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Antonio Vaccarella, soldato valoroso a cui una famiglia ebrea deve la vita

Nel 1943, nativo di Collesano, assieme ad alcuni parenti indicò alla polizia fascista un indirizzo sbagliato per sviarla

Di Leone Zingales

L’ultimo scampolo estivo di questo 2021 ci regala una storia che va riesplorata dopo che, qualche tempo fa, alcuni dettagli erano già stati resi pubblici. Una famiglia ebrea, un’altra famiglia di fede ebraica, è stata salvata da un militare siciliano e dai suoi zii romani. Per pudore e non certo per rimuovere certe vicende, molti protagonisti di queste storie dopo il conflitto hanno preferito tacere e non raccontare. Certo, in questo caso, non ci troviamo di fronte ad Oskar Schindler, Giovanni Palatucci, Giorgio Perlasca o Gino Bartali, le cui storie con annessi aneddoti sono state ampiamente diffuse e documentate da film e libri. Ma ogni notizia relativa al salvataggio di ebrei, durante il secondo conflitto mondiale, va raccontata e radiografata per consegnare alla storia piccoli-grandi fatti di quel periodo. A Collesano, centro madonita della provincia di Palermo, famoso perchè qui era obbligato il passaggio della Targa Florio, abbiamo incontrato il cavaliere Antonio Vaccarella, sarto in pensione che lo scorso 16 agosto ha compiuto 100 anni, essendo nato nel 1921. Vaccarella, nel 1943, mentre si trovava a Roma in casa dei suoi zii, ha contribuito al salvataggio di una famiglia di ebrei (Romeo ed Emma Di Castro, padre, madre e due figli minori).  «Mi trovavo a Roma, ospitato in  casa di miei zii e cugini. Un giorno - sottolinea - mi sono imbattuto in alcuni elementi della polizia fascista che mi chiesero l’esatta ubicazione della casa in cui abitava una coppia di ebrei. Io sapevo dove abitavano, però indicai la scala opposta a quella del domicilio». L’episodio fa il paio con analoghe iniziative dei signori Serrani, Villebaldo e Teresa, parenti del Vaccarella, che in più occasioni si erano dati da fare per depistare la polizia fascista dimostrando coraggio non da poco.

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L’aiuto fu automatico, immediato, o temporeggiò? «Ma quale temporeggiare. Di quali colpe si era macchiata quella famiglia? Perchè li cercavano con ostinazione? Erano persone normalissime, come tutti noi. Persone che andavano aiutate con ogni mezzo». In Italia, da alcuni anni, erano in vigore le leggi razziali e la “caccia” all’ebreo era purtroppo un fenomeno pressochè quotidiano. Dalle università venivano espulsi i docenti di fede ebraica e le stesse modalità venivano adottate dagli Ordini professionali (Architetti, Ingegneri, Medici, ecc). Chi è Antonio Vaccarella ? E’ nato a Collesano il 16 agosto 1921. Il padre si chiamava Giacinto e la madre Giuseppina Dispensa. Dal matrimonio, oltre Antonio, sono nati: Giuseppe (nato nel 1924) detto Pino, emigrato negli Stati Uniti; Caterina, Concetta e Rosario, docente in pensione che vive a Gratteri. La sartoria Vaccarella, fondata dal padre nei primi del ‘900, aveva sede a Collesano in corso Vittorio Emanuele. Alla morte di Giacinto, il lavoro di sarto è stato proseguito da Antonio. Sposato con Carmela Ippolito detta Melina (nata nel 1915 e scomparsa nel 1974), dall’unione è nato Giacinto (classe 1953) che è entrato nella polizia di Stato e oggi è un questore in quiescenza. Antonio si è poi risposato nel 1976 con Margherita Barbera (nata il 30 settembre 1930). Durante la guerra è stato un esperto telegrafista che ha prestato servizio nel Friuli Venezia Giulia. Nel borgo carsico di Banne, distante 4 km da Trieste, ha partecipato ad un corso di specializzazione durante il quale ha riportato un ottimo risultato. Tanto da meritarsi una licenza-premio. Ma la sua meta non fu la Sicilia, che in quel momento era al centro di delicate vicende belliche, bensì Roma dove vivevano i suoi parenti. E precisamente è stato ospitato in casa del fratello di suo padre, lo zio Giuseppe  sposato con Calpurnia Serrani detta Pina.  Torniamo alla famiglia Di Castro, scampata all’arresto grazie al comportamento coraggioso dei Serrani e di Antonio Vaccarella. La polizia fascista ma anche la Gestapo girava per Roma con gli elenchi dei residenti di origine ebraica. Il 16 ottobre del 1943 vi fu il rastrellamento ordinato dal colonnello Kappler. E tanti cittadini ebrei furono deportati nei lager nazisti. Fortunatamente ci sono state anche persone come Vaccarella o come i cugini Serrani che hanno salvato dalla deportazione tante famiglie come i Di Castro.

Chiediamo ad Antonio che tutti chiamano Totò: rifarebbe ciò che ha fatto? «Certamente. Neanche va posta la domanda. Sono stato fiero di avere depistato la polizia fascista». Anche gli esperti di storia ebraica si sono occupati dell’eroico gesto di Antonio Vaccarella. Al figlio Giacinto, (rammaricato per l’assenza del sindaco di Collesano alla festa di compleanno del genitore), impegnato per riportare alla luce una verità per lunghi anni rimasta sepolta, è arrivata una lettera firmata da Evelyne Aouate dell’Istituto Siciliano di Studi Ebraici: «Ringrazio Giacinto Vaccarella che raccontandomi la storia del suo papà Antonio - scrive Aouate - mi ha dato l’opportunità di esprimere ad un eroe sconosciuto tutta la mia ammirazione per il suo coraggio, mettiamoci al suo posto, giovane soldato che in un clima di terrore ha avuto l’istinto di indicare una strada sbagliata ad un gruppo di bestie feroci che andavano a caccia di ebrei sapendo che rischiava la vita se veniva scoperta la sua bugia! Un atto eroico!!  Un atto che a molti Giusti è sembrato normale e che hanno cominciato a raccontare che solo dopo tanti anni!!».
 

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