire se i suoi tormenti e le sue ferite fossero tali da gettarla nella confusione e nello sconforto. Poi l’illuminazione divina, la risposta alle sue domande: «Userò il mio irrefrenabile senso di  maternità per i bambini orfani che non hanno amore. Dio mi ha illuminata, ecco cosa dovevo fare» capisce «dedicarmi  al prossimo, ai più piccoli».

 

I minuti, le ore, i giorni ed i mesi trascorrevano nell’angoscia del lutto, quasi impossibile da superare. Alla domanda: Angelica cosa è per te la tristezza? Lei risponde: «E’ un cuore nero, spento, senza luce, che lascia trasparire il buio dell’animo anche nel volto. Il dolore è qualcosa che consuma dentro, che lacera, che ti cambia  radicalmente giorno dopo giorno».


Angelica è una donna di fede e si rende conto che lo stesso dolore può trovare due strade: l’abbrutimento dei sentimenti e delle emozioni o la riapertura al mondo, sfruttando  il proprio male  per diventare migliore. «Il dolore va capito, accettato, non giudicato - confessa - il dolore, va trasformato in una rinascita con l’aiuto di Dio. La mia strada è illuminata da Dio, in lui trovo la mia forza. La fede e la vicinanza dei miei cari mi hanno aiutata enormemente. Angelica pronuncia frasi  di grande impatto emotivo, che danno forza e speranza: «L’amore guarisce le anime e il cuore» è quanto  ripeteva  alla sua bambina dagli occhi grandi ed espressivi.

Un mattino Angelica,  viene contatta su  Instangram da un ragazzo che viveva in Uganda e che si occupava di orfani. Gioia e timore cominciano a germogliare nel suo cuore, che si apre all’ascolto. Pur consapevole del fatto che dietro quel contatto si potesse nascondere una truffa,  decide di rischiare. «Nel dare potrò fare solo del bene - dice a se stessa - Ho voluto non avere paura, ho voluto usare questo contatto come un ponte per arrivare al prossimo. Non avevo niente da dare, solo il mio dolore. Ho curato le mie ferite curando gli altri, con empatia. Ho deciso di donare me stessa anche se non avevo niente, curando gli altri non ho pensato più al mio dolore».

Oggi Angelica, insieme alla sua migliore amica Agata Ruggieri, si occupano di orfani in Uganda, attraverso l’associazione che si chiama “Il cuore di Clara”, nata ad agosto del 2021. «Grazie alla nostra associazione - dichiara - abbiamo comprato tre serbatoi di acqua potabile nel distretto di Mityana, pagato tre interventi chirurgici, fornito ai bambini cibo e dato loro la possibilità di frequentare la scuola. Mandiamo pacchi con abiti, quaderni e giochi.”
A Natale “Il cuore di Clara” ha spedito il secondo pacco regalo, mettendo all’interno di ogni dono il nome del bambino che lo avrebbe ricevuto. Grazie alle video chiamate, Angelica riesce a seguire attimo per attimo, i momenti dell’arrivo dei doni. 


«Amare il prossimo è una missione molto difficile, l’amore spaventa - conclude Angelica - resto salda alla mia fede religiosa che mi permette di donare calore e aiuti concreti attraverso Il Cuore di Clara. Vorremmo poter superare le tante barriere burocratiche e ricevere l’aiuto di chi ama il prossimo senza remore. Ogni bambino è speciale e merita di  essere amato».

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